Chiesa della Natività

La Chiesa della Natività

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Chiesa della Natività
Foto di Daniele Galluccio

La piazza Garibaldi ad Aiello del Sabato è il fulcro del paese. Il termine “fulcro” in italiano sta a significare: “Appoggio, sostegno, caposaldo; motivo o elemento centrale”. Ed è rigorosamente quello che è il compito della piazza aiellese: è il cuore del centro storico, l’elemento centrale, il caposaldo di tutte le stradine, è l’appoggio di tutte le manifestazioni e iniziative ed è il sostegno di tutti i palazzi storici e della Chiesa della Natività.


La Chiesa della Natività è il luogo di fede centrale dell’intero paese, quello più grande e che fa da capo agli altri luoghi sacri della comunità. È un posto ricco di storia, un tempio che è presente ad Aiello del Sabato da quasi quattro secoli.
Nel 2012,in occasione del trecento cinquantesimo anniversario dell’Elevazione a Parrocchia della Chiesa della Natività. In quella occasione il parroco don Salvatore Favati affermava:
“La Chiesa della Natività ha seguito le alterne vicende della comunità aiellese, arricchendosi talvolta di importanti opere d’arte o, al contrario, mostrando i segni della dura condizione economica in cui viveva il popolo; ma il senso di appartenenza ad una comunità convinta e generosa ha sempre fatto superare le varie difficoltà, regalandoci un tempio degno della Madre di Dio. E di ciò non possiamo che essere grati a coloro che ci hanno preceduti.
In questa importante occasione, fidando nella protezione di Maria Santissima della Natività, di San Carlo Borromeo, di San Sebastiano e san Fabiano, auspico che la comunità aiellese mostri sempre più una fede autentica e un atteggiamento aperto e solidale verso i fratelli, ponendo al centro della propria vita il messaggio di Cristo.”


La storia della Chiesa della Natività è lunga secoli e si intreccia alle vicende di molte persone che nel lungo arco temporale hanno popolato Aiello del Sabato. Una storia che forse non ha un inizio preciso ma che si arricchisce con il passare lento delle epoche. Un giovane aiellese, Daniele Galluccio, ha compiuto un lavoro certosino individuando cronologicamente gli avvenimenti storici della Chiesa, stilando così un Compendio.

LA STORIA

Per mancanza di documenti non è possibile stabilire a quale epoca risale la Chiesa della Natività, ma da una lapide del VI secolo d. C. (541), posta sulla parete sinistra interna della stessa, si ha la certezza della sua esistenza, in quella data.
La lapide latina dice:


HIC REQUIESCIT IN PACE DEI SERVUS IOANNIS. VV PRESBIT. QUI VIXIT ANN. LXXX EVOCATUS A DOMINO DIE
XIII KALEND. AUGUSTI FL. (AVIUS) BASILIUS V.C. SEDIT ANN. XXI

Lapide Chiesa Aiello
Foto di Daniele Galluccio

QUI RIPOSA IN PACE IL SERVO DI DIO GIOVANNI (o GIOVANNICIO) DECIMO PRESBITERO (O UOMO VENERABILE, PRESBITERO) IL QUALE VISSE 80 ANNI E MORÌ IL 20 LUGLIO, ESSENDO VICE CONSOLE FLAVIO BASILIO GOVERNÒ 21 ANNI.

Dopo questa iscrizione i primi documenti certi della Chiesa iniziano dall’anno 1045 quando essa apparteneva al Monastero di Montevergine. Con il passare dei secoli, i vescovi di Avellino, sempre più interessati alla Chiesa, iniziarono delle vertenze con il monastero terminate il 10 maggio 1328, quando le due parti arrivarono a un compromesso con la cessione dei diritti spirituali e temporali al vescovo di Avellino; tuttavia la Chiesa divenne completamente indipendente da Montevergine solo il 13 maggio 1331. Da quel momento gli arcipreti pro-tempore della Chiesa furono i vescovi di Avellino. I Vescovi si succedettero e nel 1662, come risulta dall’archivio parrocchiale che inizia il 3 novembre dello stesso anno, la Chiesa venne elevata a Parrocchia essendo primo arciprete Ricciarelli don Domenico.

