Giovanni Palatucci: un eroe, un uomo giusto, un beato montellese

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In questo accompagnarvi per Montella abbiamo incontrato monumenti, scoperto prodotti e piatti tipici, tradizioni e spettacoli naturali. Ma Montella ha generato anche tantissime personalità delle quali pian piano vi racconterò la vita e le opere. Ma non potevo non avviare questa “nuova sezione” che con Giovanni Palatucci.

La mia conoscenza e il mio incontro con questo eroe, giusto tra i popoli e tra le nazioni, nasce per caso, a casa, con un libro che sul finire degli anni 80 vide diverse ristampe: “A Dachau, per amore – Giovanni Palatucci” di Goffredo Raimo. E mi chiedevo cosa fosse questo Dachau (che all’epoca delle scuole elementari io non ero in grado di pronunciare) e chi era quell’uomo austero in copertina. Mia nonna mi raccontò che quella foto in bianco e nero era di Giovanni Palatucci, un suo cugino, che aveva salvato tante persone durante la guerra. Una spiegazione semplice ed adeguata per un bambino. Mio padre mi spiegò poi che Dachau era “un campo di concentramento, come quello del film ‘la vita è bella’”. La scuola, negli anni, mi ha fortunatamente fornito la storia e altre informazioni. Ma la vera consapevolezza della figura e dell’opera eroica di Giovanni Palatucci credo si sia realmente sviluppata a Montella nella seconda metà degli anni 90. Quando gli venne intitolata una nuova piazza, Rai produsse il film, iniziammo a celebrare la “giornata della memoria” e personalità locali come Don Franco Celetta, Antonio De Simone Palatucci, Angelo Picariello, tra i tanti altri, misero a disposizione storie, aneddoti e informazioni con libri e pubblicazioni davvero interessanti, e anche i loro archivi fotografici sull’ultimo questore di Fiume Italiana.  Nel tempo non sono mancate raccolte di testimonianze, articoli, iniziative e tanto altro di cui vi parlerò tra poco.

“Ci vogliono dare a intendere che il cuore sia solo un muscolo e ci vogliono impedire di fare quello che il cuore e la nostra religione ci dettano”
Dott. Giovanni Palatucci
Questore

Giovanni palatucci, la vita e la formazione

Il 29 maggio 1909, nel rione Fondana, nasceva Giovanni Palatucci in una famiglia molto religiosa che influenzerà la sua formazione. La casa non è più visibile. Danneggiata dal terremoto del 1980 fu ricostruita, ma una targa ricorda l’avvenimento. Nel libero “A Dachau, per amore” leggiamo: Egli con il suo amico il dottor Feliciano Ricciardelli, raccontava ogni giorno le bellezze del suo paese, la sua Montella.

Giovanni vive la prima guerra mondiale dalla quasi tranquillità di Montella, studia, e si trasferisce a Salerno per conseguire la maturità nel liceo “Torquato Tasso”. Nel 1930 è già iscritto all’università a Napoli, ma compie il servizio militare a Moncalieri (TO). Trasferisce la sua iscrizione alla facoltà di Giurisprudenza di Torino dove si laurea nel 1932 a 23 anni. Supera gli esami da procuratore e si iscrive all’Albo degli Avvocati e Procuratori di Ivrea. Il padre, e il resto della famiglia, avevano preventivato una vita diversa per Giovanni, lo volevano avvocato qui a Montella. Convinto di dover servire con la legge i meno fortunati, entra in Polizia.

