paesaggio di Altavilla

Altavilla Irpina: Per le vie della Regina

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paesaggio di Altavilla
Altavilla Irpina - Scatto di Maria Benedetta Polcari

La nascita della piattaforma Irpinia World, creata a cura di Gerardo Megaro, rappresenta per noi una meravigliosa opportunità per poter raccontare al meglio la vita vera del nostro paese, in ogni sua sfaccettatura, cercando di trasmettere a chiunque legga ciò che scriviamo gli stessi colori, odori e sapori, le stesse emozioni e sensazioni che noi altavillesi, ma soprattutto noi irpini, viviamo quotidianamente.

Cesare Pavese recitava, nell’ormai lontano 1950, che “un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra, c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti. Ma non è facile starci tranquillo”.

Mai parole furono più degne per descrivere quello che Altavilla, il mio bel paesello irpino dai tre verdeggianti colli ripieni di zolfo, che si ergono maestosi sulle rive del fiume Sabato, è per me. Quello che è per tutti noi. Una cittadina che, nel corso dei millenni, è stata ribattezzata molte volte e ha avuto tanti nomi e altrettante dominazioni, ma un’unica anima e un’unica storia, seppure – talvolta – misteriosa.

tetti
Una salita ostile - Scatto di @iposmary

Le sue origini antichissime potrebbero risalire addirittura ai tempi di Virgilio, che ne avrebbe narrato l’esistenza nell’Eneide, menzionandola come comunità sorta sulle rovine dell’antica Petilia. Tuttavia, la veridicità di queste supposizioni resta un’incognita. Ma nulla da temere, Altavilla viene rappresentata anche da un altro spettacolare autore – il grande Giovanni Verga – che ci ambienta, nel 1881, il suo romanzo psicologico “Il marito di Elena”.

Per ritrovare evidenze storiche certe sulla nostra bell’Altavilla, dobbiamo tornare al tardo medioevo e alla dominazione longobarda, durante la quale la mia cittadina veniva chiamata Altacauda, o Altaconda. Il dominio normanno la dotò di un presidio, ma è solo con gli Svevi che Altavilla divenne un feudo, appartenente alla nobile famiglia dei De Capua. Grazie a loro, tra il XIII e il XIV secolo, la cittadina sui tre colli affrontò un vigoroso sviluppo coronatosi, nel 1395, con le lussuose nozze tra Andrea di Capua e la regina Costanza di Chiaromonte e la conclusione di quello che resta tutt’oggi uno dei monumenti più iconici del mio paese: il palazzo Baronale.

Scorcio Altavilla I
Scorcio Centro storico - Scatto di Maria Benedetta Polcari
vigna
Altavilla Irpina, vigna - Scatto di Maria Benedetta Polcari

Ma cos’è davvero Altavilla e cosa vuol dire essere altavillese? Ognuno di noi ha vissuto l’emozione di esplorare i borghi storici del paese vecchio e osservare le immense distese verdi visibili dalla “panoramica”; di uscire di casa nel primo pomeriggio il 18 agosto per assistere al “giorno più bello e più lungo”, il Palio dell’Anguria; di aspettare ore intere sotto il sole cocente per vedere i Battenti di San Pellegrino camminare a piedi nudi fino alla Chiesa dell’Assunta; di fare le vasche lungo il Corso Garibaldi e andare a giocare a pallone sui campetti. Di vivere, amare e odiare quest’accozzaglia di campi di nocciole, vigneti, ruscelli e rovine, di miti, leggende, tradizioni ed eventi che hanno radici profonde nel cuore di ognuno di noi, anche di chi è andato via e – come Foscolo con la sua amata Zacinto – non ha mai smesso di rivolgere il proprio pensiero alla sua terra natia.

Autore Giorgia Greco

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