campanile aiello
altare chiesa natività
chiesa vista da fuori

Il tempio attuale si presenta di stile settecentesco ma esisteva già dal 1500, come attestato dalla relazione scritta nel 1918 dall’architetto Vincenzo Rinaldo:
La Chiesa di Aiello del Sabato dedicata alla Natività di Maria Vergine, attualmente si presenta come una comunissima costruzione del 1600; ha però qualche traccia di costruzione anteriore. […]”.
Altre modifiche furono rese necessarie per i vari terremoti che provocarono gravi danni all’edificio, come si legge nella relazione dell’architetto Vincenzo Iandoli dell’anno 1860, in cui dice:
[…] Di pietra tufo nero n’è tutta la sua struttura la forma è rettangolare senza croce e l’architettura è pressoché barocca sicché da questo e dalle sue vecchie muraglie può presumersi che la detta Chiesa fosse stata edificata nel secolo XVI o in quel torno. Certo è però che solo nel 1750 venne nel tetto restaurata, come rilevasi da una lapide che ivi si rattrova, e né più da quel tempo v’è stato altro restauro, toltone un malinteso rialzamento al campanile il quale, lungi di essere tornato utile alla Chiesa è pernicioso atteso la sua cattiva e troppo pesante costruzione. A sinistra del suo prospetto ed attiguo ad esso veggonsi i ruderi di una casetta servita un tempo per camera dell’orologio, il quale, oggi essendo allo scoperto, forma col suo meccanismo il sollazzo dei fanciulli del paese. Più oltre e alle spalle dei suddetti ruderi vi è una camera di forma trapezia addetta a sacrestia, umida nel pavimento e da cattivissimo tetto coperta.[…] Nell’interno di questa e alle spalle del muro di prospetto, su di un telaio di malconce tavole si vede poggiare uno scheletro di orchestra sfasciato e logoro che col suo organo mutilato addimostra l’ingiuria del tempo e l’uso smodato che di esso si è fatto. […] Il pavimento metà è a lastrico metà a quadroni, e nel tutto logoro e rotto. Esso al presente mostra la più molesta e schifosa umidità. Il soffitto è di tavole a una superficie qua e là vedesi rotto e traforato a causa della umidità prodotta dalla cattiva copertura del tetto, il quale abbenché avesse delle solide e ben formate incavallature, manca in buona parte di piane, pianelle ed embrici. Questa Chiesa così descritta presenta nel suo insieme un aspetto ed una solidità non molto soddisfacente.[…] In varie parti dei muri si veggono delle fessure, […]. L’intonaco che sta nell’interno è quasi tutto sfregiato e rotto, e buona parte macchiato e distaccato dal muro manifesto segno dell’umidità che vi predomina.[…] Il campanile manca di scala e le campane sono rotte. Impraticabile è l’orchestra, inservibile l’organo e il pulpito, le imposte rotte e cadenti senza telai e vetri i finestroni, sfreggiati e luridi gli altari, non confessionili, non quadri, non arredi sacri e ovunque vedesi l’abbandono e la miseria, sicché troppo necessario ed urgente rendesi il restauro. […]”.

Questa relazione fu redatta dopo i terremoti succedutisi dal 16 dicembre 1857 al febbraio 1859. Importanti lavori di restauro iniziarono nel 1869 e durarono circa undici mesi. Nuove pratiche di restauro furono portate avanti dal 1901 dall’arciprete don Lorenzo Carpentieri che cessò di vivere nel 1912 e non ebbe il tempo di organizzare il restauro della Chiesa. L’1 gennaio 1914 fu nominato arciprete don Orazio Missionario che però non poté intervenire subito al restauro a causa del primo conflitto mondiale (1915-1918). L’apostolato di don Orazio, durò solo cinque anni ad Aiello per cui non riuscì a raggiungere l’obiettivo. Nonostante però il breve tempo trascorso ad Aiello, ha lasciato delle opere costruite a proprie spese e con le proprie fatiche come il trono del vescovo, demolito nel 1963 per far posto all’ambone della Parola di Dio e, alle spalle dell’altare maggiore, il trono della Madonna, edificato nel 1919 con l’aiuto dell’associazione “Figlie di Maria”. A tale riguardo vale la pena ricordare che l’altare maggiore fu acquistato presso la Chiesa S. Maria di Costantinopoli di Avellino nel 1721 e consacrato dal vescovo di Boiano, Mons. Domenico Antonio Manfredi il 25 settembre 1741, cioè dopo il restauro effettuato dopo il disastroso terremoto del 1732. In un primo tempo nel trono fu collocata la statua dell’Addolorata, alla quale don Orazio era molto devoto e in seguito, fu sostituita con la statua di Maria SS. del Santo Rosario, che vi rimase fino al 28 settembre 1957. Le richieste per eseguire il restauro continuarono anche grazie all’intervento dell’arciprete don Benigno Blasi che però non poté intervenire a causa della Seconda guerra mondiale. Non appena finita la guerra, don Benigno cercò di ricominciare le pratiche, ma a causa di una malattia fu costretto a dimettersi e divenne arciprete di Aiello Mons. Don Domenico Imbimbo, il quale nel 1957 acquistò il simulacro di Maria SS. della Natività, titolare dell’omonima Parrocchia, (venerata l’8 settembre) perché la chiesa fino a quel momento non possedeva un’immagine della titolare.

