Fontanarosa gigante di paglia

Fontanarosa: alla scoperta del “Gigante di paglia”

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Fontanarosa gigante di paglia
Foto di Michele Colucciello

Come avevamo già accennato nel precedente articolo, la festa del carro si tiene ogni anno il 14 agosto, in onore di Maria S.S. della Misericordia. Questo imponente obelisco e interamente rivestito in paglia lavorata a mano, per noi fontanarosani è un vero e proprio simbolo di appartenenza, che ci unisce tutti nel segno di un profondo amore per le nostre radici. Perché il carro è famiglia, il carro è casa, è il ricordo del nonno che ci portava ad accarezzare i buoi prima della partenza, della mamma che il giorno dopo ci faceva prendere le spighe dal manto, sono le risate condivise, i cori intonati all’unisono, le nottate con gli amici in piazza per vedere il manto la mattina presto (non importa quanto sonno tu abbia, resisti sempre un po’ di più), gli abbracci tra sconosciuti, le lacrime di commozione sui nostri visi quando parte e quando arriva. Il carro è tutto questo, non solo il 14 agosto ma ogni giorno.

Fontanarosa gigante di paglia
Foto di Michele Colucciello

Dal carrettone al manto

Ai piedi del carro è posto il “carrettone”, che fa da base al resto della struttura. Questo è dotato di due grosse ruote che ne permettono il movimento. Come da tradizione, l’ultima domenica di luglio il carrettone viene portato in via “I maggio”, punto di partenza del carro, dove si prosegue  con le successive fasi di montaggio. Una volta fissato lo scheletro di legno, il primo sabato di agosto si alza la cupola, costituita da una statuetta raffigurante Maria SS della Misericordia. Seguono i registri, montati a partire da quelli più piccoli che si trovano in posizione apicale, prossimi alla cupola, e procedendo ordinatamente verso quelli più grandi posti in basso. Un’altra particolare usanza consiste nel trasporto delle “gregne” dalla campagna fino alla “casa del carro”, che avviene la prima domenica di agosto. Le gregne sono i fasci di paglia che una volta intrecciati, daranno vita al manto che andrà a ricoprire il carrettone.

Inreccio manto del carro di Fontanarosa
Foto di Michele Colucciello

Intervista a Don Pasquale Iannuzzo

Qui di seguito trovate la nostra intervista a Don Pasquale Iannuzzo, parroco di Fontanarosa.

Com’è nata questa tradizione?
La tradizione di costruire il Carro risale a qualche secolo fa. Le civiltà contadine antiche usavano ringraziare, per l’avvenuto raccolto, la dea Cerere, offrendole covoni di grano su carretti allestiti appositamente per l’occasione. In seguito, queste offerte vennero fatte alla Madonna della Misericordia. Verso la metà dell’800, giunsero a Fontanarosa due fratelli di Nola, Generoso e Stanislao Martini, bravissimi nel decorare “macchine da festa”, meglio conosciute come “gigli di cartapesta”. Su questi modelli, iniziarono a lavorare con la paglia i carri che, nel tempo, hanno assunto la struttura a forma di obelisco.
Ogni anno, il 14 agosto, vigilia dell’Assunta, tutti i fontanarosani si ritrovano sotto questa guglia, a festeggiare e a ringraziare Maria SS. della Misericordia.
Il popolo fontanarosano, ricco di un patrimonio di tradizioni e cultura, attraverso questo atto denso di religiosità si affida alla dolcezza dello sguardo di Maria, Mater Misericordiae.

Quali sono le parti principali che compongono la struttura del Carro?
L’obelisco che oggi ammiriamo è alto quasi 30 metri; è in stile gotico ed è formato da sette registri, sul cui culmine troneggia la riproduzione della statua della Madonna della Misericordia, presente nel nostro Santuario, tutta in paglia lavorata, così come i pannelli che rivestono lo scheletro ligneo che viene montato su di un elegante carrettone in legno d’olmo.
Il montaggio della struttura è affidato ad artigiani locali e dura circa otto giorni fino a che il “gigante di paglia” non è pronto per essere tirato, cioè trasportato. Due paia di buoi tirano il carro, mentre il popolo festante lo tiene in equilibrio con apposite funi (n. 32), facendolo oscillare attraverso le strade del paese. Tutto fatto e vissuto, anno per anno, a devozione della Madonna della Misericordia.

 Se dovesse spiegare a qualcuno come mai voi fontanarosani siete così legati al Carro, cosa gli direbbe?
Siamo fontanarosani. E lo siamo non per sbaglio. C’è qualcosa in noi che viene da lontano, che è nostro, ma che non è nostro, che ci abita, ma che non possediamo. Sono quasi due secoli che questo qualcosa batte nel nostro cuore fontanarosano. Si tratta di “un’appartenenza” il cui simbolo è il Carro.  

Il Carro di paglia testimonia la nostra ferma devozione a Maria Madre della Misericordia. La tirata è un profondo atto di fede nei confronti della Madonna alla quale ognuno di noi affida gioie e dolori, fatiche e speranze. Allo stesso tempo, il Carro è diventato la “rappresentazione plastica” della nostra identità, un monumento che sostanzia il nostro essere comunità, che ci tiene uniti intorno a una tradizione antica che è destinata a durare.

Due anni fa siete stati profondamente segnati da uno spiacevole evento, la caduta del Carro, come avete vissuto quel momento e cosa vi ha aiutati a superarlo?
Le lacrime che scorrevano copiose e gli applausi che risuonavano per le strade del paese mentre la Madonnina del Carro, rimasta quasi del tutto intatta dopo la caduta, attraversava il caos e la confusione quel 14 agosto 2018, hanno riacceso la speranza. La speranza che dopo una caduta c’è sempre una risalita.
Fontanarosa ha un popolo duro come la pietra, ma, allo stesso tempo, tenero come la paglia. Può sembrare una contrapposizione, ma non lo è. Il popolo fontanarosano davanti a quella che sembrava una sciagura, ha saputo rialzarsi: la sua tradizione non è terminata, la sua devozione non si è appassita, la sua fede che non si è spenta.

Cosa vuole dire alle generazioni future? Crede che riusciranno a portare avanti la tradizione?
I giovani nella fase della ricostruzione dell’obelisco di paglia hanno saputo manifestare una grande capacità, dimostrando di essere vivaci, entusiasti e responsabili.

Noi adulti che insieme a loro abbiamo ripreso coraggio, abbiamo il compito di trasmettere il dono della tradizione che abbiamo ricevuto alle nuove generazioni, con la stessa dignità con cui le generazioni precedenti l’hanno consegnato a noi.

Madonna del carro di Fontranarosa
Foto di Federico Iadarola

Speriamo che questo articolo vi sia piaciuto, vi aspettiamo a Fontanarosa per la prossima tirata del carro.

I ragazzi del carro di Fontanarosa
Foto di Attilio Modano
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