veduta castello lancellotti - Lauro

Lauro, il castello delle fiabe si ridesta e torna a dispensare racconti e sogni

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veduta castello lancellotti - Lauro
Fonte: Facebook @Rossano Sergio Boglione

Esistono luoghi magici che ti ricordano quei sogni che facevi da bambina, quando  l’immaginazione ti proiettava in universi paralleli collocandoti in regali dimore fatte di torri, labirinti, passaggi segreti, giardini, fontane zampillanti … quando spensierata vagavi in quello spazio senza tempo in compagnia di fate, folletti e principi azzurri. Di quei luoghi incantati, disegnati dalla fantasia e sbiaditi dalla realtà, non rimane che un alone nella memoria: le chimere non sopravvivono alle stagioni, perdono forma, consistenza, significato … e la vita continua coi suoi affanni, per i miraggi  non c’è posto e così quelle immagini che adornano i sogni dell’infanzia si spostano nei cassetti della memoria e lì restano finché un bel giorno non si manifesta una fantastica visione a suggerire che anche la realtà può diventare talvolta fiaba … e viceversa.

La bellezza non ha bisogno di oratori

Castello Lancellotti di Lauro, torrione
Foto: Tilde Schiavone

A Lauro c’è un castello che sembra sgorgare da un sogno, da un’idea … esso dall’alto della rupe che lo sostiene e lo innalza distende il suo sguardo amorevole e al contempo austero sul circondario godendosi beato il caloroso abbraccio di quella verde valle che da un millennio lo culla e lo accarezza. A guardarlo da lontano pare disegnato da un pittore ma avvicinandosi ad esso, magari percorrendo a piedi il suggestivo sentiero in salita che conduce al suo ingresso, si ode la voce dell’antichità … e così l’occhio scorge le tarsie normanne sopravvissute ai secoli che ti fissano raccontandoti le gesta di Ruggiero Sanseverino, signore di Lauro nel periodo della dominazione normanna per l’appunto … o di suo figlio Roberto “Domnus et habitator Castelli que dicitur Lauro”.

Quando si giunge finalmente dinanzi al suo portale che spalancandosi introduce in un’altra dimensione, ogni cosa rimane per un istante immobile e la bocca non è in grado di emettere fonemi: è la bellezza a parlare, a raccontarsi, a trasmettere emozioni … e qui dunque infine si realizza che i castelli no, non sono frutto di poteri magici, non sono dimore di streghe o maghi ma sono scrigni e possono sì diventare palcoscenici di private fiabe ma soprattutto sono manoscritti, inesauribili fonti a cui attingere per ricostruire il passato …  E sono spettatori di eventi, talvolta lieti e talvolta tragici, soggiorno di poeti e letterati, testimoni di storie d’amore, matrimoni, ricevimenti sfarzosi, danze…e di incontri politici, rivolte, tradimenti, guerre, fiamme, devastazioni, omicidi, rinascite: I castelli sono storia!

C’era una volta un principe …

lauro, castello lancellotti secondo cortile
Foto di Tilde Schiavone

 Varcata dunque la soglia del maestoso edificio, nato come fortezza ma divenuto nel 1277 dimora della dama angioina Margherita De Toucy, ci si immerge totalmente nell’arte, nello splendore, nell’antichità e ci si trova al cospetto di imponenti torri che perentorie si stagliano contro il cielo separando il primo grande cortile “plebeo” da quello privato, raffinato, elegante, intimo … tinto dal verde del giardino all’italiana e affrescato coi colori che l’estate imprime su quello all’inglese … ma d’improvviso il suono dell’acqua rompe un silenzio quasi religioso e ci si ritrova dinanzi all’ampia peschiera che domina uno spazio remoto in cui il tempo non è transitato.

Attraversare il castello e i suoi ambienti vuol dire intraprendere un viaggio nella storia delle casate che per circa 1000 anni si sono qui succedute e che hanno inevitabilmente lasciato la loro impronta, come nel caso degli illuminati Marchesi Pignatelli che inondarono Lauro e la sua Valle di cultura rinascimentale imprimendo anche nelle pietre le tracce del proprio passaggio: basta affacciarsi dall’alto del torrione occidentale alla loro epoca realizzato, per udire i passi di Scipione mentre percorre quei 200 scalini che separano il palazzo dai leggendari giardini costellati di fontane, labirinti e giochi d’acqua che giacevano nell’area in cui oggi sorge Piazza Lancellotti.

Ma la storia del castello e della bella Lauro non fu sempre fausta, c’è stato un tempo in cui il luogo che oggi è così simile a quei castelli descritti nei romanzi fantastici, era triste e senza vita, segnato dall’incendio del 1799 operato dalle truppe repubblicane francesi. Sembrava dover finire tutto così tra quelle fiamme ma anche la realtà può assumere talvolta le sembianze di una fiaba: e così il fato inviò a Lauro un principe dall’animo cortese che darà nuova vita al Castello, il suo nome è Filippo Massimo Lancellotti, l’eroe della ricostruzione.

Il maniero come la fenice, grazie all’intervento di costui, rinasce lentamente dalle sue ceneri divenendo lo splendore che oggi chiunque può ammirare: stili architettonici diversi che si fondono in un insieme elegante e raffinato, arricchito da piante esotiche, giardini, decori, fontane e antichi capitelli. Filippo amò Lauro e fu a sua volta amato, il castello, questo castello, non può prescindere da questo principe e dalle sue gesta ed è per questo che porta il nome dei Lancellotti e non quello del territorio che da secoli lo cinge.

Oggi il Castello Lancellotti, dopo mesi di solitudine e silenzio, riapre le sue porte ansioso di svelare segreti e di narrare storie.

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