Tombola savignano

La “Tombola” di Savignano e la sua storia

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Tombola savignano
Foto di Pasquale Mauriello

Il poeta e paesologo bisaccese Franco Arminio scrive: “Prendi un angolo del tuo paese e fallo sacro, vai a fargli visita prima di partire e quando torni”.

Ognuno di noi dovrebbe avere un angolo del proprio paese da custodire gelosamente. Il mio è senza dubbio la Tombola, il punto più alto di Savignano (718 m s.l.m.), dove sorge, a controllo della Valle del Cervaro, il maestoso Castello Guevara.

LA DIMORA ETERNA DI SAROLO

Da piccola credevo che il nome Tombola derivasse dal famoso gioco della tombola napoletana, perché il monte mi ricordava proprio il “panariello” di vimini utilizzato nel tradizionale gioco natalizio. Ma non è assolutamente così. Il nome Tombola probabilmente deriva dal termine latino tŭmba, che significa tomba. Infatti si narra che proprio in questa zona fu seppellito un certo Sarolo, che nel 1193 risultava essere signore di Savignano. Durante il conflitto che coinvolse l’imperatore Enrico VI di Svevia e Tancredi d’Altavilla, conte di Lecce, per la designazione della corona del regno di Sicilia, Sarolo si schierò contro Tancredi, ospitando nel suo castello di Savignano armigeri delle milizie sveve. Come la storia ci racconta Tancredi ebbe la meglio e iniziò una serie di rappresaglie contro tutti quei signorotti che lo avevano osteggiato, appoggiando, invece, l’imperatore di Svevia. Così muovendo le sue truppe verso la Puglia, si diresse nella Valle del Cervaro. Il castello di Savignano fu assediato e conquistato dal conte, il quale fece impiccare all’interno del maniero il nobile Sarolo.

"AD OGNUNO LA SUA CROCE"

In realtà a Savignano si tratta di una vera e propria croce. Infatti alla sommità del vertice montuoso della Tombola è posta una croce monumentale che, come scriveva Padre Enrico Lombardi: “al di sopra delle ombre, nella luce abbagliante d’un sole meridiano, stende i suoi bracci a proteggere tutte le genti cui questa piccola terra ha dato vita e nutrimento”.

Croce Tombola Savignano
Foto di Sandra D'apice

Questa croce fu posta sul punto più alto del paese tra il 1963 e il 1973. Fu fortemente voluta dal Signor Giuseppino Membrino, a quei tempi vicesindaco del comune di Savignano, a protezione dello Scalo e dell’intera Valle del Cervaro.

Questa croce si ispira, a mio parere, alle cosiddette “croci di vetta”, che vengono in genere posizionate sulle cime delle montagne, per indicare il raggiungimento della meta, del punto più alto e per “santificare” quei luoghi. In Irpinia se ne possono ammirare diverse da quella di Zungoli sul Monte Molara a quella di Rocca San Felice, fino alla “croce di vetta” sul Monte Terminio, alle tre croci del Monte Calvello e davvero tante altre.

La croce della Tombola di Savignano è ormai un vero e proprio segno distintivo del paese, è la caratteristica che lo contraddistingue dalle altre vette della Valle del Cervaro.

IL BELVEDERE

Belvedere Tombola Savignano
Fonte: Facebook@savignano.irpino

Dal Belvedere Tombola c’è una vista mozzafiato. Da questo vero e proprio osservatorio naturale si può ammirare il nostro dirimpettaio Greci, con cui Savignano, insieme alla Ferrara, ha costituito per lungo tempo un’unica baronia; Camporeale, la sella di Ariano, che separa il versante tirrenico da quello adriatico.

Panchina rossa Savignano
Foto di Ciro Gallo
Panorama Tombola
Foto di Ciro Gallo

Nei giorni di massima visibilità si può scorgere addirittura qualche cima del Matese.

Proprio ai piedi della montagna sorge la Stazione di Savignano, con la sua ferrovia affiancata dal fiume Cervaro.

Stazione Savignano
Foto di Ciro Gallo

Insomma il belvedere offre un panorama e un paesaggio incantevole che mi ricorda le bellissime colline che fanno da sfondo ai dipinti del Perugino o le assolate campagne di Van Gogh.

Ogni volta che mi rifugio in questo angolo del mio paese mi ritorna in mente la poesia di Leopardi l’Infinito, con l’unica differenza che mentre il poeta era costretto ad immaginare gli “interminati spazi”, i “sovrumani silenzi” e la “profondissima quiete” a causa di quella siepe che copriva alla sua vista una buona parte dell’orizzonte più lontano, dalla Tombola non bisogna immaginare nulla, è tutto lì davanti ai nostri occhi.

Autore: Tina Caterino

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