il cane di San Rocco

Grottaminarda e Reste: il cane di San Rocco

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il cane di San Rocco
Grottaminarda, Il Cane di San Rocco
Cari amici, oggi vi parlerò di un argomento molto particolare, non riguarda specificamente Grottaminarda, ma interessa anche il comune grottese: Reste, o Oreste, il cane di San Rocco.
In quasi tutti i comuni d’Irpinia esiste una statua o un culto di San Rocco da Montpellier. Questo personaggio affascina tutti, per la sua tipicità, il suo abbigliamento, la piaga vicino alla sua gamba, e soprattutto per quel cagnolino che l’accompagna in ogni sua immagine.
I bambini grottesi, ma anche i più grandi, hanno un rapporto molto particolare con il cane di San Rocco.

Il Cane, un animale ricco di simbologia

Quel cagnolino, in un certo senso, riproduce in modo chiaro lo stretto legame che unisce l’uomo e il cane.
Questo legame è uno dei più particolari della storia dell’umanità. Storicamente, il cane  sembra essere l’animale da compagnia più antico dell’uomo. Simbolicamente, il cane, poi, si carica di numerosi significati.
Generalmente rappresenta simbolicamente la fedeltà e la vigilanza. Ma la sua simbologia è piuttosto ampia, ora negativa, ora positiva.

Tra mitologia e religione

Partendo dalla mitologia, non sono pochi i rimandi che fanno riferimento al cane.
Partendo dalla cultura egizia dobbiamo ricordare il dio Anubi, il dio della mummificazione e dei cimiteri, protettore delle necropoli e del mondo dei morti, il quale è rappresentato come un uomo dalla testa di canide, ovvero uno sciacallo.
In ambito classico abbiamo Cerbero il cane a tre teste, il guardiano dell’aldilà. Ma molte sono le divinità classiche che erano accompagnate da cani: Ecate, la dea dell’oscurità; Esculapio, il dio della medicina e Ermes, o Mercurio, il messaggero degli dei.
Sempre in età classica i cani, proprio per il loro legame con l’aldilà, spesso venivano sacrificati ai defunti per poter servire loro da guida e ancora oggi si crede che i cani siano in grado di vedere gli spiriti e quindi di salvaguardare l’uomo dai pericoli invisibili.
Gli antichi sottolineavano anche l’adulazione e la spudoratezza dei cani, ma soprattutto il loro attaccamento alla casa e le loro doti come guardiani del gregge.
Luca Giordano, La fucina di Vulcano, part. Cerbero, wikipedia

Dal medioevo

Il medioevo e la prima età moderna arricchisce il cane di varie simbologie. È il simbolo proprio della fedeltà feudale e coniugale. Lo prova l’arte, con le varie rappresentazioni sulle lastre delle tombe e nella pittura. Ma al tempo stesso è anche il simbolo dell’ira sfrenata, infatti cani infernali accompagnano Satana, il cercatore di anime. Inoltre il cane nero è da sempre l’accompagnatore demoniaco di streghe e maghi.
Anche la Bibbia è piena di citazioni che riguardano i cani. Qui il nostro amico a quattro zampe è visto sia in maniera positiva che in maniera negativa.

Il cane nel mondo cristiano

In ambito cristiano il cane è l’elemento iconografico di molti santi. L’iconografia, è utile ricordarlo,  è la scienza che si occupa di descrivere e classificare le immagini e i temi rappresentato nelle opere d’arte.
Attraverso l’analisi iconografica degli elementi rappresentati noi siamo in grado di riconoscere un determinato soggetto o personaggi.
Il cane è l’attributo iconografico di numerosi santi: San Cristoforo, San Domenico di Guzman, San Bernardo d’Aosta, Sant’Egidio, San Vito, San Lazzaro e soprattutto il nostro San Rocco.

Reste: il cane di San Rocco

Il cane è uno degli attributi iconografici di San Rocco, protettore degli appestati, nato a Montpellier tra il 1345 e il 1350, e morto a Voghera tra il 1376 e il 1379.
La storia di San Rocco si lega con quella di Reste in un momento particolare, ovvero quando dopo aver curato numerosi malati di peste, venne egli stesso contagiato.
Con il timore di contagiare altre persone, San Rocco pensò di isolarsi nella foresta. Qui venne raggiunto dal cagnolino, il quale gli leccava le ferite e gli portava, ogni giorno, un pezzo di pane che prendeva dalla tavola del suo padrone.
Non abbiamo notizie precise su questo cane, sappiamo solo che apparteneva al nobile Gottardo Pallastrelli che viveva nei pressi di Piacenza. Si racconta  che fosse di piccole dimensioni e avesse un manto di colore bianco, ma la tradizione popolare gli ha anche attributo un nome Oreste, o meglio Reste.
Proprio per questo cagnolino, San Rocco è riconosciuto come il patrono dei cani.
Inoltre in onore di Reste, il cane di San Rocco, nel 1962, Camogli, in provincia di Genova, nella frazione san Rocco, è stato istituito il “Premio internazionale fedeltà del cane”, un riconoscimento che viene concesso ai cani che si sono distinti per comportamento verso il proprio padrone o gli altri esseri umani.

Il Reste grottese

Il cane di San Rocco grottese ha una particolarità: per esigenze di culto è asportabile. Viene momentaneamente tolto quando avviene la vestizione del Santo in occasione della sua festa: il noto Festone grottese.
I giovani grottesi hanno un rapporto particolare con il cane di San Rocco. Partecipando alle varie celebrazioni liturgiche mi sono accorto che tutti, o quasi si avvicinano a questo animale. Chi ci parla, chi ci gioca e chi l’accarezza (quando ancora si poteva farlo).
Qualcuno dice anche che porta bene accarezzarlo e difatti fino all’ultimo restauro della statua nel 2018 il cane era particolarmente usurato per le troppe carezze.
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