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Le sorgenti del fiume Calore, la nostra acqua

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Ponte e cascata del "Fascio"
Ponte e cascata del "Fascio" lungo il fiume Calore a Montella

L’acqua è l’elemento essenziale alla vita. Da sempre gli uomini e le civiltà hanno cercato di creare insediamenti nei pressi di una sorgente o un corso d’acqua. Allo stesso modo hanno dovuto combatterla e spesso l’hanno soggiogata alle loro volontà e necessità. Oggi scopriamo dove nasce il fiume Calore, lo percorriamo dalle sorgenti fino a Montella, ammireremo le cascate lungo il percorso e vedremo come fa l’acqua ad uscire dai nostri rubinetti.

Attenzione! La toponomastica sarà tutta in dialetto.

Le sorgenti

Senza fare la lezioncina da scuola primaria sul ciclo dell’acqua, sappiamo tutti che, sostanzialmente, le acque meteoriche che si raccolgono nella terra, vengono filtrate dalle rocce fino a che non incontrano uno sbarramento ed emergono in superficie. Si crea così una fonte, che può essere di diversi tipi, ma sempre uno spettacolo della natura e della sua vitalità.

Identifichiamo 3 gruppi di sorgenti: la Scorzella, li Candraluni (Candraloni) e l’Aceleca (Accellica). Più avanti troverete la loro portata e quantità di acqua captata dall’acquedotto.

LA SCORZELLA

A circa 800 metri di altezza vediamo sgorgare acqua. Si crea un piccolo ruscello che poi incontra altre due sorgenti: Troncone e Tronconciello. Il fiumiciattolo continua scorrere verso valle e “salta” creando la cascata della Tufara. Poco distante da qui è l’urio “Cupito” (ve ne parlerò tra poco) e l’unione con l’acqua proveniente dalle sorgenti Candraluni.

Cascata naturale della Tufara
Foto: Gerardo Sorrentino - Cascata naturale della Tufara

LI CANDRALUNI

Questo gruppo di sorgenti inizia a l’acqua re la Maronna (circa 1100 metri sul livello del mare), il luogo è facilmente visitabile da chiunque sull’altopiano di Verteglia. L’oro blu raggiunge l’Acqua re la Preta, dove non ci sono sorgenti. E poi l’acqua si unisce alle sorgenti de li Candraluni, sgorgate a circa 1300 m.s.l.m..

Lungo il percorso del neonato fiume Calore troviamo ora un nuovo dislivello. Questa differenza di quota è stata modificata dall’uomo per le proprie necessità. Troviamo evidenti segni nel ponte del Fascio e le paratie ai suoi piedi. Di fatto questo ponte non serve all’attraversamento dell’acqua per l’uomo, ma permette alla tubatura proveniente dalle sorgenti dell’Accellica di continuare tranquillamente il suo percorso. Il ponte prende questo nome dal fascio littorio applicato. Oltre questo, al centro, leggiamo “A. XVII”, cioè l’anno diciassettesimo dell’epoca fascista, più semplicemente il 1939 del calendario Gregoriano. Le paratie ai piedi del ponte gestivano i flussi d’acqua verso un impianto di irrigazione. Poco più avanti la cascata omonima, del fascio.

Il fiume incontra tra poco, alla “ionta” (giunto), l’acqua proveniente dal gruppo di sorgenti de l’Aceleca.

LA CELECA

Siamo a circa 1100 metri di altezza, ma l’acqua è già sgorgata poco più in alto e qui trova sostanza con un gruppo di quattro sorgenti. Queste sono: la Madonnella re la neve, due raio (ramo) e lo vallone re la neve. A queste se ne aggiungeva un’altra, la cerasa, che è però in secca dal sisma del 23 novembre 1980.

Il cammino del fiume Calore

Dalla ionta il Fiume Calore inizia il suo vero percorso. Incontra un dislivello, che ancora una volta è stato di utilità per l’uomo. La cascata re la Maronnella. Ha oggi un aspetto del tutto artificiale, perché qui veniva captata l’acqua che raggiungeva la stazione di Montella, per alimentare le caldaie delle locomotive a vapore, con una condotta che costeggiava il fiume fino al ponte della lavandaia e poi si accostava alla strada ferrata fino alla stazione. Sono visibili ancora oggi saracinesche nascoste sotto i tombini, terminati di posare all’incirca nel 1895.

