Venticano

Venticano, un anno dopo

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Venticano
Non vedo l'ora di potermi assembrare, ridere senza nascondere il sorriso, saltare, cantare, ballare e mettermi in posa con tutta questa bella gente.

Venticano, un anno dopo è un tributo alla mia comunità. Venticano, un anno dopo è con le medesime paure e preoccupazioni. Angoscia, stanchezza e voglia di riprendersi la propria vita, sono quei sentimenti che predominano in tutti: bambini, giovani, adulti e anziani. Abbiamo riscoperto la bellezza di stare in famiglia, e di godere per le piccole cose. Abbiamo imparato il rispetto per l’altro. Abbiamo imparato a sorridere con gli occhi, e ad essere gentili con tutti. Abbiamo imparato a provare gioia e contentezza nel rivedere gente, amici e conoscenti. Abbiamo riscoperto cosa significa essere una comunità. 

A me manca...

Però… Però a me manca uscire con gli amici, ma con quella spensieratezza di sempre. Mi manca abbracciare i miei nonni Ballare e cantare, tutti sudati, sotto ad un palco. Mi manca brindare con i miei amici a 50 dentro ad un bar. Mi manca andare a quelle maledette feste di paese, nei fiumi di gente, e maledire di esserci andata. Mi manca la Fiera, il Zompa ca te passa, la Giornata della gioventù, la Sagra e il 7 e 8 settembre. Mi è mancata la sagra di Taurasi, la festa a Mirabella e “lu feston” di Grottaminarda. Mi mancano le cene con gli amici, quelle dentro casa e quelle nei ristoranti. Mi mancano gli assembramenti. Mi mancano quelle belle tavolate in famiglia, il piatto comune, la scarpetta nella stessa pentola. Mi manca la Pasqua, la Pasquetta, il Ferragosto, il Natale e il Capodanno. Mi manca dare una stretta di mano. Addirittura mi manca andare in palestra ed allenarmi con un bel gruppo di gente. Mi manca il cinema, i pop corn e la coca cola. Mi manca tutto quello che prima era la quotidianità, e che prima consideravo “monotono”. Ma che ora mi manca, mi manca tremendamente.  

“Per me è stata l’occasione di rivivere Venticano a pieno, escludendo ovviamente i primi mesi di Pandemia. Ho visto il nostro Paese rinascere e riemergere sotto alcuni aspetti e morire sotto altri. La cosa che rimpiango maggiormente è stata sicuramente l’impossibilità di organizzare manifestazioni con il Forum, prima su tutte la GDG. Momenti che ora desidero tantissimo. Mi sono mancati tanto quei giorni in cui riuscivamo a vivere e condividere emozioni di ogni tipo, e che soprattutto mostravano cosa sono realmente i ragazzi a Venticano”. Gerardo, 23 anni.

“Instabilità e incertezza. Definirei così il 2020.
Nonostante le mille difficoltà di quest’anno, è stato un momento per non sottovalutare le piccole cose. Ci lamentavamo tanto della normalità, della quotidianità e forse, ora, avremmo bisogno solo delle nostre abitudini. Ci penso spesso, soprattutto quando vedo mia madre tornare stanca da un turno infinito di ore dall’ospedale.
Non c’è una cosa che mi manca particolarmente, ma tutto mi manca allo stesso modo: una cena con gli amici, un viaggio, la tanto attesa giornata della gioventù, mia madre a casa, i vicoli di Napoli e i concerti.
Mi mancano, più di tutti, i momenti trascorsi insieme agli amici: spensierati, felici e preziosi.
Con responsabilità e attenzione, noi giovani, cerchiamo di condividere le cose che possiamo: sono anche questo i ragazzi di Venticano!” Francesca, 21 anni.

“Quest’ultimo anno è stato duro, ma anche una sfida per me stesso, e per coloro che mi circondano.
Ho dovuto riadattare tutte le mie abitudini, e le mie non abitudini, in nuovi schemi.
Ho dovuto gestire il mio tempo, in modi per me prima impensabili.
Ho dovuto rimodellare le relazioni sociali ed affettive, dovendo dare più peso ai miei gesti.
Ho dovuto fare più conti con me stesso, dopo ennesime partite a tressette, per cercare di vivere meglio i cambiamenti.
In quest’ultimo anno, son dovuto scendere a continui compromessi, per poter vivere.” Damiano, 21 anni.

“Vivere in un paesino di circa 3000 abitanti durante una pandemia mondiale ha sicuramente i suoi vantaggi ma anche i suoi svantaggi. Uno tra tanti, in un momento storico come questo in cui si fa appello alla responsabilità civile del singolo ed il consueto è proibito, le nostre azioni sono continuamente sottoposte ad una gogna mediatica. L’essere positivi al covid diventa quasi una colpa ed è visto come il frutto dell’irresponsabilità del singolo ma anche di chi lo circonda. È di per sé chiaro, che dal punto di vista psicologico non è di certo il massimo.” Chiara, 24 anni.

Reseconto di un anno di pandemia.

Non è stato facile, o meglio non è facile. La paura era tanta, troppa, soprattutto nei primi mesi. Ci siamo rinchiusi credendo che tutto questo potesse finire in quei famosi quindici giorni. Ma in realtà sapevamo che non fosse stato così. Abbiamo pianto, cantato dai balconi, cercato di festeggiare, fingendo che tutto andasse bene. Il “libera tutti” dell’ estate e il “tana per tutti” autunnale. L’arrivo del vaccino e quella consapevolezza che ti porta a chiedere “e a me quando lo faranno mai?”, le diverse varianti, e di nuovo covid – covid – covid. 

E’ passato un anno, ma è come se ne fossero passati quattro. Le giornate sono interminabili. La paura c’è, e ci sarà fino a quando questo maledetto virus circolerà. Qualsiasi piccola e futile leggerezza può essere una condanna. Una cosa necessariamente abbiamo imparato dopo un anno di pandemia, che nessuno di noi è immune.

#Insiemecelaferemo #mettiunpodimusicaleggeranelsilenzioassordante

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