Cairano e l’emigrazione – Parte Prima

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Panorama di Cairano - anni 60'
Fonte: Google immagini

Ben ritrovati al nostro secondo appuntamento per riscoprire il piccolo borgo Irpino di Cairano. In questa prima parte dell’articolo voglio parlarvi di un tema che ho accennato nel nostro primo appuntamento: l’emigrazione.  I flussi migratori hanno da sempre caratterizzato il nostro paese, in particolare negli anni ‘50/60’ del ‘900 e ancora oggi è una realtà con cui dobbiamo confrontarci, soprattutto noi giovani, qui a Cairano e, allo stesso modo, in tutta l’Irpinia.

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 Noi giovani di questa terra ci ritroviamo a vivere ogni giorno come “una lotta interiore” che vede come protagonisti il bisogno di trovare lavoro e progettare una vita futura e il desiderio – che in molti è davvero forte –  di poter continuare a respirare l’aria della nostra terra; poter disperdere la vista sui nostri monti e le nostre valli irpine; poter continuare a calpestare il suolo e i ciottoli dei nostri bei borghi e poter continuare ad abbracciare i nostri cari e ascoltare gli aneddoti dei nostri anziani.  Pensiamo quanto diventa complesso analizzare a fondo il sentire di ognuno di fronte alla necessità di lasciare la propria terra natia.  E’ stato proprio questo forte desiderio di capire qualcosa in più a riguardo, che mi ha spinto a chiedere ad un anziano signore della nostra piccola comunità di offrire la sua faccia e di aprire il suo cuore raccontandoci qualcosa della sua vita e del momento in cui, per necessità di vivere, ha dovuto lasciare il nostro paese.

  Ho scelto lui non per una semplice ostentazione del personaggio, ma perché si è reso disponibile ad offrire la sua faccia e il suo cuore per insegnare qualcosa a tutti e specialmente a noi giovani. Lui è diventato per me un simbolo, un degno rappresentante di tutti coloro che per necessità hanno vissuto il triste momento dell’abbandono delle proprie radici, della partenza verso l’ “ignoto” e “il diverso da sé” che incuteva non poca paura nel cuore di ognuno.  È per questo che lo ringrazio dal profondo del cuore e lo faccio a nome della comunità di Cairano e anche della community di “Irpinia World” con la quale ho deciso oggi di condividere questa bellissima esperienza di vita.

La persona di cui sto parlando è zio Attilio Luongo che il 22 Giugno scorso ha compiuto 83 anni. Tra me e lui è nato un profondo legame di amicizia, stima e affetto filiale.  Condivido con voi la sua intervista, rilasciatami con suo consenso a pubblicarla e condividerla.

La testiomonianza di zio Attilio - Intervista

Foto con zio Attilio
Scatto di Luca Mazzeo
  • Come ti chiami e qual è la tua età?

«Mi chiamo Luongo Attilio Luigi, sono nato a Conza Della Campania il 22 Giugno del 1937 e ho 82 anni finiti.»

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  • So che sei un emigrante ormai in pensione, dove vivi attualmente? Vieni spesso a Cairano?

«Attualmente vivo a Seregno, sono stato a Cairano fino al 27/28 Settembre dell’anno scorso e tutti gli anni vengo qui a Cairano da fine febbraio quando c’è carnevale fino a fine settembre inizio ottobre. Spero che tutti quelli come me cercano di venire nel loro paese perché Cairano è una terra bella! Però c’è chi ha la possibilità di venire di più e chi ce l’ha di meno però, mi raccomando, cercate di fare uno sforzo affinché possiamo incontrarci tutti noi emigrati nel nostro bel paese di Cairano fino a che ancora il Signore ci fa campare.»

  • In che anno emigrasti, dove emigrasti, quanti anni avevi, quali erano i tuoi sentimenti e perché decidesti di emigrare?

«Io sono emigrato appena sposato. Prima ho fatto il militare in Sicilia, il “carro” l’ho fatto a Trapani e il “reggimento” l’ho fatto a Messina, sono stato 18 mesi a Messina. Ero sposato da appena sei mesi quando sono partito per il militare e ho lasciato mia moglie qui sola a Cairano per andare a servire la Patria.  Dopo il servizio militare, appena tornato a Cairano dopo 5/6 mesi – siccome lavoro non ce n’era, sono andato in Germania a Duisburg che era 60 Km distante dall’Olanda. Sono stato una “stagione” lì e poi sono ritornato a Cairano per qualche mese per poi ritornare in Germania per un’altra “stagione”. Sono tornato a Cairano nel mese della mietitura per aiutare i miei cari e stare un po’ insieme a mia moglie. Quando sono emigrato avevo 23/24 anni, più piccolo di te! Poi ritornando dalla Germania, siccome avevo messo un gruzzoletto da parte, subito mi sono attivato per acquistare qualche mezzo in più per lavorare la campagna (il trattore, la trebbia…) per cercare di migliorare la condizione di lavoro perché la condizione sociale della Cairano di quel tempo non era affatto delle migliori prima che partissi per Milano. Pur avendo   l’attività di agricoltore qui a Cairano, non riuscivo a lavorare perché lavoro non ce n’era molto e quello che producevamo nei campi non bastava nemmeno a sfamare la famiglia.