Cascata della Madonella
Foto: Gerardo Sorrentino - Cascata della Madonella

Dopo questa cascata troviamo altri due urii.

L’urio è un punto del fiume (come ci dice il prof. Virginio Gambone nel suo vocabolario) dove l’acqua è più profonda e, quindi, visi può nuotare comodamente. Il termine viene dal latino “urinor”: tuffarsi, nuotare sott’acqua. In passato i ragazzi erano soliti creare, in corrispondenza dell’urio, una marrizza. Una sorta di diga creata con ammassi di sassi e rocce con lo scopo di rallentare l’acqua per consentirgli di recuperare calore, aumentare la profondità dell’urio e agevolare il lavoro delle lavandaie con il bucato.

E quindi l’urio re li scarpari e poi l’urio re chiuppito poco prima del ponte della pelata (cascata della lavandaia di cui vi ho parlato già nell’articolo che potete leggere cliccando qui). Pochi metri più avanti il Fiume Calore riceve il suo primo affluente: il torrente Santa Maria (che percorre il centro di Montella), che oramai è in secca a meno di precipitazioni.

Ponte e cascata della lavandaia
Fonte: Facebook Gerardo Sorrentino

Il fiume Calore

Il fiume, dalle sorgenti nel nostro comune, prosegue il suo cammino verso nord, per circa altri 100 Km, raggiunge il beneventano, passando per Benevento, la valle caudina, ricevendo, tra gli altri, il Sabato e a Castel Campagnano si versa nel Volturno.

Noto per la portata e la qualità delle sue acque fin da tempi antichissimi, ha fornito anche particolari razze di trote come la trota Fario, che a Montella può essere ancora pescata a mani nude. Non solo, sappiamo che nel 1506 fosse navigabile nel suo ultimo tratto, ma ricordiamo anche il Calore per le sue piene quasi distruttive nel territorio di Benevento, l’ultima il 15 ottobre 2015.

IL NOME

L’origine del nome del fiume è assai antica e di varia e difficile interpretazione. Per noi montellesi è semplicemente lo iumo (il fiume). C’è chi fa derivare Calore dal fatto che le acque, soprattutto nel tratto beneventano, fossero di una temperatura tale da permettere il bagno. Qualcuno sostiene che la radice sia indoeuropea, kal, con un significato accostabile al “torbido” o “sporco” nel senso di fangoso e sabbioso. Di fatti nella parte del percorso nel beneventano il fiume diventa meno limpido. Per Francesco Scandone dalla stessa origine, la traduzione sarebbe opposta, quindi “candido” o “bianco”. Il canonico Ciociola pensava ad una origine legata a “clamore” per la rumorosità dei primi tratti, ma soprattutto per essere “il fiume del clamore” per via dei riti bacchici celebrati nella grotta del Caparrone.

La captazione e l'acquedotto

Lungi da me commenti e polemiche sulla gestione dell’acqua da parte di società e consorzi pubblici come Alto Calore Servizi S.p.A.

La portata delle sorgenti:

Il gruppo de la Scorzella fornisce un massimo di circa 300-375 litri al secondo. Di questi tra 70 e 75 sono prelevati dall’acquedotto e tutto l’esubero (tra 200 e 300 l/s) viene rilasciato al corso naturale. In estate la portata può scendere anche a 30/-35 l/s, e nell’estate del 2017 queste sorgenti andarono in secca.

Dall’Aceleca arriverà sempre acqua! Queste sorgenti non vanno mai in secca. Qui si intubano 110 l/s e tra 100 e 200 vengono restituiti al fiume.

Dai Candaluni si prelevano dal 1959, da un minimo di 18-20 l/s ad un massimo di 40-45 l/s, a servizio di altri comuni. L’esubero, in inverno è lasciato scorrere verso valle e il fiume.

