La badia di San Vito

La festa di San Vito

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La badia di San Vito
Fonte Instagram: @calia97

In questo mio primo articolo per il blog Irpinia World vi catapulterò nel mio paese, Aquilonia, e vi racconterò di come si svolgono i festeggiamenti per il nostro Santo patrono, San Vito martire.
Aquilonia dal 14 al 16 giugno (a noi piace fare le cose in grande, non ci accontentiamo di un solo giorno) è un paese in festa: ottimismo, felicità e spensieratezza sono all’ordine del giorno.
Il 15 giugno per noi aquilonesi non è una data qualsiasi: non è solo il giorno dei festeggiamenti di San Vito ma segna inconsciamente la fine della scuola e l’inizio dell’estate.
Vorrei intraprendere insieme a voi un affascinante viaggio nel tempo, nell’Aquilonia del passato, dei miti, delle credenze popolari e delle storie leggendarie fino ad arrivare nell’Aquilonia dei giorni nostri…

San Vito: tra sacro e profano

Esistono due versioni differenti che spiegano il motivo per il quale San Vito è patrono di Aquilonia: quella ecclesiastica che troviamo nei libri canonici, e quella leggendaria, a tratti mistica, tramandata di anno in anno dagli anziani aquilonesi.
Qualche giorno fa ho avuto il piacere di intervistare la mitica Ze Carmna’, libro vivente della storia aquilonese, che mi ha raccontato la versione leggendaria.
Ze Carmna’ mi ha narrato di un antico contenzioso, in un tempo non definito, tra i vicini paesi di Calitri ed Aquilonia: entrambi volevano appropriarsi della statua del Santo Martire, motivo per cui si festeggia anche a Calitri a settembre. San Vito sarebbe diventato il patrono del paese verso cui si fosse rivolta la faccia della statua.
La leggenda volle che la statua di San Vito avesse rivolto la propria faccia verso Aquilonia e, da quel momento in poi, è divenuto il nostro Santo patrono.
Per la versione canonica ho chiesto alla più illustre delle fonti, il parroco di Aquilonia, Don Angelo, che mi ha asserito che la devozione a San Vito si è diffusa molto perché la Chiesa aveva inserito il Santo tra i 14 Santi ausiliatori nel Martyrologium Hieronymianum e, per questo motivo, si venera
anche ad Aquilonia.

La grande quercia secolare

Acquilonia
Fonte Facebook: Vito Maglione

A proposito di storie mistiche, di fronte alla badia di San Vito sorge una quercia risalente al 1500 anch’essa avvolta nella leggenda; si narra che, quando qualcuno cercava di tagliarla per ricavarne del legno, l’accetta rimaneva impigliata nel tronco senza possibilità di essere estratta e i rami, a
loro volta, piangevano lacrime di sangue.
Solo il giorno successivo, quando i malviventi rinunciavano a questo atto riprovevole, la quercia restituiva l’accetta al possessore: era questa la volontà del Santo.
Nell’estate del 2014 con il progetto delle Città Itineranti è stato inscenato uno spettacolo teatrale e musicale ‘Il Segreto della Grande Quercia’.
Con i suoi 5 metri di circonferenza e con gli oltre 16 metri di altezza, è stata censita tra gli alberi monumentali della regione Campania. Insomma, è il Nostro gigante buono sotto il quale cerchiamo una protezione, quasi materna, nelle giornate soleggiate.

San Vito ieri...

Vecchia immagine della badia
Fonte: libro 'Aquilonia viaggio per le immagini'

Grazie all’ausilio di qualche libro e soprattutto di autorevoli fonti orali, sono venuto a conoscenza dei cambiamenti che negli anni ha avuto la festa di San Vito.
Prima del terremoto del ’30, che ha devastato l’attuale paese vecchio, la processione iniziava nell’allora Carbonara (cambiò il suo nome in Aquilonia nel 1861 a seguito di una sanguinosa rivolta popolare prima dell’unità d’Italia) situata a qualche chilometro dall’attuale centro urbano, passava
dalla fontana del paese vecchio e terminava nella badia di San Vito; era consuetudine camminare scalzi durante questa marcia di vari chilometri in segno di penitenza verso il Santo patrono.
Dopo il catastrofico terremoto del ‘30 è iniziato un graduale esodo della popolazione dalla vecchia Carbonara alla nuova Aquilonia e questo ha influito anche sull’itinerario della processione che quindi non iniziava più da Carbonara, bensì dal nuovo centro urbano, Aquilonia.
Il 9 maggio, ricorrenza di San Vito piccolo, era un giorno di gran festa perchè venivano distribuiti ai cittadini aquilonesi dei ‘panini di San Vito’ benedetti dal parroco

San Vito oggi...

