Veduta del palo della Cuccagna

Il palo della cuccagna

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Veduta del palo della Cuccagna
fonte: Instagram @raffaelladiieso

Introduzione e un po' di storia:

Il palo della cuccagna è ben noto in tutto il globo. Le sue origini non sono certe e vi sono una moltitudine di storie e leggende che si aggrappano a questa affascinante tradizione. In Italia si narra che sia stata portata dai Franchi di Alessandro Magno, tanto per farvi capire l’antichità di tale gioco.

Lo scopo è quello di riuscire a prendere dei premi, per la maggior parte dei casi alimentari, che sono posizionati sulla cima di un palo d’albero. Per rendere il tutto più difficile la tradizione vuole che il palo sia cosparso di grasso(non più in uso nel mio paese).

Nel mio paese, Villamaina, si può dire che questa usanza è “giovane” nel senso che si afferma soltanto intorno ai nostri moderni anni ’60. Per quanto giovane possa essere come tradizione, il palo della cuccagna viene atteso comunque con grande ansia e stupore da ragazzi e uomini che ogni anno vi partecipano; forse questa ansia nasce dal fatto che viene disputato il 16 agosto, proprio quando cade la festività di San Rocco, che nel mio paese è particolarmente sentita.

La mia prima partecipazione:

Ricordo ancora bene il famoso passaggio da osservatore a partecipante. Sì perché, per questioni di sicurezza con le varie imbragature e anche comunque per l’altezza del palo(che si aggira sui 10-12 metri), vi era un’età per il cui era possibile partecipare( diciamo dai 14 anni in su). 

Quel passaggio che ti portava ad essere partecipante, a mio avviso, mi faceva sentire grande, mi faceva sentire partecipe attivo del mio paese, una sensazione di orgoglio mista a un’euforia nel sentirmi concorrente del fatidico palo della Cuccagna, tanto raccontato da mio padre, che narrava le sue avventure e esperienze in quella “competizione” con tanto orgoglio; era come un passaggio di testimone, un’eredità da portare avanti, con tutta la speranza nell’essere un grande “scalatore”.

Ricordo ancora la grande ansia che partiva già nel momento in cui si “scorciava” il palo e lo si drizzava in aria, con alle spalle il campanile di Villamaina; che adrenalina, che stupore provavo in quel momento nel vedere persone più anziane guardare quel palo che si drizzava in aria con la mia stessa emozione; immaginavo i loro pensieri in quel momento: “da giovane sai come lo scalavo sto palo”, “senza grasso è chiù facile”, “lo volesse torna a saglie”.

Nel frattempo il palo era teso in aria e da lì a poco sarebbe iniziata la mia prima gara da partecipante. Partivano i preparativi dei concorrenti per la loro entrata in scena,sotto gli occhi del pubblico villamainese. Chi indossava parrucche, chi si travestiva, chi indossava occhiali molto discutibili e chi addirittura entrava in scena a cavallo di un trattore giocattolo(scusate ma lo dico, mio fratello). 

Da qui partiva il palo della Cuccagna. Il presentatore ci chiamava all’appello e da lì in poi partiva il giro di chi doveva scalare il palo, rigorosamente dal più piccolo al più grande, di solito. Partivano i primi nomi e dopo poco sentii il mio; ecco, finalmente la mia prima volta su quel palo che da bambino vedevo scalare agli altri, come se fossero supereroi. 

Mi misero l’imbragatura e: viaaa! mi accingo a scalare quel palo; sarà per l’agitazione della prima volta ma i primi metri li ho fatti con la faccia spalmata sul palo; mi graffiai, ma in quel momento mi sentivo invincibile e continuai a tentare di dare il massimo, ma dopo poco le braccia mi abbandonarono e subito chiesi agli “imbragatori” di riportarmi con i piedi per terra; non male per la prima volta tutto sommato. Per fortuna la fatica venne ricompensata da una bella birra ghiacciata(avevamo la scorta di almeno due casse, offerte a noi partecipanti) portata di pronto soccorso da un mio amico.

Il giro dei partecipanti continuava e tra una birra e l’altra e un ballo e l’altro arrivava il momento in cui il palo veniva scalato da uno dei partecipanti,; era l’apoteosi della felicità, tutti lo aspettavamo ai piedi del palo per festeggiarlo, da secchiate d’acqua addosso alle birre avanzate; partiva la vera festa tra noi partecipanti; si urlava, si cantava, sulla base di “we are the champions”; poi tutti all’unisono(non tanto all’unisono per colpa delle birre) nel prenderlo e lanciarlo in aria, come un vero campione merita. Il mio primo anno è passato, che gioia. L’anno seguente si puntava alla vittoria, o almeno a lasciare integra la faccia da dolorose sofferenze

 

I partecipanti del palo della Cuccagna
fonte: Facebook: Raffaella Di Ieso -i famosi partecipanti in un momento di svago accompagnato dalla birra

Il palo nel tempo del Coronavirus:

Mi accingo a scrivere su questa tradizione perché quest’anno, come tutti ben sanno, a causa di questo virus che sta colpendo milioni di persone questa tradizione non si è potuta svolgere, come giusto che sia, per motivi di sicurezza. Ed è proprio vero che le cose che si danno per scontate poi sono proprio quelle che ti mancano di più. 

La rimembranza di quei semplici momenti che quest’anno non ho potuto rivivere mi aprono la mente; quella semplice giornata all’insegna del divertimento con i miei amici e con tutto il paese ora sembra così lontana, un miraggio; si intravedeva una piccola luce di speranza ma la situazione sta di nuovo peggiorando e i contagi si rialzano insieme alla paura per l’età media dei contagiati che si abbassa, paradosso. Il palo si saliva, non come la fiducia di questo momento che scende a picco nel baratro. Bisogna stare attenti ed essere responsabili; è l’unico modo per far ritornare nel quotidiano quelle cose che ci sembravano così ovvie e scontate; MATURITA’, la parola che potrà farci  scalare questo palo, questa volta non della Cuccagna, ma della SPERANZA.

Un articolo di Nicola Capobianco

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