Salvatore di montella

Il Salvatore di Montella

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Salvatore di montella
Vista aerea Foto: Salvatore Cassese

C’è un posto, un monumento, un luogo… qualcosa, che identifica una popolazione, il suo retaggio e la comunità stessa. Ogni comune, ogni paese, ogni città, persino capitali e nazioni ne hanno uno. Per Montella è il Santuario del Santissimo Salvatore sull’omonima montagna, a 954 metri di altezza.

E’ la prima cosa che un visitatore o chiunque arrivi o torni a Montella vede, sta lì, alto, domina, veglia e sorveglia. La storia di questo luogo si perde nel tempo. Tantissime vicende, miracoli, persone ne hanno tessuto le trame della sua evoluzione, non semplice da ricostruire. Ma mai impegnativo come riuscire a trasmettere l’attaccamento che ogni montellese, ovunque nel Mondo, ha per il Santissimo Salvatore.

La Storia

Dicevo, la storia del Santuario del Santissimo Salvatore si perde quasi nella storia stessa di Montella. Storici, studiosi, professori, lo stesso clero, in tantissimi si sono adoperati per ricostruirne le vicende cronologiche.

Spoiler Alert: sta partendo un pippone storico! Se non te lo firi passa al prossimo paragrafo.

In una pagina dell’archivio di Montella si trova una prima data, il 1456. In questo anno, molto probabilmente, fu eretta una chiesetta a servizio di una piccola comunità nella zona “prati”. Era intitolata al Santissimo Salvatore e sorgeva praticamente dove è ora lo svincolo di Montella. In diversi altri documenti tra cui la Bolla Papale di Leone X del 1515 che istituisce la Chiesa Collegiata (la chiesa Madre di Montella di cui vi parlerà in futuro) e l’inventario del 1532, sappiamo che tra le altre chiese, nel comune, c’erano: questa chiesa del Santissimo Salvatore in Prato, una chiesa della Trinità e una Sant’Elia. Cosa succede entro il 1561? Che la popolazione abbandona il casale Prati, e ovviamente anche la chiesa. Porta con se però la statua del Santissimo Salvatore che viene posizionata in una chiesetta nei pressi del mulino (Sant’Elia). Questa posizione presentava, tuttavia, dei problemi. Infatti i fedeli avevano posto ai piedi della statua una lampada ad olio, ma spesso la ritrovavano spenta e senza combustibile. Capirono che i “porcari” avevano l’abitudine di fornirsi dell’olio della lampada. Si decise così di spostare la statua più in alto lungo le pendici del monte. Nella nuova sede, miracolosamente, la lampada produsse fiamma senza olio. Inneggiando al miracolo i fedeli decisero di portare la statua fin sulla cima del monte dove era la chiesetta della Trinità. Per la prima volta l’11 Novembre 1561 in un atto notarile si fa riferimento ad una porzione di quella montagna come “costa del Santissimo Salvatore”, non più di Sant’Elia come nell’atto precedente.

I montellesi avranno pregato molto fino al 1780 perché è difficile trovare documenti e riferimenti storici validi. Di quell’anno è infatti un’iscrizione latina che recita:

“E’ sacro, o viandante, questo luogo in cui Dio si è compiaciuto di abitare e di mostrare dappertutto la sua gloria con prodigi senza numero. Vieni, dunque, e adora”

In questo momento storico sappiamo ci fosse una chiesa, con l’ingresso ad oriente come ora, e altri vani a disposizione del clero. C’era una campana nei pressi dell’ingresso ma non un campanile. Nel 1769 un incendio devasta le poche strutture.  Sicuramente l’origine delle fiamme è da ricercarsi in qualche fulmine, costante flagello di questo luogo. La statua stessa, acquistata nel 1715, viene colpita da una saetta nel 1745. Ma di questo vi parlerò tra poco.

