castello di taurasi

Un viaggio nel castello di Taurasi

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castello di taurasi
Fonte immagine: profilo Instagram @taurasi__

Una persona, per uscire dall’anonimato, ha bisogno di una caratteristica peculiare, che distingua il proprio essere, rispetto al resto della collettività. Non è necessario che sia qualcosa di assolutamente unico, di mai visto al mondo, ma che sia semplicemente personale. Un tratto della propria persona che sia genuino, autentico, che permetta di poter dire: “questo sono io”. Ma perché parliamo di questo? Proviamo ad ampliare il discorso, proiettandolo nell’universo dei paesi, dei piccoli comuni che caratterizzano la nostra Italia. Le grandi città, come Roma, Milano, Torino, Napoli, hanno tante loro caratteristiche, tanti simboli, che le rendono riconoscibili, le rendono, per certi versi, uniche. Come possono, dunque, i piccoli paesi “competere” con queste grandi realtà? Semplicemente non possono. 

È inutile far finta di vivere fuori dal mondo, le grandi città, per costituzione, per natura, per attuali esigenze della società, saranno sempre più affascinanti dei piccoli paesi. Tuttavia, non sempre le esigenze a cui poco fa accennavamo corrispondono a ciò che una persona in particolare sta cercando. Nella vita c’è tanto da scoprire e anche le piccole realtà meritano una possibilità di stupire. Come possono farlo? Serve qualcosa che le renda, come per le persone, autentiche, per uscire dall’anonimato. Per Taurasi, questo piccolo paese della verde Irpinia, cosa potrebbe essere? Il vino, la campagna? Forse, ma se dovessimo scegliere una caratteristica soltanto, una che possa far dire, come dicevamo prima, “questo sono io”, sarebbe sicuramente il castello marchionale, vero simbolo di tutta una comunità.

Cerchiamo, quindi, di scoprire cosa può offrire un posto del genere, provando ad immaginare un piccolo viaggio all’interno del palazzo, tra le sue tante stanze e luoghi in cui ci si può fermare a riflettere su chi eravamo.

Due passi nel passato…

Probabilmente per parlare meglio del castello avremmo bisogno di scrivere una classica lezione di storia. Tuttavia, in questa sede non siamo particolarmente interessati, per quanto sia un discorso molto interessante da affrontare, a raccontarvi quando, perché e come questo palazzo esiste. Sappiate, semplicemente, che è stata la dimora, in tempi andati, di personalità storiche del calibro di Carlo Gesualdo, ospitando anche figure come Torquato Tasso, Eleonora d’Este e San Carlo Borromeo. Ma finiamo qui, non vogliamo andare oltre, piuttosto concentriamoci su questo piccolo viaggio all’interno della struttura.

Scegliete voi chi volete essere, provate ad immaginarvi nel periodo storico che più desiderate, che sia il presente o il lontanissimo passato. Ad accoglierci un grande portone ad arco, che permette l’accesso al giardino. Dal cortile una scalinata che conduce ai piani superiori, organizzati su due livelli. Nel primo, ecco un enorme salone con un camino. Una sala che in passato ospitava gli incontri tra illustri personalità, che incantava i visitatori. Al suo fianco una cappella, ricalcando quello che era, ai tempi, virtù e oppio dei popoli: positività e negatività insite nella natura stessa delle religioni. 

Proseguendo sullo stesso piano, arriviamo ad una serie di diverse stanze, un tempo adibite sale d’armi, di studio e di ballo. Non poteva mancare nulla in un luogo del genere, che ha sempre conquistato più importanza man mano che la storia consegnava la sua sentenza sui precedenti secoli, ai nuovi che arriveranno. Saliamo al secondo piano e troviamo altre stanze interne, probabilmente stanze private, alloggi per ospiti. Non possono non essere menzionate le scuderie, luoghi che per quanto, ormai, lasciano soltanto la parvenza di ciò che potevano essere una volta, rappresentano un simbolo delle epoche passate.

Ciò che realmente colpisce però del castello marchionale di Taurasi non è tanto la sua composizione, che resta articolata e particolare, quanto i materiali. Potrebbe sembrare banale, ma pensate alle tante opinioni degli esperti, sulla “articolata facciata del castello” o sulla “finissima fattura della bellissima scalinata elicoidale in pietra del mastio”. Le parole non valorizzano quello che stiamo dicendo, quanto gli occhi potrebbero fare. L’invito, quindi, è quello di venire a vivere di persona l’esperienza di cui stiamo provando a parlare con queste righe. I più attenti lettori si saranno accorti che abbiamo citato la scalinata del mastio senza, però, parlarne. 

Lo faremo ora, perché il punto forte merita di esser trattato per ultimo. Salendo queste scale è possibile arrivare alla sommità del castello, nel suo punto più alto. Da qui si può accedere ad una piccola cupola, che permette di posare lo sguardo sulla vista mozzafiato di tutta la valle sottostante. Un vero e proprio ritratto di Taurasi.

…con uno sguardo al presente (e al futuro)

Ma come si può proiettare tutto ciò nella modernità? Il castello di oggi non è solo un viaggio nel passato, ma è anche uno sguardo sul presente, e anche sul futuro di tutta la comunità. Tra sale adibite a conferenze ed eventi, spiccano i luoghi dedicati all’enogastronomia. Il cortile, il percorso sensoriale, le cantine, visitare il castello marchionale significa scoprire passato, presente e futuro di un territorio che merita di essere visto. Salire nel punto più alto del palazzo, ammirare il paesaggio, non sarà come ammirare lo skyline di New York da una stanza di Central Park, ma non tutto può essere equiparato a qualsiasi cosa, la diversità è fondamentale. Taurasi ha i suoi pregi e i suoi difetti, ma i primi meritano di essere esplorati in tutta la sua interezza.

Autore: Pietro Casparriello

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