Veduta Castello di Monteforte dal Borgo

Monteforte e i suoi quartieri: Borgo,vita all’ombra del Castello

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Veduta Castello di Monteforte dal Borgo
Foto di Vincenzo Gennarelli

Continua la nostra passeggiata tra le contrade del Palio di Monteforte: oggi è il turno del Borgo, da sempre popolato da abili contadini e manovali al servizio del Principe di turno. In più coglieremo l’occasione per dare spazio a qualche riferimento storico più recente e puntuale sulle vicende del Palio e del Castello.

Il"Borgo": il quartiere del popolo

Se è possibile differenziare un luogo del cuore da un altro luogo del cuore, è arrivato per me il momento di farlo! Se Lauro e il suo Castello mi hanno vista crescere, il Castello di Monteforte mi vedrà proseguire la mia vita adulta e in più lo vedrà fare proprio dal “Borgo”, quartiere dove andrò ad abitare tra qualche settimana.

stendardo borgo Monteforte Irpino
Foto gentilmente concessa da Antonello Capone

A parte l’emozione personale, è bene ricordare che questa piccola parte di Monteforte, era considerata la parte meno abbiente della cittadina. Essa si estende partendo idealmente dai piedi del Castello, fino a giungere al tratto di strada nazionale che lo separa dal centro del paese. A popolarla erano per lo più contadini o personale impiegato nello svolgimento delle mansioni quotidiane del Castello.

O' "Vurvo"

Il termine dialettale con cui era conosciuto – “O’ Vurvo” – lascia intendere una chiara derivazione latina che si è perfettamente tramandata fino ai nostri giorni. Il “borgo” o “sobborgo” ci dà proprio indicazioni su chi abitasse quelle terre a ridosso della cinta muraria del Castello.

quartiere del borgo Monteforte Irpino
Foto di Vincenzo Gennarelli

I popolani montefortesi – i cui tratti del volto talvolta immagino di poter scorgere in quelli dei miei vicini o dei passanti – trascorrevano la loro vita all’ombra del Castello. Essi coltivavano le curti limitrofe ai fondi principeschi e i fondi stessi per garantirsi il sostentamento. 

Schiacciati dal Signorotto di turno, i contadini, la pelle e le mani arse dal sole e dalla fatica, erano sempre alla ricerca di escamotage, di quel lampo di genio utile a mettere il piatto a tavola. Insomma, quello che noi oggi chiamiamo “saggezza contadina”.

Abili contadini e scaltri commercianti

Grazie al loro ingegno, molte attività hanno raggiunto un grado di caratterizzazione tale da renderle peculiari del paese. Infatti nel Borgo si sviluppa una fiorente attività di raccolta e lavorazione del fieno e anche di produzione di fascine di legno, raccolta di frutti di bosco, frutta secca e funghi, produzione di vino e pasta. Esso forniva anche una quota importante di manodopera nel commercio collegato alle “neviere”. Grazie a quest’ultime, si poteva usufruire di quello che per noi è banalissimo ghiaccio, ma che allora era un bene raro e prezioso.

Fornitura della neve
Foto di avellinesi.it

Monteforte, come ho ricordato più volte – se vuoi saperne di più leggi qui – era un paese strategico perché tappa obbligata per chi voleva recarsi in pellegrinaggio da “Mamma Schiavona” a Montevergine. Avere qualcosa da offrire ai pellegrini, poteva rendere i contadini dei piccoli “imprenditori”.

All'ombra del Castello...

Affacciandomi al balcone di quella che sarà la mia nuova casa, mi ritrovo proprio ai piedi del Castello. Fantastico su come potesse sentirsi una persona come me a quell’epoca, intenta a contemplarlo, mentre magari al suo interno si tenevano feste e ricevimenti.

Torre del Castello di Monteforte
Foto di Valentina Manna

Quando facevo riferimento all’espressione “Una vita all’ombra del Castello” intendevo questo! La grande Storia ci passa accanto e spesso, presi dalla quotidianità o dall’istinto di sopravvivenza, ne restiamo fuori, non ne siamo i protagonisti.

Probabilmente qualche giovane contadino lo avrà pensato, magari qualche altro avrà preferito andare a dormire per recuperare le forze per la prossima giornata di lavoro. Questo non ci è dato saperlo!

Un nuovo punto di vista sulla Storia

Tuttavia, desidero cogliere questa opportunità per offrire un altro punto di vista sulla storia di Monteforte e del suo Castello. Per questo ringrazio il Prof. Armando Montefusco, che mi ha concesso i “frutti” della sua minuziosissima ricerca sulla Storia irpina e, in particolar modo, quella che riguarda Monteforte. – Se vuoi leggere i miei precedenti articoli sul tema clicca qui e qui –

Palio di San Martino Monteforte Irpino
Foto de Il Paese.it

Secondo la ricostruzione del Prof. Montefusco la presenza longobarda sul territorio montefortese è stata molto debole tanto da essere sostituita tacitamente e senza conseguenze particolari da quella normanna. 

Sono stati proprio i francesi, provenendo dall’avamposto Forinese e dal suo Castello, ad edificare col consenso di Ruggero Sanseverino il Castello Montefortese verso la fine dell’XI secolo. Essi attribuirono anche al paese il suo attuale nome (in francese Montfort). L’edificio aveva il compito di presidiare la via di comunicazione che collegava Nola ad Avellino. Il suo primo nobile abitante attestato è Riccardo figlio di Raone, che descrive sè stesso con il titolo di “Signore di Monteforte”.

Palio o ligio omaggio?

Guglielmo il Carbone, figlio di Riccardo, a cui comunemente viene attribuita la paternità del palio, in realtà altro non farà che rendere il “ligio omaggio” a Roberto Sanseverino alla morte del genitore. Il ligio omaggio consisteva in una cerimonia in cui si giurava fedeltà al Signore e ci si assicurava di ricevere in eredità i beni paterni.

Ligio omaggio nel feudalesimo
Foto di Wikipedia

Il Palium Sancti Martini altro non è che una rivisitazione di questo avvenimento che si svolse il 20 gennaio del 1109 nel Castello di Montoro. Per chi fosse interessato ad approfondire l’argomento consiglio la lettura del testo “Contributi per la storia dell’Irpinia – Volume Primo-” del Prof. Montefusco. Per saperne di più clicca qui.

Il Borgo oggi

Oggi, il Borgo di Monteforte, seppure abbia conservato la sua posizione ai piedi del Castello, ha sicuramente perso quella sua vocazione “popolare” o “popolana”. Dopo essere stata per anni un luogo abbandonato, negli ultimi anni è stata riqualificata con numerosi edifici di nuova costruzione e una piccola piazza dotata di panchine. Percorrendo la salita che lo divide in due è bello notare una incantevole fusione tra contemporaneo e antico, tra edifici nuovi, solidi, che parlano di futuro e tra casette antiche, un po’ dimesse ma che testimoniano il passaggio della storia, che seppur sembra sfiorarci di striscio, lascia inevitabilmente un segno su noi tutti. A metà della salita che dalla Nazionale porta alla parte più in alto del borgo sulla sinistra inizia un piccolo sentiero che conduce alla Portella: che ne dite se la prossima volta ci rechiamo lì?

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