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Montefalcione: L’ultima alba di un soldato irpino

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Guerriero montefalcionese
Disegno di Pellegrino Capobianco ©

Bentornati!

Torniamo, insieme ad Irpinia World, nella terra di Montefalcione, questa volta per raccontarne un frammento di storia non tramite un luogo, ma attraverso un oggetto. Un oggetto rimasto sepolto per secoli, tornato in superficie per mostrarci ancora una volta il nostro profondo legame con questa terra.

Alcuni mesi fa un caro amico di famiglia mi invitò  a fargli visita. Aveva qualcosa da mostrarci, mi disse; qualcosa che aveva a che fare con la mia passione per la Storia. Quando mi ritrovai di fronte alla sua collezione*, c’era da non credere ai miei occhi. Secoli di storia locale erano racchiusi in una serie di straordinari oggetti. Alcuni donategli, altri da lui stesso ritrovati, erano tutti reperti provenienti dal territorio del nostro comune. Un reperto in particolare attrasse la mia attenzione. L’ospite mi passò questo piccolo artefatto in metallo, probabilmente bronzo.

Lo riconobbi anche prima di averlo tra le dita. Ne avevo letto spesso, ma mai prima ne avevo associato l’essenza con casa, non in modo cosi diretto. Era un frammento di fibbia decorata, parte di un cinturone di armatura. Probabilmente quanto rimaneva di un corredo funerario Irpino-Sannita. La tomba di un guerriero. Era onore che spettava a chi scendeva in battaglia l’essere seppelliti con le proprie armi.

Cinturone Guerriero Sannita
Foto d'archivio

Toccavo l’oggetto come se fosse fatto di cristallo, quasi fosse una reliquia sacra. A guardarne i dettagli, i perni che lo fissavano al cinturone, i ganci che stringevano insieme il tutto prima della battaglia, l’immagine dell’antico proprietario cominciava a formarmisi nella mente.

C’era la forma di un gufo incisa sulla fibbia, simbolo di Atena. Quella singola immagine raccontava di come la cultura greca aveva raggiunto la nostra penisola e si era diffusa tra le popolazioni italiche, prima che Roma estendesse il suo dominio e le inglobasse tutte. E ne raccontava un’altra di storia, più personale. Atena era dea sella saggezza, ma anche protettrice dei soldati. Sebbene provenienti da terre lontane, queste credenze avevano messo radici nei cuori delle genti irpine, quando il messia dei cristiani era ancora solo una profezia del futuro remoto. Quell’ immagine era simbolo della fede di questo antico soldato, di speranze affidate a divinità scomparse che un tempo dominavano la sfera spirituale della nostra terra.

Pietracupa

Dopo quell’esperienza visitai Pietracupa, l’area di Montefalcione in cui l’oggetto era stato ritrovato. Era lì che riposava il soldato, seppellito da irpino e nel tempo divenuto caduto Montefalcionese.

Pietracupa
Pietracupa

Questo lato della collina, oggi ricoperto di viti, probabilmente non era molto diverso nei giorni in cui il soldato ancora viveva.  Affacciato sulle curve di un piccolo affluente del fiume Sabato, questo angolo di casa si estende verso un ampio panorama che attraversa le valli e arriva fino al monte Tuoro. Non viene difficile immaginare la fame di libertà che un luogo come questo può instaurare nel cuore di uomini e donne. Il soldato era figlio di queste colline. Posate le armi era uomo di terra, uomo di famiglia, di braccia robuste che avevano amato e avevano difeso.

E penso che è forse da qui che quel soldato ebbe l’opportunità di godersi la sua ultima alba. Il sole che si alzava ad illuminare la terra in cui era cresciuto, a cui era indissolubilmente legato e che aveva promesso di proteggere, ad ogni costo. Respiro gli odori dell’Irpinia trasportati dal vento, lo stesso che riempì quei polmoni di secoli addietro, carichi di amore per questi profumi, carichi di tensione per il destino che si affacciava tra le colline. L’ultimo giorno, prima che sangue e sudore reclamassero il prezzo della sua promessa, lo immagino come questo giorno di sole e blu intenso, un ultimo atto di seduzione di questa terra che ti innamora l’anima. E spero che quel soldato, irpino e montefalcionese, abbia trovato la pace.

Articolo di Davide Lepore

*la figura del collezionista è romanticizzata e frutto della fantasia dell’autore

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