L’anno dei miracoli

Il 1779 segna l’anno zero, o comunque, il principale della storia del Santuario e della fede per il Santissimo Salvatore dei montellesi. Nella primavera una terribile siccità stava seriamente compromettendo le piantagioni ed i futuri raccolti. La carestia era imminente, e la situazione non era migliore nel resto del regno e del continente. Il popolo si era prostrato, in una prece infinita, a tutti i santi noti quando nell’ennesima preghiera la sera del 25 Maggio una voce gridò la richiesta di portare il Santissimo Salvatore in paese. Ultima speranza per la popolazione e la terra assetata.

Il capitolo della collegiata, e il clero in generale, scarsamente meravigliati, fecero notare al popolo l’impossibilità di una processione per via dell’assenza di una qualunque strada che portasse alla cima della montagna. All’epoca, infatti, non più di un sentiero, tra i castagni, permetteva di recarsi a piedi alla chiesetta.

Salvatore di montella Pozzo del miracolo
Pozzo del miracolo

Il giorno dopo, il 26 Maggio, di buon mattino, circa trecento montellesi equipaggiati con poco più di una zappa a testa, arrangiarono una strada che potesse permettere la discesa della statua in spalla. A ora di pranzo il lavoro era già compiuto e uomini e donne avevano raggiunto la vetta. Nel caldo e nella siccità, se era difficile reperire acqua a valle, figuriamoci sul monte. Adiacente alla chiesa c’era una cisterna contenente non più di “un palmo e mezzo” d’acqua, misurato proprio per poter razionare la risorsa. Quando tutti si furono dissetati, nella cisterna si misurarono “palmi quattro” di acqua. Si gridò ovviamente al miracolo e ci si preoccupò di annotare la testimonianza di gran parte dei presenti.

Il giorno 28 si procedette con la processione per condurre la statua dalla sua sede fin nella Chiesa Collegiata in piazza Bartoli. Qui si pregò il Santissimo Salvatore per tre giorni che non fece mancare il 30 di Maggio una miracolosa pioggia che salvò la popolazione e i raccolti.

Da questi eventi ha origine la tradizione dei festeggiamenti in onore della
Santissima Trinità. La Statua fu poi riportata sul suo monte e si racconta che il popolo devoto non riuscisse a distogliere lo sguardo dalla bontà del volto del Fanciullino.
Qui nascono due nuove tradizioni per Montella:

– quella di strappare un ramoscello di leccio (elce o “licina” per i montellesi) come ricordo e pegno per una nuova visita;

– quella di lasciare la chiesa “a passo di gambero” per non dare le spalle al Santissimo Salvatore e godere della vista del suo volto fino all’ultimo istante utile.

 

Non si poteva non ringraziare il Santissmo Salvatore con una nuova chiesa. I lavori iniziarono nel 1780 e nel 1783 si fecero fondere due nuove campane.

Nel 1783 c’era necessità di un nuovo altare, ma le sostanze economiche erano scarse in confronto a quanto richiesto dall’artista napoletano a cui era stata commissionata l’opera. Quando i montellesi si recarono a Napoli per ottenere delle agevolazioni, scoprirono che la moglie del maestro marmoraio era gravemente malata e a letto semicosciente. Non fecero altro che adagiare l’immagine del Santissimo Salvatore sul petto della donna, e in due ore si alzò da sola dal letto.

Si ottenne l’altare.

L'altare - Sanatuario
L'altare - Foto: Sanatuario

Le campane ebbero sorte pessima, e si dovettero interpellare i Marinelli di Agnone (che nel 1779 avevano consegnato la campana della Collegiata) per ottenere una campana funzionante, di cantari 23, nel 1849. Tutt’ora in servizio, fu la prima ospite del campanile eretto nel 1850 e sopraelevato nel 1959. Nel 1853 la corona della statua si danneggiò e nel 1854 con l’oro e le gemme dei montellesi se ne fuse una nuova. Giovanni Paolo II, nel 2004, l’ha benedetta.

