Carnevale morto a Montella

Il testamento di Carnevale Morto

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Carnevale morto a Montella

Conosciamo tutti la gioia, soprattutto dei bambini, nel mascherarsi e festeggiare il Carnevale per le strade, a scuola e nelle piazze. I più fortunati possono seguire anche parate di carri allegorici e sfilate di ballerini in coreografie, anche nella nostra Irpinia. E’ il caso dei famosi festeggiamenti di Paternopoli, Montemarano o di Castelvetere di cui potete leggere qui su Irpinia World. E nel blog troverete anche sorprese di tradizioni dei comuni vicini come il pastiere di Aiello del Sabato, la maschera tipica di Teora “lu Squacqualacchion”, la quadriglia e il laccio d’amore di Lauro e del Vallo, le filastrocche di Carnevale di Sant’Andrea di Conza o la Quarantana questa particolare e grottesca bambola di pezza di Frigento.

In tutto questo Montella non poteva mancare. Nell’articolo di oggi troverete il raro testamento che Carnevale lascia alla sua morte nella domenica che chiude la settimana di festeggiamenti. Ma prima tentiamo di capire cosa fosse il carnevale, soprattutto a Montella, e il significato dei termini che utilizziamo in questo periodo.

TIP: non mi offendo se sorvolerete sui prossimi paragrafi per arrivare direttamente al testamento di Carnevale morto

Il Carnevale a Montella

Più che altro da racconti orali so per certo che a Montella a cavallo delle due guerre ci fosse una buona tradizione di festeggiamenti. I ragazzi dei vari rioni e casali si sfidavano mascherandosi soprattutto da tipi fissi, stereotipi e soggetti naturali. C’era poca satira all’epoca. Infatti i ragazzi del rione “Santa Lucia”, ad esempio, creavano quasi sempre maschere di cartapesta, al massimo con strutture in legno, intorno al tema degli animali della Savana.

Quello che pochi o quasi nessuno sa, è che anche Montella aveva la sua tarantella. E’ una cosa che ho scoperto grazie all’Associazione “Giuseppe Delli Gatti” e a Sabato Maio. Ma di questo vi parlerò in un altro articolo.

Negli ultimi anni i festeggiamenti e le sfilate nelle domeniche di Carnevale e di Carnevale morto e di martedì grasso hanno riguardato sostanzialmente i bambini. L’associazione “Giuseppe Delli Gatti” agli inizi degli anni 2000 ha recuperato, come vi dicevo, la melodia e le “figure” della nostra tarantella e insieme al circolo didattico e a comitati dei genitori si è potuto avere un Carnevale quasi da tradizione. Un anno addirittura con il carro, cosa quasi completamente sconosciuta all’usanza del nostro comune.

tra sacro e profano

Il calendario e spesso la vita delle nostre genti è (stata) scandita dalla religione. Conosciamo tutti l’origine del termine Carnevale da Carnem Levare, sorto intorno all’anno mille, poiché dopo il martedì grasso con il mercoledì delle ceneri si in un tempo austero e di privazioni. Ma c’è di più…

Per le informazioni che state per leggere devo ringraziare il caro Giuseppe Perrina blogger di Ariano qui su Irpinia World, del quale potete leggere interessanti articoli sulla storia della sua città e del Tricolle.

Iniziamo col dire che a livello nazionale solo Ivrea ha conservato l’impianto medioevale del Carnevale. Infatti città dagli importanti festeggiamenti come Viareggio o Venezia hanno scoperto queste gioie in tempi sostanzialmente recenti, la prima nel 1873 e la seconda da poco meno di mezzo secolo ad oggi.

Nel 325 a Nicea in un concilio si decise per l’istituzione di un periodo di digiuno lungo quaranta giorni in preparazione della Pasqua. In realtà si stava solo dando rilievo ad un uso già popolare ai tempi di Carlo Magno, molto simile al Ramadan. In questo periodo non era, però, solo vietato mangiare la carne. Alla popolazione erano quasi imposte penitenze, astensione dai rapporti anche tra coniugi, divieti di assistere a spettacoli,  di ballare e di usare armi. Tutte cose in contrasto con l’idea di purificazione. Non restava altro da fare che pregare e nutrirsi di cereali, verdure, legumi e pesce. Quella che era la dieta del monaco. La carne era da evitarsi anche perché nel medioevo era intesa come fonte di forza e vigore, era invece consentito cibarsi di pesce poiché si credeva che questi esseri non si accoppiassero e quindi non fossero macchiati dal peccato.

la quaresima, la candelora, le quarantore e la loro origine

Finito Carnevale, avendo festeggiato e mangiato il martedì grasso, con il Mercoledì delle Ceneri inizia la Quaresima. Della sua istituzione abbiamo appena detto, e della sua durata si fece ovviamente riferimento al periodo trascorso da Cristo nel deserto. Come sappiamo diverse festività Cristiane sostituirono quelle pagane. Oltre al “Natalis Soli”, la festa del sole, che divenne il Natale del Signore, e la Pasqua Ebraica, il passaggio, che divenne la nostra Pasqua, la ricerca di Proserpina rapita da Plutone da parte della madre divenne la Candelora, cioè la Purificazione di Maria il 2 Febbraio. A Montella si dice “Cannelora, state rindo e vierno fore!” e più o meno allo stesso modo quasi dappertutto, questo detto non è una conferma, ma una speranza o un’invocazione che il freddo finisca presto. Infatti la festa era nel mito di Proserpina la quale scompare ogni inverno e ritorna con la nuova, buona, prospera e calda stagione.

