Arte artigiana Sant’Andreana Fontana nei giardini dell'episcopio.

Arte artigiana Sant’Andreana

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Arte artigiana Sant’Andreana Fontana nei giardini dell'episcopio.
Foto di Miriam Tarullo

Irpinia World continua ad accompagnare i suoi lettori in quel viaggio fatto di memoria ed attualità che avrà come tappa finale la rivalutazione e riconsiderazione dei nostri territori, valorizzandone i pregi, obliterandone i difetti, per riacquisire consapevolezza e stima di quanto abbiamo ed è stato costruito.

 Sant’Andrea di Conza vi mostrerà le bellezze della sua arte per cui è conosciuto da sempre, speranzoso di poter accogliere presto tra le sue stradine chiunque legga della sua storia, piacevolmente desideroso di creare un legame di ospitalità non solo più “virtuale”. 

Il fascino della pietra

Arte artigiana Sant’Andreana Ingresso seminario
Foto di Maddalena Andreone

La comunità Sant’Andreana non dimentica: ricordare e descrivere il nostro borgo è un atto di riconoscenza verso i nostri avi che hanno avuto il merito di lasciarci in eredità un vero e proprio tesoro fatto di monumenti, di vicoli, di portali, ma anche di natura, di sorgenti d’acqua e di uomini e donne rivoluzionarie con le menti e con le mani. Il centro storico con le sue abitazioni, i suoi portali, le sue colonne e sculture, è l’espressione più vera della storia della pietra che, inevitabilmente, si intreccia con la storia dei suoi abitanti. 

La BRECCIA IRPINA è la pietra che per eccellenza riveste i centri storici dell’Irpinia in generale e, in particolar modo, di Sant’Andrea, fonte primaria della sua economia.

 Roccia carbonica di origine sedimentaria, è caratterizzata dalla presenza dei cd “favacci”, cioè i clasti di differente colore che interrompono l’uniformità e la colorano. 

La “favaccia” e la “favaccina” sono dei nomi commerciali utilizzati per distinguere la stessa pietra in base alla granulometria, al colore e alle percentuali di clasti: ne è un esempio la “pietra di Fontanarosa” che è il nome distintivo della breccia irpina con granulometria più fine, quella con i clasti talmente sottili e piccoli che ne permette la lavorazione per sculture ed arredi. 

Arte artigiana Sant’Andreana Pietra Irpina
Breccia Irpina tagliata in lastra. Foto di Maddalena Andreone

L’estrazione dei blocchi viene effettuata grazie ad alcuni macchinari come la ruspa e l’escavatore, trasportati da camion in segheria, riquadrati poi con una monolama, servendosi di seghe e martelli pneumatici, per la “mantellatura” e per le cornici di lucidatrici e flessibili.

Dalle fratture che si evincono dopo la riquadratura si stabilisce il suo utilizzo. 

Naturalmente in passato la pietra veniva estratta con metodi e mezzi primitivi: i cavatori scavavano fino a quando non veniva alla luce un masso compatto, nel quale veniva perforato un foro di 3 cm di larghezza per mano di due cavatori, uno avente lo “stampo” e l’altro battendo sopra con una “mazza di ferro”. 

Nel foro si inseriva una miccia di pochi cm, al termine della cui esplosione vi si trasferiva la pietra in pezzi in laboratorio sul dorso di muli o buoi e, in altri casi, addirittura da 6 o 8 uomini con delle sbarre in legno e delle funi.

Un tempo per effettuare la riquadratura, gli scalpellini utilizzavano dei semplici arnesi come martelli, scalpelli e punciotti. Per la rifinitura si usava e si utilizza tuttora lo smeriglio, la pomice, il piombo e l’acido ossalico per la lucidazione del blocco. 

Il lavoro degli scalpellini era un lavoro sacrificante ed anche rischioso, considerando che le condizioni lavorative dell’epoca erano non consone alla sicurezza dei lavoratori che, però, continuavano ed hanno continuato, nonostante tutto, a dedicarsi con grande passione alla lavorazione della pietra valorizzandone i suoi aspetti: ricordiamo con orgoglio per il loro prezioso contributo alcuni dei “mastri” del tempo e, se dovessimo dimenticarne alcuno, sappiate che sono ricordati inevitabilmente ogni qualvolta osserviamo il nostro paese: il sig. Michelangelo D’Angola, il sig. Donato e Severino D’Angola, il sig. Vito Bellino, il sig. Edmondo Mauriello e Vincenzo Bellino, artisti d’altri tempi, e i sigg. di un’arte rivisitata in chiave moderna Michele Perriello e Gerardo Sibilia. 

Esempi di opere in pietra sono il “Leone” situato nella piazza centrale del paese alla sinistra della fontana, presente in precedenza nella torre campanaria della Chiesa Parrocchiale, di cui è ignoto l’autore e “la fontana” che abbellisce il nostro meraviglioso “Episcopio”. 

Arte artigiana Sant’Andreana Fontana Episcopio
Foto di Miriam Tarullo

Purtroppo è doveroso far presente che il mestiere dello scalpellino e dell’artigiano in genere è, oramai, offuscato dalla propensione verso il nuovo lavoro, sempre meno manuale, frutto di una nuova concezione della scuola, del lavoro “pulito e rapido” e della società che corre frenetica  dimenticando la bellezza del tempo trascorso a rifinire il dettaglio.  

Si ringrazia la Dott.ssa Maddalena Andreone  per la fattiva collaborazione ed il prezioso contributo!

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