FOTO SALUMI UCCISIONE DEL MAIALE

La tradizione di Capocanale

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Capocanale

Una premessa necessaria.

Il folklore è una cosa seria che deve esser presa sul serio (Antonio Gramsci).

La vera storia dell’uccisione del maiale nella sua pratica e dinamica tradizionale è una storia molto seria, ne consegue che va presa sul serio. Questo è un invito a osservare e cogliere la sapienza dei gesti e dei riti.

Capisco che l’uccisione del maiale è un argomento un po’ particolare, per alcuni addirittura pornografico, scandaloso, nel senso che reca scandalo. E la mia non vuole essere una critica ad alcuna forma di pensiero, ad alcuna idea in merito. Vuole essere un invito alla sospensione del giudizio per qualche attimo per lasciarsi alla pura osservazione.

Uccidere il maiale, a Villanova è una tradizione importante per verificare la solidità della famiglia e offrire agli altri il grado di stima da cui si è circondati.

Questo è dimostrato dal fatto che quasi spontaneamente si forma una specie di carnet, un calendario onde evitare di compiere il “rito sacrificale” contemporaneamente ad altre famiglie costringendo i parenti a rinunziare al piacere di stare a pranzo insieme in un’occasione così importante per il clan familiare.

Quindi non ci si può privare della presenza degli amici o delle persone “importanti” del paese.

Ma veniamo al capocanale.

L’uccisione del maiale, quella tradizionale, avviene come sempre e da sempre la mattina presto, subito dopo l’alba.

E’ un giorno di festa, a tavola si mangia la “cìcola” (grasso di maiale, fritto sino ad indurirsi ed ottimo all’interno di un impasto del pane), la ciambotta ( carne, peperoni sott’aceto, patate cotte nella sugna, in un tegame di terracotta, sul fuoco).

Successivamente a questo giorno di festa, si procede alla preparazione di salsicce, lardo, prosciutti e capicolli. 

Tre giorni successivi all’uccisione si procede alla preparazione del sammucchio: è preparato con riso bollito misto a sangue del maiale, uva passa, garofano, cannella, sale e pinoli. Il tutto è insaccato “ndo le stintine grasse”(gli intestini grassi) e messo a bollire.  Ad evitare che l’involucro si rompa mentre è sul fuoco, esso viene “scavitiato cu nu fierro r’cavìzetta”.

Ma non finisce qui. Non dimentichiamo che, del maiale non si butta via niente. Abbiamo la trippa scaurata: trippa di maiale tagliata e cotta con peperoni piccanti (per attenuare il sapore del maiale) pepe, limone ed aceto. Oppure la trippa chiena: la carne di maiale, preferibilmente la parte vicino al prosciutto, viene tagliata, la si fa friggere e si aggiungono uova, sale e pepe. Con questo ripieno viene riempita la trippa di maiale, cucita con lo spago e fatta cuocere insieme al sammucchio (di cui abbiamo parlato in precedenza). 

L’uccisione del maiale è un antico rito, una festa, anche se un po’ cruenta. Volutamente non mi sono addentrata nei particolari per evitare di far storcere il naso a qualcuno. 

Ma queste sono le nostre radici, la nostra cultura e le nostre tradizioni. 

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