 

IL RESTAURO

affresco che raffigura Gesù
restauro chiesa
Foto di Daniele Galluccio
affresco della chiesa aiello

Dal 1960 diede inizio ai lavori di restauro: furono eliminati gli altari laterali alla navata e le tele del soffitto non più riconoscibili furono rimpiazzate da due affreschi del prof.Alfonso Grassi di Solofra (1962): quello della navata rappresenta la Natività della Madonna e quello del presbiterio rappresenta la Trasfigurazione di N.S. Gesù Cristo. I lavori terminarono nel luglio del 1963 e la Chiesa fu consacrata il 28 luglio 1963 dal Cardinale Canisio Van Lierde, sacrista di papa Paolo VI e vicario generale per la Città del Vaticano. Dopo un anno dalla consacrazione fu riparato l’organo del 1800 e fu demolita la balaustra che circondava l’altare maggiore per inserirvi l’altare rivolto al popolo, secondo il Concilio Vaticano II. Dopo questi restauri la Chiesa affrontò il terribile terremoto del 23 novembre 1980 e così fu chiusa al culto per i danni subiti e fu dichiarata inagibile. In quel periodo era arciprete di Aiello don Antonio Dente (junior) che succedette a don Domenico. Egli si impegnò per il restauro della Chiesa, fino al 1994, quando don Antonio fu trasferito e sostituito da don Mario Todisco, già parroco di Tavernola San Felice, che continuò le pratiche e i lavori. Il tutto terminò nel dicembre del 2000. Il 23 dicembre dello stesso anno, la Chiesa fu inaugurata e consacrata da Mons. Antonio Forte, Vescovo di Avellino.
Anche se riaperta al culto, la Chiesa perse parte del suo valore anche con il trafugamento di alcuni beni come la pietra principale dell’altare maggiore e la pitturazione veloce e uniforme che coprì tutti i particolari rendendola “spoglia”.
A quel punto i lavori non erano ancora finiti, restava ancora da completare il campanile con le campane elettrificate e la facciata principale della Chiesa, il tutto completato nel 2005. Dopo poco don Mario ebbe un malore e nel 2007 a lui subentrò don Salvatore Favati, già cappellano dell’Azienda Ospedaliera San Giuseppe Moscati. Nipote materno dell’arciprete don Lorenzo Carpentieri, subito si prodigò e continua a prodigarsi nell’abbellimento e nella sicurezza delle Chiese della Parrocchia, come il completamento della ringhiera esterna iniziata dall’arciprete don Nicola Urciuoli (NAU) nel 1890.
Anche con il suo contributo finanziario, a partire dal 2009 Luigi Preziosi ha iniziato a decorare con le sue mani, ogni nicchia e cappella delle Chiese della Parrocchia, e proprio nel 2012 ha ripreso con oro zecchino ogni particolare che era stato cancellato in precedenza, rendendo la Chiesa di Aiello più viva, più ricca, più bella e più decorosa per le generazioni future affinché la conservino.

LA STRUTTURA

STRUTTURA DELLA CHIESA
Foto di Daniele Galluccio

Legenda del grafico
1. Scale di accesso alla Chiesa
2. Pianerottoli
3. Ingresso principale
4. Bussola con sopra organo e cantoria
5. LATO DESTRO: Antico accesso alla cantoria
6. Quadro dell’Immacolata di Romualdo Formosa (1751)
7. Altarino di Sant’Antonio
8. Cappella di San Carlo Borromeo (compatrono della Parrocchia)
9. Ex Confraternita di S. Carlo (ora Sala della Confessione) 9bis. Ex sacrestia della Confraternita
10. Cona dimezzata per la costruzione dell’attuale campanile (1890)
11. Ubicazione dell’attuale campanile
12. Accesso al campanile
13. LATO SINISTRO: Accesso all’orologio e alla cantoria
14. Ex ubicazione del battistero (1568) – Quadro dell’Assunta di Romualdo Formosa (1751)
15. Altarino di Maria SS. del Santo Rosario
16. Cappella della Passione
17. Sacrestia della Chiesa
18. Navata unica della Chiesa
19. Presbiterio ampliato dopo il Concilio Vaticano II
20. Ambone per la Parola di Dio come prescritto dal Concilio
21. Fonte battesimale secondo prescrizione del Concilio
22. Altare rivolto al popolo per le celebrazioni liturgiche
23. Altare maggiore e primitivo presbiterio
24. Trono della Madonna (1919)
25. Uscita secondaria alla Via Umberto I (Trave)
26. Spazio libero, dove venne costruita la Casa Comunale (1872)

Gli eventi

La Chiesa della Natività ospita i Santi Patroni nel mese di Gennaio, quando i devoti che accorrono ad adorarli da tutte le parti possano essere più vicini alla piazza e al “Focarone”.
Nel mese di settembre, si celebra la festa della Madonna Bambina e la Chiesa, in suo onore, insieme all’intero paese si tinge di luce e di purezza. Negli ultimi anni Don Carmine Picariello e l’intera Parrocchia hanno venerato la nostra bella “Madonnina” nel miglior modo possibile e oltre alla Sacra Processione e alle funzioni liturgiche, l’intero centro storico si è agghindato a festa e ha ospitato artisti di strada e gustosi banchetti e la piazza è tornata a splendere con gli spettacoli dei vari artisti.

La Chiesa della Natività da sempre vede i nuovi arrivati di Aiello del Sabato, i bambini e i ragazzi che saranno gli adulti di un futuro che proprio in questo luogo faranno nascere la loro famiglia, proprio qui, ad Aiello del Sabato.
Ora non vi resta che venire a visitarla!

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