Il percorso dell'acqua fino a casa:

Il nostro acquedotto fu terminato nel 1939. A questa data l’acqua proveniva dalla Scorzella e dall’Aceleca. Le tubature si incontravano nei pressi del Varo della Spina e confluivano nel ripartitore del Monte. Qui la portata in arrivo è di circa 175 l/s, riversati in un invaso artificiale cilindrico. La portata in estate si riduce anche a 70 l/s. Dal ripartitore del Monte, e dall’ex serbatoio cittadino da 400 m³, l’acqua scendeva a Montella e forniva circa 20 fontanini pubblici, con un consumo di circa 10-15 l/s e 3 lavatoi pubblici, uno per il rione Sorbo (al suo posto ora ora c’è un parcheggio), uno ai piedi del rione Garzano (la struttura è visibile ma di proprietà privata) e uno alla fine del rione San Giovanni (divenuto poi mattatoio comunale e oggi deposito). Per gli altri rioni più a valle si raggiungeva ancora il ponte della lavandaia per il bucato.

Nel 1939, per celebrare la riuscita e la grandiosità dell’opera del regime, al centro di piazza Bartoli fu creata una fontana monumentale, formata da un vasca rotonda con un getto d’acqua centrale e diversi altri più piccoli tutt’intorno. Nella canzone popolare mmiezzo a la chiazza na… si celebra l’opera come “na bella fondana” dove “pe durici cannuoli l’acqua mena”. Fino al primo decennio del 2000 l’acqua della fontana della piazza era tutta persa, sprecata. Infatti il monumento idrico era allacciato direttamente ad una delle condotte principali e necessitava di 2 l/s, ossia 120 litri ogni minuto, quindi 7200 all’ora, 172.800 al giorno, in un anno 63.072.000 litri circa usciti dalla fontana e gettati nelle fogne. Ovviamente d’estate era premura degli idraulici di Alto Calore limitare lo spreco, ma era comunque uno spreco. Oggi la fontana funziona con una pompa elettrica e il ricircolo dell’acqua.

L'acquedotto di Montella oggi:

La captazione alle sorgenti de li Candraluni è avvenuta intorno al 1956, con i fondi e i progetti della Cassa per il Mezzogiorno. L’acqua proveniente da queste sorgenti costituisce lo zoccolo duro di quello che viene definito “acquedotto orientale” e alimenta comuni come Nusco e Lioni, e gli altri della zona.

Negli anni, il progresso, ha richiesto maggiori quantità di acqua. Se all’inizio degli anni 60 Montella necessitava di circa 38 l/s, oggi siamo al doppio. In virtù di questa previsione, sul finire degli anni 80 fu realizzato un nuovo serbatoio a Monte Sorbo di 2000 m³ che riceve l’acqua direttamente dal partitore del Monte per 65 l/s. Da qui l’acqua raggiunge Montella, mentre la zona industriale è fornita ancora dal partitore del Monte. Da questo nuovo serbatoio parte anche una conduttura per Canale di Montemarano che prosegue verso altri comuni. Questa diramazione viene gradualmente ridotta quando la portata in arrivo al serbatoio scende sotto i 60 l/s, fino ad essere chiusa del tutto in casi estremi per consentire a Montella di avere sempre l’acqua. D’estate quindi, con una portata al di sotto di 60 l/s si rende necessario limitare l’erogazione durante la notte per permettere al serbatoio di riempirsi e garantire così la portata e la pressione standard alle utenze di Montella.

E’ evidente che al partitore del Monte arrivano circa 160 litri di acqua al secondo, in media annuale, a fronte di una necessità per Montella di circa 65-70 litri al secondo.

E’ vero che l’acqua è trasparente, ma la sua scomparsa resta sempre un mistero.

La nostra Irpinia è una terra ricca d’acqua. Fiumi, sorgenti e torrenti hanno creato panorami, scenari e spettacoli da far invidia anche alla migliore fantasia umana. Su Irpinia World cerchiamo di raccontare anche questo, ma resta un dovere di tutti contribuire a preservare queste risorse.

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