Luciano Capossela - Calitri

“Cosa ci fai ancora qui?” Luciano Capossela e la sua storia di resilienza

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Luciano Capossela - Calitri
Fonte: Luciano Capossela

“Cosa ci fai ancora qui?” è la classica domanda che segue il “cosa fai nella vita” e che chi, come me, ha scelto di restare in Irpinia dovrà subirsi frequentemente. Una domanda retorica, che sottintende che questa scelta sia la scorciatoia di vita, la scelta meno ambiziosa rispetto a quella di andare via. Inevitabilmente entrambe le scelte portano con sé vantaggi e svantaggi, com’è implicito nel concetto stesso di scegliere: perdere, rinunciare a qualcosa a fronte di qualcos’altro. Eppure Restare è un atto di coraggio e di amore verso se stessi e la propria terra, che, a dispetto di quanto il termine inizialmente suggerisce, implica rinnovarsi, innescare un moto continuo.

...raccontiamo il "Restare"...

Irpinia World, dando voce a chi fa del proprio territorio una preziosa risorsa, mi permette di dare una risposta a questa domanda con ogni mio articolo.
In questo scritto però ho deciso di prestare la mia voce a chi, da più anni e con più esperienza rispetto a me, ha deciso di fare di Calitri il fulcro del proprio lavoro e della propria ambizione. Vi porto con me, quindi, in una chiacchierata con l’artista Luciano Capossela, maestro orafo, che proprio nello scorso anno ha festeggiato dieci anni di attività con il suo laboratorio ‘Creazioni Capossela’: un piccolo paradiso di gioielli artigianali e unici nel loro design, espressioni della creatività e della passione del loro creatore.

...insieme a Luciano Capossela

Da dove è nata la passione per questo tipo di lavoro?

La passione è nata in modo del tutto casuale: manco di un giorno l’iscrizione alla facoltà di architettura a Roma alla Sapienza. Rimando al 2001, ma intanto vado alla ricerca di qualche corso per non restare fermo.
Sempre a Roma, mi stuzzica l’idea di questo corso di oreficeria pratica. Prenoto una lezione di prova per capire realmente se possa piacermi e dopo 4 ore esco con un anello realizzato in tutti i suoi passaggi e una nuova passione immensa.

Sei uno delle poche persone,che con una scelta controcorrente, ha deciso di restare. Come e quando hai maturato l’idea che il tuo paese potesse essere un’occasione per il tuo lavoro?
Mi sono bastate quelle quattro ore per avere le idee chiare su un nuovo futuro, fatto di estro, creatività, manualità, ma non solo. Sin da subito ho intuito che si trattasse di un lavoro da poter sviluppare a Calitri, vista la sua assoluta novità per i nostri territori. Deciso così di iscrivermi al corso globale “Oreficeria, cera persa, incassatura e incastonatura, cestello e sbalzo” per dare forma alla mia passione attraverso lo studio e sognare di ritornare nel mio paese di origine: sogno che poi è diventato realtà.

Ti sei mai pentito di questa scelta o hai mai pensato che avresti potuto trovare maggior gratificazione altrove? Se potessi tornare indietro lo rifaresti?
Pentito mai, ma sicuramente sono cosciente di quanto sia limitante avere un’ attività di nicchia in un posto con un piccolo bacino di utenza. Per cui è indispensabile muoversi di continuo per contatti e stimoli creativi.
Per quanto riguarda le gratificazioni credo sia ancora più ripagante rappresentare una piccola perla dell’Irpinia in mostre e concorsi al di fuori di essa, avere una propria identità piuttosto che essere un numero di Roma o Milano. Decidere di operare in un paese come il nostro ti porta spesso a scegliere delle forme di gratificazione diverse: scopri che ti fa vivere meglio il sorriso di un’anziana a cui hai riparato un oggetto dall’immenso valore emotivo che l’assegno di un arabo che perderà il tuo gioiello tra i suoi guinzagli per i cani.
Il mondo corre a velocità incredibili: farsi prendere dai ritmi lenti del paese è estremamente “invalidante”. È questo l’unico rimpianto di operare qui.

L’artista ha bisogno di ispirazione. Il tuo territorio è stato fonte di spunto per i tuoi lavori?
Da anni i miei lavori si ispirano alle nostre radici e al territorio.

Capossela Creazioni - Calitri
Fonte: Antonella Gallucci

Tutto ha avuto inizio con la fede calitrana: rose e pzzill hanno fatto sì che un oggetto di nuova creazione diventasse un simbolo assoluto della “calitranità”, fino al “mumml” presentato lo scorso anno e ancora in fase di evoluzione.
La storia e la cultura di Calitri sono e saranno una fonte di ispirazione immensa,
Spiegare e presentare la fede calitrana e le tre rose da Milano a Parigi non ha prezzo.
(in foto alcuni pezzi unici ispirati al territorio realizzati dall’artista)

In un’epoca in cui il commercio online prende sempre più piede anche nei nostri territori, su quali fattori bisognerebbe puntare secondo te per vincere questa forma di concorrenza?
Per quanto riguarda l’avanzare del mercato online, la mia natura mi rende immune da questo tipo di problema.Le competenze ti portano ad un dialogo con il cliente tanto da consigliargli le scelte migliori per i suoi acquisti. I fattori determinanti sono il contatto, il rapporto umano: il committente si emoziona quando in due minuti ti vede mettere su carta un suo pensiero abbozzato, che in un attimo diventa un disegno e in pochi giorni un gioiello.

Inoltre la mia intera produzione si differenzia dalle altre per la sua unicità: naturalmente nessuno la troverà sull’ e-commerce finché non la metterò io.
Quindi per me può essere solo una risorsa.
Questo discorso sembra in controtendenza rispetto alla causa da me perorata a dicembre, quindi mi sembra doverosa una precisazione: tante sono le attività a Calitri che possono vantare alcuni punti elencati prima, ma non la produzione, quindi possono essere soggetti a gravi danni derivanti dal crescente nuovo metodo di acquisto. Tutto il paese in qualche anno potrebbe perdere tanti negozi.
Per un concetto di comunità, per continuare a vivere bene io, devono vivere bene anche gli altri: è importante che ai giovani venga insegnato e trasmesso questo concetto per salvaguardare il futuro del nostro paese.

Se dovessi dare un consiglio ai giovani di oggi che vogliono restare, per la tua esperienza personale, quale sarebbe?
Sempre ai giovani mi sento di dare questo ulteriore tipo di consiglio, restate o tornate a Calitri, intraprendete attività produttive o di trasformazione, attività che possano attrarre capitali da fuori e non causare un’ ulteriore rarefazione della ormai consumata economia interna.

E' con esempi come questi che bisogna raccontare l’Irpinia

Le parole di Luciano, seppure siano una breve sintesi dell’enorme discorso che si può costruire intorno a questo tema,  possono essere spunto di riflessione per tutti noi, specialmente giovani. Parole ricche di determinazione, di resilienza. E’ di esempi come questo che i nostri territori hanno bisogno perché sono le storie coraggiose e di cambiamento a stimolare comportamenti attivi,  fino a diventare vettori di contaminazione sociale. E’ con esempi come questi che bisogna raccontare l’Irpinia.

Colgo l’occasione per ringraziare Luciano Capossela, che, nonostante i numerosi impegni, ha ritagliato un po’ del suo tempo per raccontarsi a me e ai miei lettori.
Grazie Luciano e Ad Maiora!

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