Calitri_Ceramica

Calitri: la ceramica e il Kintsugi

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Calitri_Ceramica
Fonte: Antonella Gallucci

Tra le tante tradizioni che accompagnano e caratterizzano la nostra Positano d’Irpinia spicca quella della ceramica, tanto da aver ottenuto dal Mise nel 2019 il riconoscimento di “Città di antica ed affermata tradizione ceramica”. Un traguardo che ha dovuto macinare secoli, percorrendo epoche diverse: circa 2500 sono gli anni trascorsi dalla data a cui risalgono i primi vasi di terracotta ritrovati nelle tombe degli abitanti di quel tempo.
Da allora quest’attività è andata tramandandosi fino ai nostri giorni, in cui, nelle case di ogni calitrano, sono presenti stoviglie, brocche, quadretti, piastrelle in ceramica, alcuni ereditati di generazione in generazione, altri realizzati in epoca più recente dai ceramisti ancora presenti sul territorio e che continuano ad innovarsi seppur nel rispetto della tradizione.
Dopo un breve excursus sulla storia della ceramica calitrana, apriremo un confronto tra la tecnica del Kintsugi giapponese e quello calitrano. Vi invito sin da qui ad arrivare fino alla fine dell’articolo per una piacevole sorpresa!

la storia della ceramica a calitri

Il territorio calitrano, grazie alla sua ricchezza di argille quasi pure ed elastiche, che si prestano ad essere lavorate allo stato naturale, ha reso questa attività artigianale una delle principali nella nostra storia e nella nostra economia locale. I manufatti ritrovati lasciano supporre l’esistenza di fornaci già nel IV-III secolo a.C., anche se fino ad oggi non sono ne sono state ancora rinvenute tracce.
Diverse sono le testimonianze riguardanti la presenza di attività fornaciaia a Calitri: la prima, una lettera del Cav. Gesualdo al cardinale Farnese, risale al 1573 e fa riferimento a vasi ordinati da inviare a Roma. Un’altra testimonianza riguarda la relazione del Vinaccia del 1737 che, nel descrivere le condizioni economiche del luogo, fa riferimento alla presenza di “due fornaciai in cuocer creta”. Ma le testimonianze più lampanti giungono dal secolo scorso, quando tracce di questa tradizionale attività compaiono anche lungo le strade del paese. Tra queste ricordiamo Vico Tornillo, che nel 700 era noto come Vico dei Tornilli, ossia artigiani che usavano il tornio a pedale per lavorare la creta; Via Faenzari, che prende il nome dagli artigiani che nel 600 sarebbero stati fatti venire da Faenza.
Alla produzione partecipavano tutti i componenti della famiglia, comprese le donne ed i bambini, contribuendo al benessere economico della famiglia, ma non solo. La loro preziosa arte, infatti, è andata via via perfezionandosi e, tramandandosi di generazione in genere, ci ha permesso di poterne ammirare la bellezza ancora oggi.
Il colore più utilizzato nei decori era l’azzurro, a cui si sono successivamente aggiunti il giallo, il verde ed il rosso. Il motivo ricorrente era quello dei “sing sing”, linee verticali che si alternavano aumentando e diminuendo in lunghezza lungo la circonferenza dei manufatti; a questo si aggiungono la rosa mascarina, stemmi, alberi, leoni e altri animali.

(fonte: Comune di Calitri)

dal giappone a calitri e viceversa

Cosa ha a che vedere il Kintsugi con la ceramica calitrana? Innanzitutto precisiamo, per chi non conoscesse il termine, che il Kintsugi (letteralmente riparare con l’oro) rappresenta una forma d’arte secondo la quale ogni volta che un vaso, un oggetto in ceramica si rompe viene riparato saldandolo con polvere d’oro. Il significato più profondo che questa pratica cela è quello di evidenziare e rendere più preziose le fratture. Perché le cicatrici, a dispetto di quanto possiamo pensare, diventano motivo di bellezza, di forza e di orgoglio da esibire, non di vergogna da nascondere.
Qualcosa di molto simile accadeva in passato nei piccoli centri meridionali, dove emergeva la figura del “Conza Piatti”, uno dei mestieri più antichi.
Quando un oggetto in ceramica si rompeva, a causa delle difficoltà economiche del tempo, difficilmente veniva sostituito con uno nuovo, ma si cercava il più delle volte, e per quanto possibile, di ripararlo. Ad occuparsi di questa meticolosa attività era appunto il “cucipiatti” e consisteva nel bucare i cocci e cucirli attraverso un mastice di gesso e filo di ferro.
Mi piace considerare questa tecnica una sorta di Kintsugi calitrano, nonostante a rimettere insieme i pezzi non fosse l’oro, ma qualcosa di meno costoso e più artigianale. Eppure non per questo meno prezioso. Il Kintusgi calitrano ci insegna, al pari di quello giapponese, che, a prescindere da ciò che tiene insieme i pezzi, quello che conta è imparare ad apprezzare ogni cosa che possediamo e che fa parte di noi, comprese le nostre fratture. È l’essenza della resilienza: rubando le parole di Hemingway ‘Il mondo spezza tutti e poi molti sono forti proprio nei punti spezzati’.
Ed ora arriviamo alla vera sorpresa: proprio a partire da questa analogia tra kintsugi calitrano e giapponese, prende forma un progetto. di cui presento ai miei lettori una breve anteprima e che vede protagonista lo studio di architetti “+t studio” di Aquilonia. A spiegarvi meglio di cosa si tratta le loro stesse parole, di seguito riportate, insieme ad una sintesi grafica. 

Calitri_Kintsugi_Cucipiatti
Fonte: +t studio

“Alla notizia che Calitri diventasse città della ceramica lo studio, sempre attento ai processi di traduzione delle tradizioni ( vedi workshop TRADUZIONI), con questo progetto – già percorso da altri grandi aziende del design – intende avviare una linea di sperimentazione sul recupero dei materiali di produzione ceramica mettendo a sistema i maestri orafi e ceramisti già operanti a Calitri.
La tecnica del cucipiatti, oramai caduta in disuso, rinviene, associata a quella giapponese del kintsugi, in una nuova veste.
La pandemia mette in standby un progetto che l’architetto Vincenzo Tenore si ripromette di presentare, assieme agli artigiani locali, nelle nuove “famiglie” della produzione ceramica calitrana.”

Ringrazio +t studio ed in particolare Vincenzo Tenore per l’attenzione costante riservata al nostro territorio e per aver scelto di lanciare questo splendido progetto attraverso la mia scrittura. Augurandoci di poterne conoscere al più presto maggiori dettagli e di poter partire con la sua realizzazione.

AUTORE
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