Il castagno di Serino

Il castagno custodisce la storia di Serino

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Il castagno di Serino
Fonte: web

Custodiamo questi alberi, i suoi frutti, linfa vitale della nostra comunità, metafora dei nostri valori e custodi della nostra storia.

Serino è l'autunno

Serino è l’autunno. I castagni che fanno da cornice al paese si tingono di rosso, marrone, ocra, l’aria diventa frizzante e preannuncia un inverno freddo e penetrante. Quegli stessi castagni in questa stagione donano i loro frutti, che da decenni rappresentano una fonte preziosa per Serino.

La castagna, frutto con un ricco apporto calorico e vitamine, viene consumato dai serinesi da tempo memorabile, proprio per questo il castagno viene definito anche “L’albero del pane”. Le castagne Vengono utilizzate per la preparazione di dolci, la famosa “pizza ‘e castagne”, marmellate e confetture.

Per secoli e fino a tempi relativamente recenti, gli estesi boschi di castagni hanno fornito frutti e prezioso combustibile da cui Serino ha tratto sostentamento e calore.

La tradizione riecheggia nel procedimento

Già nei mesi di giugno e luglio, i serinesi, mentre sono impegnati nella pulizia delle loro proprietà, con gli occhi rivolti verso il cielo, da veri esperti, effettuano le loro diagnosi riuscendo ad anticipare come andrà la raccolta. La stagione viene descritta con frasi del tipo “Auanno è mal’annata.” (“quest’anno ci sarà una cattiva produzione”), oppure “Auanno stanno bone” (“quest’anno gli alberi sono produttivi”).

La raccolta inizia intorno alla prima settimana di ottobre: è un momento di lavoro intenso, che occupa l’intera giornata e che viene addolcito dalla compagnia di amici e parenti i quali si riuniscono e lavorano fianco a fianco per almeno 3-4 settimane consecutive.

Ottobre è iniziato e per le strade del paese l’alba sembra mezzogiorno. Bar e salumerie pullulano di persone che comprano viveri da consumare durante la giornata.

Si intravedono jeep, trattori e apecar cariche di sacchi e “panari” si dirigono al bosco.

Il castagno di serino
Fonte: web

Una volta giunti lì, nelle prime ore del mattino, c’è chi stretto nel suo maglione cerca di riscaldarsi dal freddo, e tiene d’occhio il procedere della raccolta scrutando sempre il cielo tra nuvole e sole e qualche goccia, che potrebbe mettere a repentaglio la raccolta della giornata successiva.

Tra i castagni ci sono gruppi di persone chine e intente a raccogliere il frutto che viene riversato nei “panari”, in italiano “panieri, ossia cesti provvisti di un ampio manico arcuato, specifici per la raccolta delle castagne come da tradizione per lo più fatti a mano e di legno. Questi vengono svuotati in grossi sacchi che gli uomini caricheranno sui mezzi oppure si aspetterà il “mulettiere” che con i muli provvederà a scendere i sacchi. La giornata è scandita da racconti del passato e da chi invece, vecchio stampo, raccoglie e intona i canti della tradizione. A mezzogiorno la raccolta si ferma per riempire le pance. 

Qualcuno si accontenta di due panini accompagnati da qualche birra fresca o del buon vino, qualcun altro invece ha voluto esagerare e armato di “ratiglia” inizia ad arrostire carne di maiale o ascelle di pollo e salsicce. Intanto alcune donne sfoderano con orgoglio il ruoto di parmigiana o pasta al forno preparato la sera prima. Tutto termina per le 15.00/15.30 quando gli uomini, come abbiamo annunciato, mettono i sacchi pieni sui mezzi e li portano nelle cantine, dette per i serinesi “casa ‘re verole” dove ad accoglierli c’è un’altra parte della famiglia, magari più anziani o i ragazzi che frequentano ancora la scuola. Arrivati qui si mette in moto il crivello, una grossa macchina in ferro con vari buchi che a sua volta selezionerà le castagne. 

Una volta finita questa fase le castagne finiscono su una tavola dove vengono selezionate tra buone, che andranno poi vendute o consumate, e meno buone, da dare in pasto agli animali, il famoso “scarto”.

La riscoperta delle nostre terre

Quest’anno un po’ tutti siamo ritornati con grande emozione nelle nostre montagne, le strade si sono arricchite e il suono dei “crivelli” riecheggia di nuovo nei garage del paese.

Erano tanti anni che questa sinfonia di colori, entusiasmo e stanchezza non si respirava più. I nostri alberi secolari sono stati attaccati in questi anni da un insetto nocivo, il cinipide. Uno degli effetti più nefasti di questo attacco è stato il verificarsi in questi anni di una battuta d’arresto per l’intero sistema produttivo economico. A questo problema si è aggiunta anche la siccità, effetto prodotto dal crescente inquinamento atmosferico.

Il 2020 ha riportato un po’ tutti nei boschi di Serino. Tutti alla riscoperta dei luoghi che in passato erano popolati dai nostri genitori ma soprattutto dei nostri nonni, portatori valori necessari nella società attuale: i valori dello spirito, i valori morali, che si leggono nella figura delle “castagnare”. I loro volti conservano i segni di anni di duro lavoro, ma soprattutto la loro saggezza rappresenta una fonte inesauribile di ricchezza.

La raccolta dei marroni di Serino
Fonte: scatto di MGC

È ritornando alla semplicità della terra che si può rivelare un processo di recupero che deve partire da un risveglio spirituale, da una verifica introspettiva delle coscienze, da una ricerca di nuovi rapporti umani, basati sull’amore e sull’umiltà.

Custodiamo questi alberi, i suoi frutti, linfa vitale della nostra comunità, metafora dei nostri valori e custodi della nostra storia.

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