Processione San Vito
Fonte: Facebook Comitato festa Aquilonia

Oltre ai festeggiamenti del 15 di giugno, è consuetudine festeggiare anche ‘San Vito Piccolo’ il 9 di maggio.
Gli aquilonesi, in entrambi i giorni, fanno una processione che inizia dalla Chiesa di Santa Maria Maggiore e termina con la messa nella Badia di San Vito, situata a qualche chilometro dal centro abitato; è tradizione, prima di entrare nella Badia, compiere tre giri intorno ad essa.
Il tutto, ovviamente, è accompagnato dai canti religiosi dei credenti e dalla banda che intona musiche gioiose e festive, una su tutte l’immancabile ‘Piergiorgio’ divenuta simbolo di questa festa patronale.
In occasione del 15 giugno, è solito imbattersi in miei coetanei, appartenenti al comitato festa, che distribuiscono i santini di San Vito; appena incroci lo sguardo con il loro, ti sorridono e, agitando il vassoio pieno di spiccioli ti invitano a fare un’offerta. Dopo aver esposto valide argomentazioni del tipo ‘l’ho appena preso dal ragazzo lì sotto’, concludi questo simpatico siparietto facendo ben volentieri un’offerta.
Dal 14 fino al 16 ci sono le bancarelle, i paninari (spicca su tutti il mitico Zi Giuann’), le luci, i cantanti, la banda, i fuochi pirotecnici e, dulcis in fundo, le giostre.
Già, le giostre..ricordo quand’ero piccolo che non dormivo la notte pensando che all’alba tra il 13 e il 14 giugno sarebbero arrivate le regine indiscusse del divertimento per noi bambini aquilonesi. Un anno invece, se non ricordo male era il 2015, assistetti al montaggio delle lamiere d’acciaio e
ferro che sorreggono l’autoscontro, conosciuto ai più come ‘tozza-tozza’, e pensavo sbalordito a come delle lamiere così brutte esteticamente potessero creare una giostra così bella. Realizzavo che era arrivato veramente San Vito solo quando ammiravo meravigliato l’autoscontro
vicino alla Madonnina; mi si riempiva il cuore di gioia (sentimento che sicuramente non provavano i miei genitori sapendo quanti soldi avrebbero speso per farmi divertire sulle giostre).

San Vito per me

Badia di San Vito
Fonte instagram: @eleonoragala

San Vito per me, come del resto per tutti gli aquilonesi, è un luogo magico, incantato che abbiamo nel cuore.
Non è solo un luogo di culto ove recarsi in occasione della festa del Santo patrono, ma si va per rilassarsi soli o in compagnia, per studiare, per respirare aria fresca e pulita che ha l’odore di libertà o semplicemente per fare una passeggiata; è il luogo dove trovo la pace dei sensi, il mio
Nirvana, citando il buon vecchio Schopenhauer. Insomma, è un luogo ricreativo in cui fare delle scampagnate sotto l’ombra della grande quercia,
avventurarsi nella natura, oppure, a proposito di giochi popolari, giocare alla morra.
Essendo San Vito un luogo sperduto ed essendo la morra un gioco molto rumoroso (che poi nemmeno sono sicuro che ‘gioco’ sia il termine adatto a definirla, dato l’impeto e la passione con cui i giocatori si affrontano) incompatibile da fare in paese, approfittiamo della meravigliosa location.
Se vogliamo dirla tutta però a volte le urla e gli acuti arrivano fino in paese e questo avvale la mia tesi secondo cui la morra difficilmente può definirsi un mero e vero ‘gioco’ che rispecchi ciecamente il significato della parola.

2020, un anno particolare..

Sarà sicuramente una festa che mai dimenticheremo quella di quest’anno: senza una processione, senza le bancarelle, senza le giostre..
Il coronavirus ha stravolto anche le tradizioni che ci accomunano e ci fanno sentire parte della stessa comunità ma non lo spirito.
Lo spirito..quello non cambia, resta il solito; è lo spirito di un paese che nel rispetto del distanziamento sociale si stringe unito, compatto sotto la protezione della grande quercia e del suo Santo patrono.
Concludo dicendo che il coronavirus avrà anche svuotato i palcoscenici ai cantanti, le chiese ai fedeli  gli stadi ai tifosi, ma a furia di tutto questo svuotare, qualcosa si è riempito, magari il nostro giudizio.
Lo dico senza retorica alcuna, secondo me abbiamo iniziato ad apprezzare e valorizzare le cose veramente importanti, basti pensare che mai, soprattutto noi giovani, avremmo pensato che ci potesse essere una festa senza bancarelle o senza il cantante.
Quest’anno abbiamo capito quanto tutto il resto fosse superficiale e marginale a discapito dell’unico vero e indiscusso protagonista: San Vito.
‘Evviva Sant’ Uit e Sant’ Uit Evviva!’

Nel prossimo articolo vi narrerò di una vicenda assai meno allegra, passata alla storia come ‘La rivolta di Carbonara’ quando, nell’ottobre del 1860 furono massacrate 9 persone.

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