Il 900 e fino ad oggi

Nell’ultimo secolo diversi lavori hanno interessato il Santuario. Nel 1929 si costruì un piazzale di 1.500 metri quadrati e la nuova rettoria. Nello stesso anno, lo scalone di accesso di 56 scalini largo 4 metri, e il cancello che lo sormonta. L’11 Agosto del 1932 “Umberto di Savoia Principe di Piemonte qui venne e pregò” e alla fine dello stesso anno iniziarono i lavori della strada alla quale parteciparono i montellesi con diverse “corvées”. La strada fu percorsa per la prima volta nel 1938 (l’istituto LUCE produsse un cinegiornale apposta). La guerra non risparmiò il santuario, ottimo punto di avvistamento. Qui addirittura caddero diversi soldati tedeschi per i quali per pochi anni fu costituito un cimitero teutonico.

Dal 1951 si pubblica il bollettino, per tenere aggiornati i fedeli su eventi e fatti riguardanti la comunità, il Santuario e la fede. Tra il 1951 e il 1961 si pose rimedio ai danni bellici e fu ampliata la sacrestia. Dieci anni più tardi toccò all’ampliamento della strada. Nel 1968 arrivò l’energia elettrica, fino a questa data ci si serviva di un gruppo elettrogeno. Nello stesso anno fu ampliato ancora una volta il piazzale fino a raggiungere la forma e le dimensioni attuali. Sotto di questo una serie di cisterne per l’acqua e poi due piani con due grandi saloni, uno a servizio del ristoro dei pellegrini, l’altro una sala ristorante in servizio per una ventina di anni.

Il Santuario dall'alto - Foto: Agostino Carbone
Il Santuario dall'alto - Foto: Agostino Carbone

Nel 1979 ricorse il bicentenario degli eventi miracolosi e si dotò la chiesa di una nuova porta di bronzo. Pochi i danni del sisma del 1980 a cui seguirono comunque dei lavori di restauro. Il 6 Agosto 1995 fu celebrato il gemellaggio con il Monte Tabor di Galilea. Le altre due porte di bronzo sono opere del 1997 dell’artista Antonio Manzi del quale vi parlerò in un altro articolo. Nel 2010 si posa la prima pietra del monumento all’emigrante, terminato nel 2012 e intitolato “il cammino della speranza”. Un’altra opera di Antonio Manzi.

Nel 2019 sono iniziati i lavori di restauro della chiesa, per riportarla ai colori e all’aspetto originario. Anche la rettoria è stata oggetto di lavori e ammodernamenti.

L’iconografia, le statue, la campana, i festeggiamenti e la fede.

Qual è l’amore più grande che potete provare? Non pensateci molto… è per il vostro partner? È per la mamma? Beh, per un montellese è la devozione al Santissimo Salvatore.

Proprio per questo non è facile da spiegare. Considerate che sono a disposizione perenne dei fedeli 3 statue: quella nel Santuario, una in argento nella Chiesa Madre e una in marmo in piazza Bartoli. Un’altra ancora in villa “De Marco” e probabilmente in ogni casa di Montella o di un montelese all’estero.

L’immagine del fanciullo sacro rappresenta Gesù dodicenne che regge il mondo con una mano e con l’altra benedice. Ha il capo chino su un lato, con il volto tenero e sincero dell’ingenuità di un adolescente innocente che benevolo ed affettuoso ti chiede di abbandonare a lui ogni tua angoscia, preoccupazione o problema. Ha lo sguardo rassicurante di una faccia nota, di un amico fedele, di un consigliere che già ha capito cosa stai per chiedergli ed è pronto a rassicurarti. Ha un vestito rosso, un mantello blu e una corona d’oro, come un re. Ma è ricco solo della nostra fede e del suo affetto verso di noi.

