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Lauro, Palazzo Pignatelli

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La Terra di Lauro, come ho già ripetutamente affermato,  custodisce  preziosi gioielli, testimoni del suo glorioso passato e delle vicende, spesso fauste e talvolta meno, che ne hanno scritto quella storia che oggi, grazie all’impegno degli studiosi, siamo in grado di ricostruire e decantare.

Così oggi ho deciso di raccontarvi un’epoca a me molto cara, quella degli illuminati Marchesi Pignatelli … accennando alle loro opere e soprattutto “presentando” un tesoro rinascimentale che adorna la nostra bella Lauro, Palazzo Pignatelli.

stemma pignatelli

I Marchesi Pignatelli

I Pignatelli, prestigiosa famiglia della nobiltà partenopea, successero nel governo di Lauro ai Conti Orsini di Nola: nel 1541 Maria Sanseverino, vedova di Enrico Orsini cedette a Scipione Pignatelli il feudo di Lauro e qui cominciò la gloriosa era dei Pignatelli che in meno di un secolo di amministrazione donarono lustro, magnificenza e splendore alla nostra terra inondandola di arte e bellezza.

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Scatto di Tilde Schiavone

I Pignatelli e Lauro

Novantuno anni regnarono i Marchesi Pignatelli sulla Terra di Lauro, visto che nel 1632 cedettero per problemi economici il feudo ai Lancellotti, ma importantissime furono le opere da essi in poco tempo realizzate: nel 1553 fu avviato un considerevole restauro del Castello con la realizzazione ai piedi di esso (nel luogo ove attualmente sorge Piazza Lancellotti) dei maestosi e leggendari giardini rinascimentali arricchiti da bellissime fontane zampillanti … e l’edificazione dell’imponente  torrione occidentale dai 200 scalini voluta da Scipione (che morì, si dice, proprio cadendo da uno dei suddetti scalini) aveva la funzione di collegare direttamente tale meraviglia al maniero. E poi … il Palazzo … il magnifico Palazzo teatro di bellezza e cultura.

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Scatto di Tilde Schiavone

Il Complesso Monumentale delle Rocchettine

Il Complesso Monumentale delle Rocchettine di Lauro è ubicato nella piccola e silenziosa Piazza Nobile, esso, dopo i recenti restauri promossi dal Comune di Lauro, ha acquisito nuova importanza e splendore e, oltre a custodire preziosi monumenti, si presenta come impianto polifunzionale i cui vasti spazi esterni, in particolare, ospitano eventi di ogni genere.

L’ingresso è costituito da un ampio fornice con arco a tutto sesto dopo aver attraversato il quale ci si ritrova in uno spazioso cortile da cui è possibile godere di una splendida veduta dell’ Abbadia di Sant’Angelo, monumento benedettino  dell’ XI secolo, sulla sinistra invece l’accesso vero e proprio al rinascimentale Palazzo Pignatelli.

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Fonte: Libro pietra per pietra P. Moschiano

Il Palazzo Pignatelli

Il Palazzo assume l’attuale denominazione negli anni ’80 quando durante i lavori di ristrutturazione post-terremoto comparvero le decorazioni a grottesche che lo caratterizzano, tra le quali campeggia lo stemma dei Marchesi Pignatelli costituito da tre pignatte.

Tali decorazioni, tipiche del periodo rinascimentale, collegano la struttura al periodo in cui i Pignatelli regnarono sulla Terra di Lauro e la particolarità di tali affreschi che ornavano ogni stanza della residenza signorile fa presupporre che questo fosse il luogo della fiorente Accademia letteraria di cui parla Giuseppe Del Cappellano nel suo prezioso Trattato: “A quei tempi fioriva veramente Lauro de bei ingegni e vi era in piedi l’Accademia che durò per moltissimi anni

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Fonte: Fb @severino santorelli

Dove erano finite le grottesche?

Perché, ci si chiede, questi splendidi decori erano a noi sconosciuti fino agli anni della ristrutturazione? La risposta è semplice e immediata e riguarda la morale: quando i Lancellotti, romani di nobiltà papalina, entrarono in possesso del feudo di Lauro il nostro bel palazzo cessò di essere dimora signorile divenendo sede conventuale e così le splendide decorazioni a grottesche presenti nelle stanze dell’edificio, che  ispirandosi alla domus aurea di Nerone presentavano immagini mitologiche, mostri, personaggi antropomorfi,  era impensabile potessero adornare gli ambienti di un convento, vennero perciò nascoste e coperte con l’intonaco, intonaco che di sicuro ha protetto e preservato per secoli  cotanta bellezza rivelandocela poi con l’aiuto del destino.

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Fonte: Fb @pro loco lauro

Complesso monasteriale di Gesù e Maria

Adiacente al Palazzo Pignatelli è il Complesso Monasteriale di Gesù e Maria, composto dalla Chiesa e dal Monastero.

Si ritiene che la sua origine risalga alla prima metà del XIV sec per volere di Nicola Orsini che decise la fondazione del Collegio delle Rocchettine Lateranensi di Sant’Agostino. Successivamente le Canonichesse dovettero abbandonare a causa di frequenti allagamenti il Convento e furono ospitate per un certo periodo al Castello finchè il Conte Nicola di Pitigliano non concesse, al posto del precedente fatiscente convento, la fondazione del Monastero di Gesù e Maria, che accettava esclusivamente gentildonne in grado di versare una cospicua dote.

A ridosso del Monastero sorge la Chiesa Gesù e Maria impreziosita dalla bella tela del Mozzillo raffigurante Sant’Agostino e Santa Scolastica datata 1774 che domina il soffitto.

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Fonte: fondazioneterradotranto.it

Ascanio Pignatelli

Parlando dei Pignatelli non si può non menzionare Ascanio, figlio di Scipione e di Isabella Caracciolo. Egli, poeta, letterato e autore delle Rime  fu amico di personaggi illustri quali Tommaso Costo, Torquato Tasso, Giambattista Marino … e contribuì ad illuminare con la sua arte e le sue conoscenze la Lauro pignatelliana. Morì cadendo da cavallo durante un torneo.

A conclusione di questo articolo, come omaggio, ho deciso di condividere  il lamento funebre ad egli dedicato da Giambattista Marino e incluso nelle Rime Lugubri:

Del signor Ascanio Pignatelli, duca di Bisacci e poeta famoso.

ASCANIO, ASCANIO è morto; in picciol vaso

del gran poeta inceneriscon l’ossa;

a sì grave di Morte aspra percossa

d’ogni suo pregio il mondo orbo è rimaso.

Tu cui di Pindo il coro e di Parnaso,

Febo, soggiace, ahi come in nera fossa

tua luce d’ogni onor vedova e scossa

seco non chiudi in sempiterno occaso?

Ma s’egli è ver che la tua mano e l’arte

dar può salute altrui, come non fue

presta a campar da morte il sacro ingegno?

Forse invidia portasti a le sue carte,

ché sai ben tu se l’alte note sue

parer fean spesso il tuo cantar men degno.

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