Così decisi di partire per il nord, a Milano, insieme ad altri tre miei fratelli. 

 Appena arrivato lì, mi sono subito attivato cercando di imparare qualcosa, un’arte. Con la mia buona volontà ho cominciato ad imparare qualcosa riguardo l’arte del muratore e ho cominciato a lavorare “a cottimo”.»

 

  • Cosa hai fatto quando sei arrivato al nord, come sei stato accolto dalla gente di quelle città, hai subìto atteggiamenti d’intolleranza o manifestazioni di razzismo?

«Bhè si, a quel tempo noi meridionali non eravamo accettati molto dai milanesi, ma devo dire che, anche se inizialmente ho dovuto subire “quelle cose lì” (atti di razzismo e discriminazione), pian piano, con il passare del tempo, hanno imparato a darci il giusto valore e a rispettarci perché eravamo bravi. Inizialmente però ci chiamavano “sporchi terroni”, ignoranti, non “alla loro altezza”.»

 

  • Come hai fatto a trovare lavoro e che tipo di lavoro hai svolto?

«Prima lì c’era tanto lavoro, non era come adesso! Ho cominciato a lavorare insieme ai muratori e con la mia capacità, la mia buona volontà, ho imparato a fare tante cose; non ero proprio un esperto, però me la cavavo abbastanza bene.  Piano piano, con la mia intelligenza, ho preso con me in società uno dei migliori muratori che ho conosciuto e, pagandolo, lavoravo con lui sotto la sua guida, pur essendo “padrone” di questa società, abbiamo sempre difeso l’uguaglianza di coloro che facevano parte a questa società e siamo andati molto in alto». 

  • Quale era la tua retribuzione a quei tempi?

«A quei tempi che sono emigrato io, diciamo che pagavano abbastanza bene. Inizialmente davano mille lire all’ora, ed era il 1970/73, in nero, dato che allora c’era più possibilità di farlo. Poi, dopo un paio di anni, ho cominciato a formarmi una “squadretta di lavoro” cercando lavoratori per mettere sù una società tutta mia. C’era tantissima richiesta di costruzione in quegli anni e le possibilità di lavoro erano frequenti perciò decisi di fare questo passo insieme ad altri amici che facevano il mio stesso lavoro e che si misero in società con me.  La mia società era composta da varie “squadre”, in base al tipo di lavoro che era richiesto (tavolate, intonachi, carpenteria, ecc.) e a mano a mano, ho cominciato ad acquistare dei “Lotti” per la costruzione delle case e degli appartamenti…costruivo e vendevo in proprio. La gente comprava molto, dato che era un periodo in cui la moneta girava bene, così anche io avevo possibilità di lavoro per un lungo periodo.  In tal modo pensai di richiamare nella mia società anche molti paesani, offrendogli così, possibilità di lavoro e non sono stato mai in ritardo con i pagamenti…pagavo tutti sempre in anticipo, si era creata una forte amicizia e fiducia tra tutti noi; lasciando così della mia persona un “Buon Nome” che tuttora tutti ricordano con piacere.

Questa mia società lì ha fatto molte costruzioni ed ha acquistato una buona reputazione.»

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  • Quali sono state le reazioni dei tuoi familiari e dei tuoi parenti quando hanno saputo che emigravi?

«Magari non me l’hanno detto personalmente per non rendere la cosa più difficile di quanto era, ma penso che hanno sofferto molto quel periodo, così come ho sofferto io per mesi; specialmente la mamma. Loro non erano affatto contenti che lasciavo il paese ma purtroppo non c’era nulla per me qui a Cairano ed ero costretto ad andare via per campare. Io avevo un carattere intraprendente e non riuscivo ad accontentarmi dello sfruttamento e della fame che i padroni ti offrivano qua. Io sognavo il progresso, e con l’aiuto del Signore sono riuscito in questo intento. Ho trovato una donna molto brava che mi ha sostenuto e seguito in tutto e continua a farlo nonostante siamo tutti e due anziani».

 

  • Trovi cambiato il paese attualmente rispetto alla Cairano dell’epoca?