Statua del Santissimo Salvatore
Statua del Santissimo Salvatore

Molto probabilmente non si tratta dell’effige della statua che a metà ‘500 fu portata sulla cima del monte. Questa è del 1715 ed è vicina alla simbologia della Trinità. Trasmette comunque l’immagine della Trasfigurazione di Gesù introdotta il 6 Agosto del 1456 da Papa Callisto III. Il 6 Agosto è ancora il giorno del pellegrinaggio sul Santuario. La statua fu colpita da un fulmine nel 1745. Fu ritrovata in piedi dietro la porta d’ingresso della chiesa, sbalzata dalla sua sede e con una lividura sulla fronte. Nel 1834 si decise di farla restaurare ma, al termine di ogni tentativo dell’artista di nascondere la misteriosa ecchimosi, questa tornava con un nuovo alone attorno. La statua presenta tutt’oggi questa caratteristica, visibile sotto la corona.

Particolare della statua di argento
Particolare della statua di argento

Un’altra festa però si celebra a Montella nel giorno della Santissima Trinità. Dopo gli eventi del 1779, nel Maggio del 1780 si portò nuovamente in processione la statua per il paese, nel giorno della Santissima Trinità. Da allora si celebra la festa del Santissimo Salvatore nella Chiesa Madre dove per l’occasione fu posizionata una copia della statua del Santuario, questa tutta d’argento. Nel 1892 si inaugurò il monumento marmoreo in Piazza Bartoli con tre giorni di festeggiamento, attuale durata della festa.

Il pozzo a ricordo del miracolo del 1779 è anch’esso uno dei simboli della fede per il Salvatore.

La campana è la nostra voce di preghiera. Se stessimo girando un film e Montella fosse la location, la campana del Santissimo Salvatore sarebbe la perenne colonna sonora. E’ opera dei fratelli Marinelli di Agnone che dopo due campane “problematiche” fusero, e poi rifusero, questa nel 1855.

Ha cinque iscrizioni, di cui una come nota storica, ma la più importante per noi è “Il mio suono parlerà di voi al Signore”. Preghiera e annuncio di festa, si suona rigorosamente a mano, e c’è bisogno di 4 persone per rendere possibili i rintocchi. 4 funi, 4 persone, un passo coreografico tramandato nelle generazioni per diffondere questa eco su Montella, giorno e notte.

Campana del Santissimo Salvatore di Montella
Foto: Gerardo Sorrentino

“Campana sì, e sona” è il gruppo di ragazzi che non fa mai mancare “li ntuocchi” dal Santuario, sono disponibili per lezioni e workshop. Negli ultimi anni, purtroppo, una gestione poco attenta del Santuario ha fatto sì che la campana subisse delle modifiche inopportune. Fortunatamente una mobilitazione popolare ha fatto sì che la campana fosse ripristinata dalla stessa famiglia Marinelli e poi ricollocata sul campanile trasportata su un carro trinato da buoi in una giornata di immenso giubilo per la popolazione che ha potuto ascoltare di nuovo quella voce.

Monumento in Piazza Bartoli
Monumento in Piazza Bartoli

La voce dei devoti innalza invece l’inno del cui ritornello:

“Volgi la bella fronte

Volgi i begli occhi tuoi

Abbi pietà di noi

Amabile Salvatore”

Inciso dal nostro Aurelio Fierro.

TIPS:

Essendo facilmente raggiungibile, è un’ottima posizione per delle foto spettacolari.

Se volete compiere un cammino di fede, considerate di salire a piedi, come la maggior parte dei Montellesi, il 6 Agosto. E’ possibile ottenere qui l’indulgenza plenaria.

C’è ancora tanto da raccontarvi su questo luogo mistico e meraviglioso. Vi parlerò presto del grande artista Antonio Manzi del quale qui troviamo tre opere, e ovviamente vi racconterò dei festeggiamenti e delle processioni. Intanto, ci sono tantissimi articoli e storie di fede che vi aspettano su Irpinia World.

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