Festone grottese

“Il grottese festaiolo”, poesia di Pasquale Iacoviello

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Festone grottese
La Processione - Foto Antonio Cappelluzzo

Cari amici ben ritornati,

da sempre l’estate grottese è, ed è stata, caratterizzata da tanti eventi che ne scandivano il corso. Purtroppo quest’anno non sarà così. 

Con voi, attraverso una poesia di Pasquale Iacoviello (1925-2001), voglio ricordare tutte le feste dei Grottesi, soprattutto quelle che non si fanno più.  

Il grottese festaiolo

Grotta ridente città, transito per Puglie e Baronia,

ha un popolo, che per divertimenti e feste non bada a spese,

cui è sempre presente nella buona stagione

da maggio a settembre, ne celebra almeno una al mese.

 

In via Pioppi, dove inizia il paese, c’è una rotonda cappella

allo sbocciare dei primi fiori, quando rinverdisce il noce,

la schietta gente del posto, amante di tradizioni, 

il tre maggio, fra canti e suoni, festeggia la Croce.

 

Alla fine del Corso, dove fa crocevia, sta la cappelluzza

è giugno, nella festa alto si canta lo stornello

a mano si porta l’agnello, per essere sorteggiato

il rione venera Santa Rita e Sant’Antonio piccirillo.

 

 

A luglio, con fede si festeggia la Madonna del Carmine

la sua statua, che nel passato, si venerava con zelo,

con altri amici, in uno scantinato è stata riposta,

perdono chiediamo, Vergine Santa, del Monte Carmelo.

Arriva agosto, si alternano feste civili e religiose

Puntuale l’emigrato grottese, per lui c’è sempre posto,

nei negozi, con arte e gusto si fanno le vetrine,

ognuno si prepara a godere il lungo Ferragosto.

 

La piazza è piena di striscioni, con la scritta Avanti,

dal palco si susseguono oratori e giovani artisti,

tra spaghetti e gamberoni, s’inneggia al partito,

garofano all’occhiello, fanno festa i socialisti.

 

Organizzati i comunisti, che dell’Assunta ha preso il posto,

ritratti di Marx, Lenin e Berliguer, come di costume,

dallo stand delle vivande, arriva il profumo del soffritto.

Alta la rossa bandiera; sperano di portarla al comune.

 

Arriva il Festone, che per i grottesi è la festa regina,

il popolo vi partecipa, i fondi raccolti son testimonio,

arcate, fuochi, bande musicali, allietano la gente,

culto che il paese riserva a San Rocco e Antonio.

 

Arriva settembre, tempo incerto da coprire le spalle,

di orchestra e luce, si adorna con garbo Largo sedile,

al tempio si prega l’alato difensore di Dio.

In processione si porta, l’arcangelo Michele. 

 

Ancora la festa non è finita, alte ci chiamano,

Cuprignano, il Bosco San Vito, con la minestra maritata,

alla fine si è stanchi, pensiamo all’altr’anno,

questa stagione festaiola è già passata. 


Pasquale Iacoviello (Settembre ’84).

Cari amici vi ringrazio ancora per l’attenzione e vi aspetto al prossimo incontro per parlarvi ancora di Grotta.

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