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In giro per Taurasi

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Castello di TAurasi
Foto: Elio Capobianco

“A breve distanza dalla riva del Calore, ove giunge quasi alla metà del suo corso, sorgeva Taurasia, […]. La memoria nondimeno di Taurasia sopravvive nell’odierno Taurasi, sopra un’eminenza, alla destra ed a due miglia dal Calore, dove fu forse l’acropoli della città, se non la città istessa”, così scriveva il Corcia nel 1845 e lo Iannacchini aggiunge “Il nome ci ricorda il toro, compagno inseparabile delle migrazioni Osco-Sabelliche, che poscia sgozzatasi al nume Sabo o Sango, giunto che erasi al punto di fermata”. 

Incominciamo da qui per un breve e rapido giro per Taurasi e partiamo da via Municipio, cuore pulsante della cittadina e diamo uno sguardo alla chiesa del SS. Rosario (edificata nel 1582, per i Taurasini, semplicemente “Convento”), ha la facciata a capanna e presenta un bel portale in pietra sormontato da una lunetta semicircolare dove all’interno si osserva un affresco di s. Domenico, al disopra un ampio finestrone rotondeggiante. L’interno è ad unica navata, adornata da colonne rinascimentali, commiste a fregi barocchi; alle pareti altari marmorei. Sulla destra vi è una piccola cappella dedicata a s. Domenico, che conserva ancora l’originale pavimento maiolicato. Da vedere, la bellissima ed imponente “Madonna del Rosario” di Giovanni Balducci (1599), dove come in una fotografia vi è tutta la famiglia Gesualdo, la “Sacra Famiglia” di Giacinto Diano (1797), nonché l’acquasantiera con impresso lo stemma Gesualdo, interessante il soffitto del coro decorato con stucchi raffigurante dei musici.

Usciti dalla chiesa entriamo nell’adiacente Convento dei pp. Domenicani, attualmente sede della casa comunale, ed ammiriamo il chiostro cinquecentesco con colonne pilastro in stile dorico con volte a crociera, al piano terra l’interessante “Museo Archeologico di Taurasi”. 

Riprendiamo il cammino ed eccoci sotto la porta Maggiore, affiancata da due torri semicircolari di probabile origine longobarda, oltrepassiamola e siamo in largo Duomo, nel Castello edificato sull’antica “arx de’ Romani”, dove nonostante il tempo e i molti rimaneggiamenti subiti conserva intatto il fascino e l’atmosfera medioevale. 

Sulla destra vi è il palazzo Marchionale (detto familiarmente “palazzo ‘e Cavallere”, sede dell’Enoteca Regionale dei Vini d’Irpinia) con l’austera mole del mastio (secolo XII), il cui esterno è costituito da ricorsi paralleli di conci regolari di travertino, provenienti da edifici di epoca romana. L’attuale fabbrica ha le caratteristiche di palazzo rinascimentale ed ha l’impianto topologico a corte il cui vuoto è dato dal giardino, la facciata è molto articolata e vi si accede mediante un grande portale d’ingresso ad arco che porta lo stemma dei Gesualdo-Este.

Dal cortile mediante una scalea si va ai piani superiori, organizzati su due livelli, nel piano nobile si osserva un immenso salone, una volta adibito a corte di giustizia, attigua è la cappella di s. Pietro a Castello, con stucchi barocchi e un bellissimo altare marrone e oro. 

Castello di Taurasi serale
Foto: Elio Capobianco

Nella stessa piazzetta vi è la chiesa Collegiata di s. Marciano vescovo (per i Taurasini, “chiesa Madre”), ha una storia più che millenaria (“Vuolsi che il Duomo… si erga sopra le rovine di una tempio pagano…”), distrutta dai saraceni, riedificata nel 1150. Per l’usura del tempo e per le accresciute necessità della popolazione fu nuovamente rifatta in stile barocco nel 1745. Ha la facciata del tipo a capanna ed è preceduta da una breve scalinata che porta all’artistico portale in pietra sormontato da un frontone spezzato da una nicchia dove si osserva un’immagine raffigurante il santo Patrono. L’interno ad unica navata, a volta affrescata da Annibale Barchiesi (nel 1895), sostenuta da colonne stuccate, alle pareti affreschi di Ciriaco D’Indio ed interessanti altari marmorei. 

Da vedere, l’altare maggiore (del 1747) con marmi policromi, l’altare di sant’Antonio, la balaustra (del 1852) con gli stemmi della chiesa e dei de Angelis e la stupenda statua di s. Marciano (del 1708) opera di Giacomo Colombo. Portiamoci ora in largo Casale, dove si trova il palazzo de Angelis, del secolo XIII, ristrutturato nella forma attuale nel 1868, interessante il portone d’ingresso con lo stemma di famiglia e al piano terra la volta affrescata. 

