Madonna delle Grazie

Castelvetere: la capacità di reinventare il 28 aprile durante una pandemia

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sapersi adattare…

La festa del 28 aprile a Castelvetere è sempre stata ricca di peculiarità: la raccolta dei tacchiri, la cerca del grano, l’oro, la preparazione dei tortani, le dispensatrici, la raccolta dei gigli della Madonna, i canti. Tutto a caratterizzare il senso di comunità e di appartenza ad un Qualcosa che ci unisce e ci protegge dal mondo. Questa data rappresenta qualcosa che va oltre le barriere: quelle fisiche, in senso geografico, abbattute da coloro che dovendo lasciare la propria terra hanno portato con sé il bene più prezioso, la nostra Mamma e la Festa a Lei dedicata. Ma anche le barriere di genere, e questo ce lo ha insegnato l’arrivo della pandemia. 

barriere e comunita’…

Certamente la nostra Festa ha sempre coinvolto tutti, uomini e donne e bambini, ognuno desideroso di condividere e di darsi alla Madre Celeste. Il canto, nella tradizione popolare, è spesso visto come prerogativa femminile. Eppure, in questo momento assurdo, in cui siamo messi alla prova e tutto viene messo in discussione, sono  gli uomini del Comitato Festa ad accorarsi a Maria, a nome di tutti. Come poter far respirare aria di festa, quando tutto il mondo si è fermato? Erano gli anni del fascismo e della seconda guerra mondiale, e una signora racconta che la Festa veniva fatta di nascosto, con uomini che facevano da sentinella e il grano occultato affinchè non venisse rubato dai nazisti. Nei tempi di carestia, in mancanza di grano, i tortani venivano impastati con la farina di fave.

Ma il Covid-19 è più catastrofico delle guerre, delle carestie e dei terremoti. Il virus avrà potuto creare delle barriere, ma noi Castelveteresi abbiamo saputo superarle, e sappiamo reinventarci, per non venir meno a ciò che siamo. E se anche quest’anno – per la seconda volta- il 28 aprile non è lo stesso di sempre, e anche se il virus ci ha imposto dei limiti, ancora una volta tutti i Castelveteresi, che si trovino in Italia, in Canada, e in ogni parte del mondo, sono uniti dal pensiero verso la loro mamma Protettrice.

tra memorie e nostalgia…

Come il 28 aprile è una festa unica nel suo genere, lo è anche da due anni a questa parte: non cammineremo per le vie del paese insieme alla Nostra Mamma che ci dona Protezione, le spunziatrici non dispenseranno il pane nelle nostre case, non mangeremo nessun tortano, non sentiremo l’odore di pane che da giorni e per giorni avrebbe invaso le strade né quello dei fiori che avrebbe adornato il trono della Madonna. Eppure viviamo la Festa, anche se in modo diverso: il Comitato si è reinventato il modo di farci sentire comunità, trasmettendo i canti, le messe, i suoni della banda che risuonano nel paese dal campanile; i nostri pensieri sono incentrati su quello che sarebbe stato oggi, rivivendolo attraverso la memoria: il sapore unico e inconfondibile dei tortani, il loro odore che si diffonde nelle case, la gioia nel vedere le spunziatrici che ogni volta rievocano il ricordo dello stesso “sacrificio” e la stessa felicità che si è provata nel ricoprire quel ruolo, e che si vorrebbe ricoprire altre 1000 volte.

Ed è in questo giorno, che riceviamo un grande insegnamento: l’importanza di apprezzare tutto quello che abbiamo, del senso di comunità e di appartenenza, per tutte quelle volte che abbiamo odiato il nostro paese perché ci offriva poco, e che spesso ci ha costretto ad andare via. L’importanza di non dare nulla per scontato, e di salvaguardare le nostre tradizioni, perché senza di esse siamo poco. Credo che, dopo questa esperienza, sentiremo ancora più nel profondo questa Festa, e quindi… “A l’anno chi vene puro”…”Si Dio vole”.

Vivere di nuovo…

Sono i ricordi ad ancore la memoria al passato. Oggi possiamo vivere questo giorno attraverso di essi, non con nostalgia ma con la speranza di ripartire da dove siamo stati costretti a fermarci, e questo video di Framezone è la testimonianza dell’ultimo 28 aprile che abbiamo vissuto in normalità. Ripartiamo da qui. “Si Dio vole”.

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