Giovanni Palatucci a Montella con la nonna Carmela

Dott. Giovanni Palatucci, Questore

Nel 1936 vince il concorso e diventa questore di Genova, ma nel 1937 critica la Polizia, e quindi lo Stato ed il Fascismo stesso, in un articolo di un giornale locale. Fu così inviato “al confine” il 15 novembre dello stesse anno, a Fiume, all’epoca Italiana, come responsabile dell’ufficio stranieri. Qui si fa ancora notare dagli ispettori ministeriali perché l’ufficio e la sua gestione risultano “disordinati e confusionari” e Giovanni viene definito “spendaccione”. Nel 1938 al “manifesto della razza” seguiranno le leggi che mettono fine alla tolleranza degli ebrei sul suolo italiano. Fiume si consolida come crocevia di popoli, nazioni, culture e… fughe. E al centro di tutto ciò c’è l’ufficio stranieri della questura, il centro di una fitta rete di amici, conoscenti e anche colleghi che permisero a Giovanni di tenere anche quel caos documentale dell’archivio con lo scopo di occultare e disperdere indagini sugli ebrei e le spese gonfiate servivano quasi sicuramente a racimolare fondi per pagare gli scafisti che portavano a largo gli esuli per farli imbarcare di nascosto sulle navi greche che li avrebbero portati in Israele. Nell’ufficio del Palatucci era facile trovare lascia passare, visti, e certificati noti all’epoca come tessere di frontiera e persino tessere annonarie per dotare chi fuggiva di indumenti e scarpe per non essere facilmente notati. Questa “arte” andò avanti a Fiume per circa sette anni. Non smette mai, Giovanni di pregare, meditare e di scrivere alla famiglia. Nelle sue lettere racconta del suo rapporto con l’istituzione che rappresenta, della sua battaglia interiore nell’applicare la legge e di raggirarla allo stesso tempo. Diventa martire rendendosi colpevole consciamente di trasgredire la legge degli uomini, che lui non condivide, ubbidendo alla sua coscienza e non alle norme che conosce e sfrutta per fare il bene.

Si crea un corridoio (segreto e clandestino) umanitario, diremmo oggi, che all’epoca lo stesso questore Palatucci aveva definito “ponte sul fiume Eneo”.

Durante questi anni un’altra figura arriva in aiuto di Giovanni, lo zio Giuseppe Maria Palatucci. Vescovo di Campagna riuscì a mettere in salvo circa mille possibili deportati. Poiché anche a Campagna era stato istituito un campo di internamento nell’ex convento San Bartolomeo che dal 2007 è “museo della memoria e itinerario della pace”.

Giovanni e lo zio si rivolgeranno anche al Vaticano per ottenere fondi da destinare alla salvezza dei deportati.

Giovanni Palatucci Francobollo

gli ultimi atti e la deportazione

L’8 settembre 1943 Fiume viene occupata, nonostante sia ancora italiana. Il Questore Giovanni Palatucci diventa un’entità fantasma, la Gestapo ha disarmato i poliziotti. Il console svizzero a Trieste, conscio e consapevole, offre a Giovanni la possibilità di asilo nella Confederazione Elvetica e ospitalità presso la sua casa a Lugano. Giovanni rifiuterà più volte ma sfrutterà questa opportunità per salvare la sua amata, una ebrea slava, e consegnargli dei documenti importanti da far avere agli alleati. Negli ultimi giorni, e negli ultimi provvedimenti, intima gli uffici comunali di non rilasciare documentazione sulla popolazione ebrea ai tedeschi, e distrugge il materiale relativo negli archivi della questura. Vieta agli amici di avere rapporti con lui, per evitar loro ripercussioni. Lo stesso fa con Romolino con il quale parlerà per l’ultima volta quando l’amico, nel settembre del 1944, lo raggiunge nell’ufficio pregandolo di scappare. A quell’invito Giovanni indica il tricolore al balcone e risponde “Remolino, finché sventola quella noi rimarremo a Fiume!”

La notte tra il 13 e il 14 settembre 1944 il Tenente Colonnello delle SS Keppler fa perquisire l’abitazione del questore reggente Giovanni Palatucci. Fingono di trovare dei documenti e accusano Giovanni di “intelligenza col nemico”. Lo traducono al carcere di Trieste dove Giovanni riesce ancora ad aiutare dei detenuti a liberarsi. Poco meno di un mese dopo, il 22 ottobre, viene caricato su un treno diretto a Dachau.

Qui gli viene tatuato: 117826

Muore, certamente di stenti, il 10 febbraio 1945 a 36 anni. Due mesi prima della liberazione del campo da parte degli alleati.  Il suo corpo viene gettato in una fossa comune sulla collina di Leitenberg, insieme ai corpi di centinaia di ebrei e di antifascisti.

dopo la morte e la beatificazione

A onor del vero dobbiamo confermare che il popolo d’Israele abbia riconosciuto l’opera di Giovanni Palatucci molto prima di noi italiani. Loro stessi ci hanno dato la grandezza dell’eroicità dell’ultimo questore di Fiume Italiana, numericamente 5 mila vite salvate.