Da vico Vaschi, dove osserviamo la scalinata esterna di palazzo Vaschi, arriviamo su via Italia ed andiamo verso l’uscita del Castello a sinistra, ma prima vediamo in vico Campanile, appunto il… Campanile (secolo XII), alto sui 25 metri, in stile romanico e a base quadrata, restaurato nella parte superiore nel 1845 e dotato di un orologio a unica sfera. In vico Sole visitiamo il palazzo Massa (secolo XVI), deturpato purtroppo in buona parte negli anni 70 del secolo scorso, dotato di torre colombaia, interessante il portale del 1777; nello stesso vico, il palazzo de Arena (secolo XVII), che anche dopo i notevoli rifacimenti subiti possiede tutta la sua imponenza, da vedere il portale in pietra con motivi floreali.

In vico I° Capano, troviamo palazzo Capano (secolo XIV), esso ha mantenuto intatto, ad eccezione di poche e lievi modifiche la sua struttura antica. Da vedere, il portale in pietra finemente lavorato, le trecentesche finestre e la torre quadrangolare modificata in colombaia. In vico Regina c’è palazzo d’Indico (secolo XII), con la torre cilindrica perfettamente conservata nella sua forma originaria, posta a difesa della porta Piccola

Lungo via Italia troviamo il palazzo D’Ambrosio (secolo XVIII), è uno dei pochi palazzi dotati di cortile interno. Da vedere il portale in pietra. Annessa al palazzo la minuscola cappella di s. Giuseppe (1751). Alla fine di via Italia troviamo palazzo Maffei, esso si compone di un insieme di abitazioni contigue sovrapposte e abbinate, le fondamenta sono formate da grandi archi a volta terminanti in punta, possiede anch’esso un cortile interno. Da vedere, i portali in pietra, all’interno le volte affrescate dagli stemmi Santoli, nell’ala destra e Maffei, nell’ala sinistra, nei sotterranei la cucina ed una macina per l’olio in pietra.

Borgo Taurasi
Foto: Elio Capobianco

I due palazzi sono uniti fisicamente dalla porta sant’Angelo (di cui si ha notizia fin dal 1179), dotata di finestre a ventanas, tipiche della Spagna. Usciamo dal Castello e scendiamo per la strada Maffei, ci imbattiamo nella chiesa dell’Immacolata Concezione (detta familiarmente “Oratorio”, del 1590), distrutta dal sisma del 1980, riaperta al culto nove ani dopo, ha la facciata a capanna e 

presenta su di essa motivi ornamentali molto semplici ma ben curati, sovrastante il portale si osserva l’immagine dell’Immacolata in ceramica arianese. L’interno ad unica navata è di aspetto moderno. L’esterno è chiuso da un cancello. Al di sotto del pavimento la cripta della Confraternita omonima.

Da vedere la “Natività” di Giuseppe Pelosi (1992). In questa chiesa si conserva il “Corpo” di s. Benigno Martire (in Taurasi dal 1804). Riprendiamo il giro e da via A. Zoli portiamoci in quella che una volta era il largo della Croce, dove troviamo il monumento ai Caduti in tutte le guerre (del 1969), in questa piazzetta di recente portata all’antico splendore, troviamo palazzo Ferri, fin dal XIII secolo Ospedale dell’Universitas Taurasina, con il magnifico e spagnoleggiante portale. 

Proseguiamo per via S. Sebastiano, dove ammiriamo l’interessante palazzo Santoli-Perani, dalle volte affrescate e dal portale del 1773; eccoci in largo A. Ferri, entriamo nella cappella dei ss. Rocco e Sebastiano (secolo XIX), a capanna semplice ed a unica navata. All’esterno un affresco di Constantin Udroiu (del 1995), all’interno una pregevole “Madonna di Costantinopoli” di autore ignoto. Da via s. Rocco giungiamo in piazza Padre Pio, con l’omonima statua bronzea (del 1998), qui c’è palazzo Silano, bell’esempio di architettura del “Ventennio”. 

Lungo via A. Moro troviamo palazzo degli Uberti (1741), caratteristico “casino” rurale con torre colombaia e l’artistico portale con leoni, adiacente l’interessante giardino. Ritorniamo in via Municipio è terminiamo il nostro rapido giro. Con questo vi aspettiamo per scoprire de visu le bellezze e meraviglie di Taurasi, senza dimenticare di bere il nostro oro rosso… il Taurasi D.O.C.G. Taurasi vi aspetta!

Scrittura: Elio Capobianco

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