Fulmini e saette

Una primavera anomala

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Fulmini e saette
Fotografia di Armando Trodella

Accompagnato dalla musica delle mie cuffie, in questo fresco pomeriggio di primavera, mi sono affacciato dal balcone della mia camera da letto, ho chiuso gli occhi e mi sono lasciato trasportare dalla freschezza del vento che soffia forte sulla mia pelle. Ho contemplato per qualche minuto il profumo della primavera ed è stato incantevole, i fiori di geranio posti sul davanzale della mia vicina di casa diffondono nell’aria un aroma stupendo, non avrei mai immaginato che la natura fosse così incantevole.

Assordante silenzio

Spengo il cellulare, mi tolgo le cuffiette e resto ad ascoltare il cupo rumore del silenzio, che si propaga per migliaia di metri. Quanto è brutto questo suono, è stano sentirlo qui, nel mio paese, a Lapio. La quotidianità lapiana difficilmente assapora l’amarezza di questa tranquillità, che normalmente viene interrotta dai discorsi delle comari del paesino oppure dalle dolci risa delle ragazze che passeggiano nelle viottole del paese negli uggiosi pomeriggi di maggio. Quanto è triste questo silenzio; non è degno del mio paese, non è paragonabile al baccano dei ragazzini durante i lunghi pomeriggi di primavera, quando una passeggiata è d’obbligo, quando quella camminata nel mio piccolo grande borgo mi fa contemplare i profumi e i sapori di una tradizione campagnola, figlia della cultura contadina che oggi stiamo dimenticando…

Boato spettrale

Dopo qualche minuto sento cadere sulla mia mano destra, posta sulla ringhiera della balconata, una goccia, poi seguita da tante altre. D’un tratto il cupo silenzio viene interrotto dal martellante suono della pioggia battente, che anticipa di poco lo spaventoso boato dei fulmini. Questo scorcio climatico, tipico dei migliori film horror, offre spunti di riflessione incredibili.

In questo difficile momento storico tutto viene visto sotto un’altra prospettiva. L’assenza delle vecchie abitudini, della routine quotidiana, delle solite strade, dei soliti negozi e delle solite emozioni giornaliere, vissute nel mio piccolo paesello ha lasciato un vuoto in me. 

Temporale a Lapio
Fotografia di Armando Trodella

Quella vita monotona, tanto criticata da noi adolescenti sembra mancarmi, con tutti i suoi pregi e i suoi difetti. In questo momento vorrei tanto ritornare a quella vecchia, semplice e piatta esistenza, fatta di piccole e grandi emozioni.

Adesso avrei bisogno di salire sul ponte Principe e ammirare lo struggente panorama che la natura offre; adesso vorrei disperdermi tra la folla al Fiano Love Fest e lamentarmi della coda che si forma davanti ad ogni stand; ora desidero tanto perdermi tra le campagne agresti del mio paese, insieme ai miei amici di sempre. Vorrei tanto vivere quella tranquillità giornaliera, che adesso non possiamo contemplare. Non avrei mai immaginato che la semplicità paesana fosse così importante per me.

Questa che stiamo vivendo è una pagina di storia difficile non solo per la comunità di Lapio, ma per tutto il mondo. La quarantena forzata, che siamo costretti a vivere rappresenta l’amara  e indispensabile medicina che dobbiamo prendere. La pioggia battente che ormai da mesi accompagna le nostre giornate ben presto cesserà, e in quel momento tornerà a splendere il sole e rinasceremo, come le fenici, dalle nostre ceneri. 

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