dipinto Millet

Lauro, voci dal passato: racconti, ricordi e stili di vita

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dipinto Millet
Fonte: Pinterest

Ci sono racconti e racconti … Racconti cioè destinati in special modo ai ragazzi e che dipingono un mondo fantastico, avventuroso o surreale e racconti invece che narrano vicende del passato, un universo popolato non da principesse e streghe ma da coloro che ci hanno preceduto  e che con fatica, sacrificio e dignità hanno scritto la nostra storia. Ed è proprio ad essi che vorrei oggi dar voce poiché, riprendendo un proverbio africano, l’esempio degli avi è come una bisaccia per il giovane viandante.

fotografia di Lauro Racconti
Fonte: gruppo Fb "C'era la Terra di Lauro"

Un villaggio rurale

Osservando oggi Lauro attraverso quelle antiche foto in bianco e nero che tendiamo giustamente a considerare dei cimeli stento quasi a riconoscerla, è strano notare come urbanisticamente sia mutata e come siano mutati nel giro di qualche decennio gli stili di vita delle persone. In quelle sgualcite e sbiadite immagini che talvolta mi compaiono dinanzi vedo, laddove oggi s’innalzano case, piazze, ville e palazzi ….  terra … terra e terra ancora. 

 Il borgo in cui vivo in effetti, delle cui nobili origini ho già in altre circostanze riferito, è stato fino a non molti anni fa un villaggio a vocazione essenzialmente contadina, i nostri progenitori erano campagnoli e la loro vita era scandita dal ritmo del lavoro, essi si svegliavano col sole e con esso andavano a dormire, le loro schiene erano curve,  le loro mani sporche e ruvide ma l’espressione del viso distesa e serena. I nostri nonni erano nella maggior parte dei casi dei salariati, i campi erano di proprietà dei “Signori” per cui il guadagno del contadino era minimo e consentiva a malapena la sopravvivenza.

nocciole
Scatto: Tilde Schiavone

Ricordi

Sin da piccolissima sono stata a contatto con la natura, il campo coltivato a noccioleto che circondava l’abitazione dei miei nonni era di loro proprietà essendo stato riscattato, mio nonno purtroppo non l’ho conosciuto perché quando morì avevo 2 anni ma osservando mia nonna e le persone che più o meno avevano la sua età mi rendevo conto intanto che si può essere felici con poco e che svolgere poi con amore e passione le proprie attività rende la fatica meno pesante.

Lei, mi riferisco a mia nonna paterna, anziana donna dai capelli bianchi tenuti su con le forcine, trafficava tutto il giorno tra la campagna e l’orto … la guardavo mentre faceva e boatte (le bottiglie di pomodoro) con la macchina a mano, mentre in autunno vendemmiava e soprattutto quando ad agosto, durante il periodo di raccolta delle nocciole, curva tra le piante prelevava i frutti ad uno ad uno con le mani, non sembrava mai stanca … era energica, giuliva e soprattutto soddisfatta quando dopo oltre un mese di lavoro contemplava le noccioline adagiate sul pavimento della soffitta perché si asciugassero prima della vendita.

Racconti
Scatto di Tilde Schiavone

Mi piaceva ascoltare le storie narrate dalla gente della sua generazione, dai loro racconti traspariva, nonostante le privazioni, una sorta di nostalgia per i tempi andati. Si parlava di convivialità e aggregazione “avevamo poco e niente” ripeteva  nonna Matilde  “ma quel poco e niente ce lo facevamo bastare …c’era il vino e contava quello!” Poi rideva come una bambina. 

Ricordo con affetto e con un pizzico di malinconia le testimonianze di Antonietta Angieri e  di Potenza e Carmelina Acerra … Esse, come mia nonna, non sono più tra noi ma le loro vicende, le loro storie le porteremo con noi nel cuore e nella memoria. “Non c’era  nulla ai miei tempi” spiegava Antonietta “facevamo il pane col granturco ma non potevamo bagnarlo neppure nel brodo dei fagioli perché si sbriciolava.  Quando  poi mio padre riusciva a rimediare qualche arto di animale ‘scapizzato’ tornava a casa allegro: ‘Forza che oggi andiamo bene’  egli affermava sorridente

Racconti
scatto di Tilde Schiavone

L'acqua

Sia Carmelina che Potenza Acerra invece sottolineavano sempre il valore dell’acqua.

Nelle case alla loro epoca non esisteva acqua corrente bisognava andare a prenderla alla fonte anche più volte al giorno. “Io ero una bambina” diceva Carmelina “andavo insieme all’asinello in località San Giovanni, a circa 2 km da qui. Poggiavo la conca sulla testa e scendendo scendendo attraverso il “Pretaro” (località che collega il nostro borgo con quello vicino) capitava che l’asinello bevesse l’acqua dal recipiente o che inciampando ne perdessi un bel pò per strada così dovevo rimettermi in cammino per andarne a prendere altra” Aggiungeva poi Potenza: “l’acqua era poca e non andava sprecata, la utilizzavamo prima di tutto per abbeverare gli animali e poi per dissetare noi stessi … non riuscivamo quindi a lavarci tutti i giorni e per pulire i capelli spesso usavamo ‘a scolatura d’a colata

Chiudo l’argomento con una frase della sorridente Antonietta conservata, insieme ad alcuni aneddoti, in un video-racconto che la nostra comunità custodisce: “Avete inteso dunque quel che abbiamo dovuto sopportare? E questo è solo un racconto superficiale … Ah se poteste sapere in fondo quanto altro c’è!”

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