Infatti, subito dopo la fine della guerra nella prima conferenza ebraica mondiale di Londra già si parlava delle gesta di Giovanni. Lo Stato Italiano gli ha conferito la medaglia d’oro al valor civile alla memoria nel 1995 e prima la medaglia d’oro alla memoria dall’Unione delle comunità Ebraiche Italiane nel 1955.

Senza dubbio Giovanni Palatucci fa parte dei “giusti” secondo il popolo d’Israele, “santi” per la tradizione Cristiana.

Infatti il 9 ottobre 2002 il Tribunale diocesano del Vicariato di Roma ha aperto ufficialmente il Processo canonico di beatificazione, intestando la Causa al “servo di Dio Giovanni Palatucci, laico, Funzionario della Polizia di Stato, martire in odio della fede”. Termina il processo nel febbraio del 2004, in tempi molto brevi, grazie alla mole di documenti e testimonianze, dichiarandolo così “Venerabile”. Nella seconda fase, attesa della beatificazione, operano incessantemente l’associazione e il comitato di Campagna.

Proclamato “Giusto tra le nazioni” nel 1990 dallo Yad Vashem (Ente Nazionale per la Memoria della Shoah) di Gerusalemme inserendo il suo nome sul Muro dell’onore nel giardino dei Giusti. Non c’è titolo più alto per il popolo d’Israele.

Altri riconoscimenti e intitolazioni sono seguiti nel corso del tempo.

Medaglione su legno Santo-Israele 1953

la polemica, le controversie, i dubbi

La direttrice del Primo Levi Center, Natalia Indrimi, non ha trovato di meglio che derubricare questa storia sostenendo, in modo a dir poco sconsiderato, che la «lettera (…) conferma, se non altro, il grado di corruzione che regnava alla Questura di Fiume» e che «la burocrazia italiana, simboleggiata da Palatucci e dai suoi colleghi, perseguitarono con zelo ottuso (gli ebrei), prima per ordine del regime fascista e poi per ordine della Repubblica sociale Italiana e dei suoi alleati tedeschi». Ma non solo, anche Caslovich non ha fatto mancare la sua opinione a sfavore della causa di Giovanni Palatucci. Fortunatamente la cosa non è durata molto e grazie all’opera dei membri del gruppo facebook, e soprattutto del giornalista Angelo Picariello, si è potuto controbattere alle angherie.

Questo articolo e questo possono aiutarvi ad approfondire l’argomento.

Tutto ciò ha comunque comportato grandi ed accese discussioni, non solo storiche, e la rimozione di due targhe dedicate a Giovanni Palatucci. Una di queste era stata posta dalla Polizia di Stato a Dachau. Anche il museo di Washington ha rimosso i riferimenti a Giovanni Palatucci.

Vi riporto uno, tra i tantissimi articoli, dove potete trovare testimonianza e racconto di ebrei croati salvati da Giovanni Palatucci.

Intitolazioni maggiori

Oltre quelli già citati, strade, piazze, monumenti, caserme e questure, centri studio, musei, francobollo e annullo filatelico, aule, circoli, concorsi, associazioni e anche una casa famiglia, per non parlare delle targhe commemorative, dedicate non solo in Italia. A Gerusalemme venne piantato un bosco con 5.000 alberi (uno per ogni ebreo salvato) e a Tel Aviv, nel 1953, un strada costeggiata da 36 alberi (uno per ogni anno della sua vita) gli è stata dedicata. La stessa polizia di Stato ricorda, con diversi eventi sul territorio nazionale, l’opera eroica di Palatucci ogni anno a febbraio (nell’anniversario della morte) e nella giornata della memoria. Anche a Norristown PA, negli USA, la nostra città gemellata, nel club del Santissimo Salvatore una lapide ne ricorda il volto e le opere. A Montella una piazza, un circolo, e l’Istituto Comprensivo portano il suo nome. In passato era titolato solo il plesso delle scuole elementari nel rione “Fondana”, che sorgeva proprio di fronte alla sua casa natia. In piazza Palatucci un busto bronzeo a perenne memoria della figura del nostro eroe.

L’associazione “Giovanni Palatucci” nasce da un gruppo di cappellani della Polizia di Stato, promuove attività e porta avanti ingenti ed impegnativi progetti per il mantenimento della memoria e delle opere dell’eroe Giovanni Palatucci.

Il film: “Senza Confini – il commissario Palatucci” con Sebastiano Somma prodotto da Rai nel 2001 con la regia di Fabrizio Costa è in due episodi e disponibile su RaiPlay.

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