La statua di Santa Lucia Grottaminarda

Le Calende di Santa Lucia: un’antica tradizione grottese

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La statua di Santa Lucia Grottaminarda
L'immagine di Santa Lucia venerata a Grottaminarda - foto di Raffaele Masiello

Tra pochi giorni sarà la festa di Santa Lucia, uno dei culti più antichi della tradizione sacra grottese e ho deciso di parlarvi di una tradizione molto particolare legata a Santa Lucia: le Calende di Santa Lucia o come vengono chiamate a Grotta: le «Calenn’».

Meteorologia popolare e la festa di Santa Lucia

Una delle occupazioni umane più diffuse del passato era quella di cercare di prevedere il tempo in base all’osservazione dei fenomeni atmosferici. La cadenza e la ripetitività di alcuni fenomeni meteorologici o astronomici, favoriranno l’associazione di questi con alcuni giorni dell’anno e la consequenziale creazione e diffusione di moltissimi proverbi che dovevano favorire il ricordo di questi eventi. 

Un ruolo importante era dato al giorno di Santa Lucia, il 13 dicembre. Infatti, prima della nota riforma del calendario operata da Gregorio XIII nel 1582, con la quale si cercò di recuperare il ritardo di 10 giorni accumulato sull’antico calendario giuliano, il 13 dicembre coincideva con il solstizio d’inverno e di conseguenza questo era il giorno più breve dell’anno.

Il 13 dicembre divenne un giorno quasi magico e, per la stretta connessione 13 dicembre-Santa Lucia, molti detti e usanze si legarono alla nostra Santa.

Per quanto riguarda i detti popolari, s’inizia con i noti “S. Lucia, lo juorno cchiù curto ca ce sia”, “Santa Lucia, il giorno più corto che ci sia”

Le Calende di Santa Lucia

Ma la valenza culturale antropologica del giorno di santa Lucia è importante principalmente per gli auspici dell’anno nuovo. Proprio perché era il giorno più corto dell’anno, i nostri avi gli avevano dato una notevole importanza e in questo giorno si faceva iniziare un particolare rituale o usanza che, basandosi sull’osservazione meteorologica, portava “a prevedere il tempo” nei mesi dell’anno successivo.

Questo metodo di previsione empirica veniva chiamato “ l’ calenn”, ovvero “le calende”. Il nome calende deriva con buona probabilità dal latino Kalenda che, nel calendario pagano, indicava il primo giorno di ogni mese.

L’uso delle Calende è noto in varie parti d’Italia con un arco di tempo leggermente diverso, mentre in altri luoghi solo i giorni dal 13 al 24 dicembre, da noi si analizzavano i giorni compresi dal 13 dicembre al 6 gennaio.

Il 6 gennaio era un altro giorno sacro legato alla “previsione” e all’ “annuncio”. In questo giorno durante la liturgia eucaristica vi è l’annuncio della data della Pasqua e difatti molti anziani denominavano questo giorno col nome di “Pasqua-pefanìa”, Pasqua epifania.

È interessante notare che il punto di riferimento principale è sempre il giorno di Santa Lucia, il 13 dicembre, e difatti in alcune regioni dove il culto di Santa Lucia è molto sentito, come ad esempio in Sicilia, prendono il nome di Calende di Santa Lucia, (“I carànnili ri Santa Lucia”).

cielo stellato

La trascrizione delle Calende

Secondo la nostra tradizione, l’osservazione meteorologica prende in considerazione i giorni dal 13 dicembre al 6 gennaio, per complessivi 25 giorni, che venivano suddivisi in due tronconi di 12 giorni ognuno, con esclusione del giorno 25, che essendo un giorno sacro e credendo che in quel giorno il tempo si fermasse, era considerato un giorno di sosta, di pausa e perciò non valido per l’osservazione.

Come la kalenda romana corrispondeva al primo giorno del mese così ogni giorno delle calende corrispondeva ad un intero mese o a una parte di esso.

I primi dodici giorni, dal 13 al 24 dicembre, venivano denominate “calenn’ dritte”, procedevano in avanti e determinavano il tempo della prima metà del mese, o anche, a seconda delle località, della mattinata dei mesi successivi. I secondi dodici giorni dal 26 dicembre al 6 gennaio, venivano denominate “calenn’ rovesce”, procedevano in senso inverso e determinavano il tempo della seconda metà del mese, o, anche, del pomeriggio dei mesi successivi.

Lo schema è il seguente:

13 Dicembre               Gennaio

14 Dicembre               Febbraio

15 Dicembre               Marzo

16 Dicembre               Aprile

17 Dicembre               Maggio

18 Dicembre               Giugno

19 Dicembre               Luglio

20 Dicembre               Agosto

21 Dicembre               Settembre

22 Dicembre               Ottobre

23 Dicembre               Novembre

24 Dicembre               Dicembre

25 Dicembre               sosta

26 Dicembre               Dicembre

27 Dicembre               Novembre

28 Dicembre               Ottobre

29 Dicembre               Settembre

30 Dicembre               Agosto

31 Dicembre               Luglio

1 Gennaio                   Giugno

2 Gennaio                   Maggio

3 Gennaio                   Aprile

4 Gennaio                   Marzo

5 Gennaio                   Febbraio

6 Gennaio                   Gennaio

L’interpretazione

Una volta terminata la registrazione si procedeva alla trascrizione delle due fasi in modo da avere una sorta di calendario meteorologico mensile.

Molto importante era l’interpretazione dei vari segni meteorologici. Ad esempio se il 18 dicembre era una giornata soleggiata e il 1 gennaio era nuvolosa – rappresentanti il mese di giugno-, voleva dire che il mese di giugno dell’anno successivo sarebbe stato variabile ma con assenza di piogge. Mentre un 20 dicembre tiepido, con il sole, e un 30 dicembre ugualmente tiepido corrispondeva a un agosto meteorologicamente caldissimo. La presenza di neve nei giorni corrispondenti ai mesi caldi voleva indicare che in quel mese ci sarebbero state delle grandinate o il tempo sarebbe stato meteorologicamente infausto.

Ovviamente si tratta di un metodo empirico basato su calcoli probabilistici approssimativi, che servivano di norma al contadino per prevedere le annate rovinose dei raccolti (per esempio le estati fredde o piovose). Non esiste nulla di scientifico in questo, tuttavia alcuni, come chi scrive, continuano ancora a realizzarlo.

R. M. 2020

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