Bambina che lava i vestiti

Le “braccia” e i giochi dei piccoli

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Bambina che lava i vestiti

Ci capita spesso di pensare al passato. Spesso lo facciamo distrattamente, magari per pochi minuti, durante uno dei tanti racconti dei nonni. Si tratta di racconti dettagliati, profondi, a volte perfino ironici. Ascoltandoli ci sembra quasi di comprendere le dinamiche di quei giorni così tanto lontani da noi. Eppure è difficile comprenderle, probabilmente lo sarà per sempre. E’ complicato perché il nostro stile di vita, oggi nel 2020, è tanto distante da quello di 50 o 60 anni fa, che ciò che avveniva in passato ci sembra crudele e impensabile.

Piccoli ma non troppo

Le differenze più profonde tra passato e presente le ritroviamo nell’atteggiamento assunto nei confronti dei bambini. Oggi,  i bambini, com’è giusto, sono considerati e trattati come i più preziosi tra i gioielli. Si cerca di dare loro sempre il meglio, di aiutarli nella crescita seguendoli passo dopo passo. Si punta alla loro istruzione ed educazione, mettendole al primo posto. Talvolta si esagera, persino, facendo barcamenare i piccoli di casa tra lezioni di piano, corsi di lingue straniere, piscina, palestra, scuola calcio…

In passato, a Sant’Angelo dei Lombardi e, mi sento di dire, anche nella maggior parte dei paesi limitrofi, tutto ciò non esisteva.
Ed è vero, la diponibilità economica delle famiglie irpine era molto ridotta rispetto a quella dei giorni nostri, specialmente per quelle realtà familiari la cui economia era basata solo su agricoltura o allevamento.

Ma, al di là della disponibilità economica, le accortezze nei confronti dei bambini, che oggi ci appaiono naturali, non erano contemplate. E non perché non fossero amati, ma perché poco dopo aver superato i 3 o 4 anni, venivano considerati già parte attiva della famiglia. Certo, qualche bimbo frequentava la scuola, ma di solito, la maggior parte dei bambini la abbandonavano dopo primo anno di elementari. 

Ai bambini, infatti, erano affidati compiti che ai loro occhi e a quelli dei genitori potevano apparire come passatempi o giochi, ma che in realtà non erano mai tali. Badare agli animali, portare al pascolo mucche e pecore, partecipare all’uccisione del maiale…i bambini, intorno ai sei/sette anni smettevano di essere tali e diventavano “braccia”.

Le bimbe, allo stesso modo, ricevevano compiti da adulti: badare ai fratellini più piccoli, dare loro da mangiare, fare compagnia alla nonna, lavare i vestiti e trasportarli in pesanti conche.
Diventavano delle piccole mamme, avendo, però, loro stesse bisogno e diritto di essere bimbe. 

Non solo lavoro

Bambini che giocano per strada

Va detto, però, che le giornate dei bambini non si esaurivano nelle ore “lavorative”. Anche loro avevano dei momenti di svago e spensieratezza dedicati al gioco.

Di seguito riporteremo alcuni giochi diffusi a Sant’Angelo dei Lombardi, tra i bambini di una volta.

Giochi per strada

I giochi dei nostri nonni erano ben diversi da quelli a cui siamo abituati oggi. Non c’erano macchinine, bambole, pupazzi… non c’era una stanza della casa dedicata i giochi… la stanza dei giochi dei bambini santangiolesi era la strada.

Lu scaffo

Il sorteggiato coprendosi gli occhi doveva indovinare chi lo schiaffeggiava, stando allo scherzo fin quando non si riusciva a dire il nome dello schiaffeggiatore.

Staccia

Gioco simile alle attuali bocce. Si tirava lontano una pietra, o una mattonella, e si cercava di accostarle, il più possibile, un’altra pietra o mattonella.

Cocozza re morte

Nel periodo autunnale, intorno a novembre, i bambini si dilettavano ad intagliare le zucche ricreando la forma di un teschio, e ad inserirvi una candela accesa. La zucca ottenuta veniva disposta nei vicoli per spaventare i passanti.

Tuzza e bancuni

Il gioco consisteva in monetine percosse su banconi, affinché ricadessero su altre giacenti a terra.

Ieri ed oggi

I giochi finora elencati sono solo alcuni tra quelli più in voga tra i bambini di tanti anni fa. L’elemento che accomuna tutti questi e gli altri giochi è la compagnia. Nessun bambino giocava da solo, nessuno restava chiuso in casa davanti ad una televisione o ad un computer. Non avevano giocattoli, ma avevano fantasia, inventiva… creavano giochi dal nulla, perfino da una moneta…

Siamo tutti d’accordo di vivere in un’epoca agiata, nella quale poter soddisfare quasi ogni capriccio dei nostri bimbi…ma, forse, soprattutto per il loro bene, sarebbe opportuno anche solo ascoltare più attentamente i racconti dei nostri nonni, e chi lo sa, magari, prenderne spunto.

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