Piazza Cristo Re Fontanarosa 1919

Pillole di storia fontanarosana: verso il XX secolo

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Piazza Cristo Re Fontanarosa 1919
Foto di Luigi Zollo

TRA '800 E '900

Nel precedente articolo abbiamo visto che nell’800 Fontanarosa è stata sotto il dominio della Chiesa Cattolica e dei proprietari terrieri, fino all’arrivo dei francesi e alla loro legislazione rivoluzionaria.
La situazione cambiò radicalmente intorno alla metà dello stesso secolo, quando cominciarono a circolare idee risorgimentali. In quel periodo si aprì un dibattito sul futuro delle zone interne del Regno Borbonico e aumentò la richiesta di terre da parte dei contadini.
Fu in questo clima di nuovo fervore patriottico che diversi fontanarosani si unirono alla ‘Spedizione dei Mille’ (iniziata da Garibaldi in Sicilia con la promessa della divisione delle terre e con l’intento di liberare il Mezzogiorno d’Italia dalla tirannia borbonica) che anche in Irpinia suscitò reazioni e speranze.
Mentre i liberali stavano preparando il terreno per l’arrivo delle truppe di Garibaldi, ad Ariano Irpino, nella notte tra il 3 e il 4 settembre del 1860, scoppiava una violenta sommossa reazionaria: i filoborbonici, guidati dalla famiglia Anzani, erano impegnati a organizzare il malcontento e la mobilitazione della popolazione, facendo credere che l’iniziativa di Garibaldi potesse portare solo disordine e anarchia e che nel caso in cui la città si fosse schierata con i liberali, sarebbe stata distrutta dalle truppe borboniche guidate dal generale Flores.
Nel frattempo ad Ariano erano giunti i volontari della zona di Sant’Angelo dei Lombardi guidati da Camillo Miele di Andretta che si unirono alle truppe liberali, riunitesi al Vescovado e guidate dal generale De Conciliis, mentre già montava in tutto il paese la reazione borbonica guidata dagli Anzani. 

Il grande errore dei liberali fu quello di dividersi: una novantina di soldati sotto la guida di De Conciliis e barricati al Vescovado, tentarono di organizzare una resistenza; mentre il resto del gruppo, guidato da Miele, si ritirò verso Grottaminarda, ma lungo la strada furono affrontati da numerosi contadini reazionari. A “Contrada Manna” caddero in una vera e propria imboscata: le uccisioni furono crude e violente, molti corpi furono denudati e abbandonati lungo la strada. Tra i tanti morti anche tre fontanarosani: si tratta di Bernando Penta, Alfonso e Pasquale Inglese.
Questo episodio sconvolse moltissimo la popolazione fontanarosana tanto che nel 1910, a cinquant’anni dal tragico evento, il Consiglio Comunale fece installare una lapide sulla facciata dell’abitazione della famiglia Inglese, ancora oggi visibile, in ricordo dei tre concittadini barbaramente uccisi.

Lapide Via Penta
Foto di Forum Giovani Fontanarosa

Da quel momento in poi Fontanarosa ha vissuto più intensamente i grandi cambiamenti che si sono susseguiti dopo l’unità d’Italia, anche se permasero i vecchi problemi: la miseria dei contadini, le scarse condizioni di vita e l’arretratezza culturale del paese.
Ma nel nuovo secolo emerse una nuova classe sociale: quella degli artigiani e dei lavoratori della pietra.

Scalpellino fontanarosa
Foto di Luigi Zollo
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