Immagine simposio - Fontanarosa

Fontanarosa: il 6° Simposio Internazionale di Scultura

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Immagine simposio - Fontanarosa

Cos'è un Simpsosio?

Ci piace dire che Fontanarosa sia la culla dell’artigianato irpino, perché qui la lavorazione della paglia e della pietra hanno da sempre una grande importanza. L’arte, interesse predominante della popolazione nativa, rappresenta l’espressione e la crescita socio-culturale del paese. Proprio per questo, dopo avervi fatto conoscere cosa c’è dietro la realizzazione del carro in uno dei nostri precedenti articoli, oggi vorremmo portarvi con noi alla scoperta del 6° simposio internazionale di scultura, che abbiamo avuto il piacere di ospitare dal 24 settembre al 04 ottobre 2020.
Un simposio è un’esperienza unica che unisce scultori provenienti da tutto il mondo e gli permette di lavorare uno di fianco all’altro, condividendo aspetti tecnici e conviviali. 
Come per gli artisti, anche per il pubblico questo è un evento da non perdere, poiché dà l’opportunità di osservare da vicino l’evoluzione dell’intero processo creativo che dà vita all’opera d’arte.
Simposio Fontanarosa - Lavori
Foto di Michele Colucciello

Questa edizione è stata affidata alla direzione dell’architetto Silvio Cosato e il Comitato tecnico-scientifico includeva lo scultore Egidio Iovanna, l’Architetto Paola Carta e la Dottoressa Giovanna Di Talia. Gli artisti partecipanti sono: Francesca Bernardini, Alessandro Canu, Verena Mayer-Tasch e Francesco Mazzotta. Le quattro sculture realizzate verranno installate in zone differenti del paese  e arricchiranno il patrimonio artistico di Fontanarosa.

Nell’immagine che segue potrete ammirare le quattro opere complete. Da sinistra verso destra troviamo: 

  • “Punto di contatto”: quello che ha voluto rappresentare l’artista Francesco Mazzotta nella sua opera sono due forze, una che ci avvicina e una che ci allontana. La sua idea è nata in questi mesi in cui tutto il mondo è stato travolto dalla pandemia dovuta al coronavirus. Le nostre vite sono cambiate da un giorno all’altro in modo radicale, siamo rimasti per lungo tempo chiusi in casa e abbiamo provato per la prima volta cosa volesse dire avere lontano le persone a noi più care e non poter far nulla per riabbracciarle. La forza che ci allontana, la nostra impotenza di fronte all’impetuosità con cui il covid si è diffuso con prepotenza cambiando ogni nostra piccola abitudine. La forza che ci avvicina, il desiderio impellente degli abbracci, dei baci, la voglia di condividere la nostra quotidianità con gli altri, di incontrare persone nuove. Un vortice di emozioni contrastanti, una guerra continua tra il desiderio di ciò che il virus ci ha tolto e la razionalità, tra ciò che vogliamo e ciò che invece è eticamente giusto fare nella situazione in cui siamo stati catapultati.
  • “Vestito”:
    Verena con la sua opera ha voluto riprodurre un oggetto di vita quotidiana (un abito da donna, come suggerisce il titolo) ispirandosi però alle forme degli origami. Ha lavorato il suo blocco di pietra modellandolo proprio come noi avremmo fatto con un semplice foglio, creando così una contrapposizione tra la “leggerezza” della carta, con cui si realizzando gli origami, e la “pesantezza” della pietra utilizzata per la scultura. L’immaginazione è la chiave di lettura che definisce l’artista, la cura dei dettagli è quello che fa la differenza nelle sue opere. Grazie alla rappresentazione così minuziosa e realistica, guardando l’opera emergono ricordi e sensazioni legati a quello che è considerato un semplice oggetto quotidiano.
    Realtà e immaginazione si intrecciano in giochi di luce e ombre, come la sarta che con dedizione cuce il vestito, con fluidità e dolcezza l’artista scolpisce la pietra.
    Che sia realtà onirica o meno “Vestito” è il risultato dell’espressione della materia.
  • “Faccia a faccia”: Francesca Bernardini, con la sua opera, ha voluto rappresentare due “nidi” (tema che da sempre la contraddistingue) che metaforicamente simboleggiano due esseri umani nell’atto del dialogo. Dialogo che l’artista ritiene fondamentale nella società moderna, ma che sta venendo meno a causa della presenza costante nelle nostre vite dei ‘social network’ e, quindi, della comunicazione virtuale. Quest’ultima va a discapito del parlarsi “faccia a faccia”, del guardarsi negli occhi e capirsi con gli sguardi, del confrontarsi con popoli e culture diverse. Di questo parla la scultura dell’artista: dell’importanza del dialogo!
  • “Loto”:
    forme geometriche mescolate tra loro per riprodurre la natura, questo è quello che l’artista Alessandro Canu voleva ottenere con la realizzazione della sua opera “loto”. È certamente interessante come l’artista abbia saputo riprodurre il fiore senza privarlo della sua delicatezza, nonostante egli partisse da forme rigide quali i solidi.
    Essenzialità e linearità sono alla base di questa composizione.
Opere complete - Simposio Fontanarosa
Foto di Michele Colucciello
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