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I provvedimenti adottati dall’Università di Ariano per arginare la peste del 1493

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Panorama Ariano
Foto Giuseppe Perrina

Cari lettori,

bentornati. Negli ultimi mesi ci siamo trovati all’improvviso dentro un grande avvenimento storico. Questa pandemia rappresenta un evento a suo modo unico perché, per via della globalizzazione, è diventata una minaccia comune a tutti i popoli della terra e priorità nell’agenda di tutti i governi mondiali.

Considerando che la storia è la collezione dei racconti e delle analisi di come gli essere umani si sono comportati lungo tutto l’arco della loro esistenza di fronte a qualunque problema e sfida. Oggi proverò a raccontarvi, tramite le pagine dello storico Tommaso Vitale, quali provvedimenti adottarono gli amministratori arianesi per far fronte alla peste del 1493.

La peste

Nel mese di gennaio dell’anno 1493 a Napoli iniziò a manifestarsi la peste e nel giro di poco tempo il contagio si propagò nel Regno. L’Università di Ariano (antenata dell’odierna amm. comunale) si riunì in pubblico consiglio, in data 27 febbraio, per emanare dei provvedimenti utili ad arginare il contagio.

I provvedimenti

L’elezione dei custodi delle porte della città

“Si determinò in esso, che si custodissero le porte della città da persone atte, da eleggere dall’Università.”

La licenza e il bollettino per gli spostamenti extraurbani

“Nissuno di qualunque condizione fosse ancorché Ecclesiastico Secolare, o Regolare potesse partire dalla città senza espressa licenza del Capitano, o sia Governatore, e dei Custodi eletti; e così volendo poi tornare dovesse portare Bollettino, o sia Passaporto delli luoghi di dove venisse, altrimenti sarebbe punito ad arbitrio di detto Governatore, o suo Luogotenente.”

L’autoisolamento di 15 giorni

“Fu ordinato che tutti quelli che si trovavano fuori di città in Napoli, al ritorno fossero obbligati a stare fuori per lo spazio di 15 giorni, e tanto più quanto sarà necessario per poter essere stimati purgati secondo la disposizione del suddetto Capitano, o suo Luogotenente, e de’ Custodi deputati.”

L’incendio della casa quale pena per i trasgressori

“Qualora entrassero senza licenza, si dovessero discacciare, ed occorrendo bruciarsi le di loro case, senza poter ritornare in città prima di un anno. Fu finalmente proibito ai Tavernieri, Ospedali, e Monaci il poter alloggiare alcuno senza la suddetta licenza sotto pena di esser cacciato, e brugiato il luogo dell’alloggio.”

Precauzioni per i mietitori del grano in Puglia

“Furono indi a 18 maggio prese altre precauzioni circa le persone, che per solito andavano a mietere il grano in Puglia; e fu risoluto, che nissun cittadino ardisse andar colà a mietere senza licenza; e se ottenuta vi andasse, nel ritorno dovesse portare lettera formale degli Officiali e Deputati de’ luoghi d’onde venisse, sotto pena in caso contrario di dover stare per un mese fuori di città; e qualora vi entrasse diversamente doverseli bruciare la casa, oltre altra pena ad arbitrio degli Officiali deputati.”

La pubblicità dei provvedimenti

“Quali ordinazioni perché fossero note a tutti, furono pubblicate con un Editto, o sia Bando, affisso ne i luoghi soliti.”

Qualche considerazione

Nel 1493 non esisteva una cura per la peste ma la si poteva combattere attraverso delle misure burocratiche composte da controlli, azioni di prevenzione e sanzioni. Tali misure permettevano una convivenza con la minaccia epidemica e riuscivano a tenerla sotto controllo, ad imbrigliarla in un certo qual modo.

Con stupore possiamo notare che in questi mesi i livelli di governo centrale e periferico, in attesa di una cura al virus, non hanno fatto altro che applicare dei meccanismi inventati nel medioevo.

I provvedimenti degli amministratori locali del XV secolo vanno inquadrati quali misure già consolidate all’epoca per via di ripetute applicazioni.

Grazie per l’attenzione, vi aspetto al prossimo appuntamento.

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