«Lo trovo molto cambiato, in certi versi in bene e in certi versi in male. In bene dal punto di vista delle strade, dei servizi e del luogo in sé che è davvero molto bello adesso ma non mi piace tanto più come si comporta la gente, non sembrano più affabili come erano i cairanesi di una volta, le generazioni sono cambiate, la società tutta è cambiata ma abbiamo voluto cambiarla anche noi. I giovani di oggi vanno seguiti e aiutati anche a riscoprire le nostre storie e le nostre vicende e sono contento che con queste iniziative lo state facendo bene.

Non bisogna trascurare questo paese, anche se siamo rimasti in pochi ed è molto piccolo. A me piace molto organizzare serate per stare tutti insieme e vengo apposta a Cairano per farlo con l’aiuto della Pro Loco.»

 

  • È possibile immaginare un futuro che veda un tuo ritorno definitivo a Cairano?

«Le cose come prima non torneranno mai perché guardiamo in faccia la realtà, siamo rimasti davvero in pochi ma se tutti gli emigrati che sono ormai anziani pensassero come me di vendere tutto lì e di tornare qui a Cairano, nella loro casa di origine per passare la vecchiaia in santa pace qui nel loro paese, si può iniziare a portare già una piccola ventata di vita al nostro paese, invitando anche i propri figli e i nipoti a tornare per qualche giorno, specialmente d’estate. Io, comunque, ho deciso. Sto svuotando lì la casa, l’ho messa in vendita e spero presto di tornare definitivamente qui a Cairano portandomi anche la residenza.»

 

  • Quali parenti hai ancora qui in paese?

«Io qui ho mia sorella Maria, che ha sei anni meno di me, alla quale voglio tanto tanto bene e lei ne vuole a me. Suo marito “Michele Maresciallo” è per me come un fratello e sono contento di passare la maggior parte del tempo con loro e con tutti i loro figli, che ne hanno tanti e nipoti…

Quando siamo tutti insieme, arriviamo a più di 30/40 persone. Mia sorella cucina molto bene e fa delle tavolate lunghissime; per ogni festa siamo sempre da lei!»

Ringraziamenti

Ringrazio ancora di cuore zio Attilio Luongo per la sua disponibilità e gentilezza e per averci reso partecipi di uno scorcio della sua esperienza di vita.  Grazie a tutti per l’attenzione e arrivederci al prossimo articolo.

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4 commenti su “Cairano e l’emigrazione – Parte Prima”

  1. Avatar
    Pasquale Pannisco

    Ciao Luca, ho letto la prima parte della tua intervista a “Zi Attilio”, in cui ripercorre un la sua vita di emigrante e ricorda tutte le difficoltà che ha incontrato nell’inserirsi in un tessuto sociale ed una realtà (Milano), di gran lunga diversi dalla realtà cairanese. Onore e merito a lui che è riuscito a farsi valere e a costruirsi una vita decorosa.
    In quanto a te, continua a scrivere del nostro Paese, delle nostre tradizioni e di tutte le cose semplici ma belle della nostra amata Irpinia. E Cairano NON è quel “Natio borgo selvaggio” che qualcuno vuol far credere.
    Un abbraccio da Pasquale Pannisco.

    1. Avatar

      Carissimo Pasquale, grazie davvero di cuore per ciò che hai espresso di zio Attilio e grazie a te per le belle parole di incoraggiamento.

  2. Avatar
    Raffaele Ruberto

    Caro Luca,
    ho appena letto questo articolo e condivido tutto quello che dice Pasquale Pannisco. Fa tanto piacere vedere giovani di Cairano che guardano al futuro con spirito positivo e costruttivo. E fa anche tanto piacere leggere di Cairanesi che hanno contribuito al mondo fuori del paese ed allo stesso tempo hanno sempre tenuto il paese nel loro cuore.
    Per questo vorrei suggerire che in futuro tu scriva altri articoli parlando di cairanesi che sono stati emigrati e che poi si sono ristabiliti a Cairano, ed anche di tutti i cairanesi che sono sempre rimasti a Cairano ed hanno contribuito a tenere Cairano popolata e viva. In questo ho anche un interesse personale. Infatti, avendo lasciato Cairano più di sessanta anni fa. quando ci vengo mi sembra di non conoscere nessuno e di non appartenere a nessuno. Il risultato è un senso di soggezione reciproca che non dovrebbe esistere. Quindi vorrei poter conoscere di più i miei compaesani: i loro nomi, quello che hanno fatto, dove sono stati, quello che pensano, ecc.
    Comunque, grazie per i tuoi articoli che ora leggo online, e per il tuo amore per il nostro paese.
    A presto,
    Raffaele.

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