Nei secoli la Chiesa ha ritenuto offensivo tanto ostentare ricchezza, cibo, festeggiamenti, e quanto attorno al Carnevale. La risposta del clero è stata l’esposizione del Sacramento per quaranta ore, ossia la durata del Carnevale. Ancora oggi a Montella si rispetta questa tradizione e nella collegiata di Santa Maria del Piano per circa dieci ore al giorno per quattro giorni, fino al Mercoledì delle Ceneri è possibile raccogliersi in preghiera. Le confraternite sono presenti durante queste adorazioni.  

Resta comunque questo un periodo nel quale si passa dalla morte alla vita, dal vecchio al nuovo. Lo vediamo nella natura, nella religione, nel capodanno lunare Cinese e nel carnevale stesso che morto e dato alle fiamme simboleggia la fine dell’inverno ed esorcizza tante paure. In diverse realtà si dà alle fiamme “la vecchia” perché inverno “hiems” in Latino, è femminile.

Carnevale morto

carnevale morto

Nella tradizione Montellese, la domenica che chiude i festeggiamenti del Carnevale, si celebra il funerale al festeggiato. In una bara giace il corpo, grottesco e mascherato, di Carnevale. Attorno a lui una moglie Quaresima non del tutto fedele che tra un pianto, un lamento, uno strillo e una bestemmia alla pessima memoria del marito, già strizza l’occhio al notaio. Il notaio possiede il testamento del signor Carnevale, e accompagna la povera vedova alle irriverenti esequie. Un parroco, un monaco o un non meglio precisato prelato benedice grossolanamente la salma di carta pesta. Un medico legale segue il corteo con la folla in lutto esilarante.

Il corteo giunto (di solito) in piazza Bartoli assiste alle esequie. Il notaio dà lettura del testamento nel divertimento dei presenti e nell’ira di Quaresima. Il cadavere viene lasciato al lavoro del medico che nel corpo trova caramelle e dolciumi che vengono gettate sulla folla di bambini. Di rado l’autopsia ha restituito anche una coppia di provoloni. Quel che resta con la bara viene dato alle fiamme. Nella tradizione, perché negli ultimi anni si era soliti riutilizzare la struttura per l’anno successivo. La folla si lascia poi agli ultimi balli e festeggiamenti.

Corteo Carnevale morto

il testamento di carnevale morto

Il testamento mi è arrivato direttamente dalle mani di Sabato Maio, diversi anni fa, che ringrazio soprattutto per aver insegnato a me e a generazioni di bambini la tarantella Montellese ai tempi del carnevale organizzato dall’Associaizone “Giuseppe Delli Gatti”.

Il testo è ovviamente in dialetto, e perdonerete la fedeltà del linguaggio in passaggi al limite dello scurrile.

Quisto è lo testamiento re quiro piglia ‘nculo re Carnoale, ca è muorto roppo nna uita re futtimienti e abbuffamienti. Io, notaro Catenazzo Pirtusiddro, pe lo potere conviritumi ra zompa chi pote recette lo creddre, apro e leggo lo testamiento re Carnoale. Rind’a ro chino re re facoltà mentali, e no tanto cchiù quere fisiche, ca so fatto muscio e biecchiarieddro, io suttuscritto Carnoale, nato a Monteddra a lo 24 re abrile re lo 45, dichiaro re lassà tutto quero ca tengo a li seguenti signuri e signore: - A lo preote ca m’è biniritto pe r’uoglio santo, era meglio si si conzava la nzalata, li lasso no carusieddro chino re sordi pe la ghiesia; - A li uicini re casa li lasso nno paro re sasicchi, pecchè ogni bota ca io assia, loro trasiano pe l’uorto, e mi ìano a fotte li sasicchi rind’a la nzogna; - A li niputi, figli re sorema, lasso lo cappieddro spertosato e rosecato ra li surici, e puro lo cappieddro pe la festa, ca lo tengo sulo ra 17 anni; - A li niputi, figli re fratimo, lasso la giacchetta senza maneche, e li cauzuni pe re pezze ‘nculo; - A li uicini re casa, Tore e Minuccia, li lasso lo matarazzo re spoglie e lo pesciaturo; - A li pariendi re Arzano, lasso lo chiurnicchio, lo maccaronaro e lo tombagno; - A fratimo cucino, li lasso li caozarieddri spuorchi, accussì r’appenne a la focagna a la befana; - A quera zoccolona re Assunta, li lasso lo cazzonale re lo puorco, accussì allucida re scarpe a quiri ca la uanno a trouà; - A li cantinieri e tauernari re Monteddra lasso tutte r’aote cose ca tengo, ca mi riano a beue lo uino quanno sintia sete; - Mi so rimaste sulo no paro re mutante cacate. Quere re lasso a moglierema, ca pe na uita l’aggio addimmannato si mi facia re corna, e m’è ditto sembe no. Po’, scopra e scommoglie, combari ne tinia rui… A li combari sua, li lasso sta paposcia, accussì si stanno accorti, ca la face arreuentà puro a loro come l’è fatta arreuentà a me, spompata e ca non sereve cchiù. L’urdimo pinziero è pe tutti ùi qua presenti, a bui vi lasso l’allegria e l’abballi, e sembe lo nome mio, lo Carneuale asita festeggià!!!
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