I Santi del Festone

La grande festa dei Grottesi: il “Festone”

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I Santi del Festone
I Santi del Festone - Fonte: Antonio Cappelluzzo

Cari amici, ben ritornati.

Oggi vi parlerò dell’evento più importante organizzato a Grottaminarda, della Grande Festa dei grottesi: il “Festone”. 

Il "Festone"

Il “Festone” è la Grande Festa dei grottesi. Grande non perché era la festa più importante ma perché era una festa più grande, che univa più venerazioni insieme: all’inizio il francescano sant’Antonio di Padova (Lisbona c. 1195 – Padova 1231) e il laico san Rocco da Montpellier (sec. XIV) e molto più tardi, nel 1992, il domenicano san Tommaso d’Aquino (Roccasecca 1224 – Fossanova 1274), patrono di Grottaminarda.

Tre santi che, a parte la fede in Gesù Cristo, quasi niente avevano in comune. 

Tre culti che sono giunti a Grottaminarda in epoche diverse.

Il nome Festone

La prima festa, con cui si unirono i culti del miracoloso sant’Antonio di Padova e del taumaturgo san Rocco di Montpellier, si svolse, probabilmente, l’ultima domenica di agosto del 1891.

San Rocco
La prima statua di San Rocco utilizzata nel Festone - Fonte: Archivio Masiello

Le immagini venerate erano la statua lignea settecentesca di Sant’Antonio, conservata nella Chiesa di San Tommaso d’Aquino, e la statua ottocentesca, in cartapesta, di San Rocco, conservata nella Cappella del Crocifisso, un piccolo oratorio privato, situato in via Vittorio Veneto.

Solo alcuni anni dopo, quest’ultima, venne sostituita dalla statua sette-ottocentesca conservata nella Chiesa Madre di Grottaminarda. 

A quel tempo, la manifestazione ancora non era nota con il nome di Festone ma era semplicemente conosciuto col nome di “festa di Sant’Antonio e di San Rocco”. Il celeberrimo nome venne designato solo durante la prima metà del Novecento per evidenziare l’importanza della manifestazione.

I giorni della festa

Fin dalle sue prime edizioni, si è sempre svolto nell’arco di più giorni: da un minimo di due giorni fino ad un massimo di sei giorni. Attualmente è stabilizzato a cinque giorni: il primo di preparazione, caratterizzato dalla sistemazione delle statue e dalla benedizione dei portatori; due dedicati alla festa religiosa vera e propria e alla musica classica; uno alla musica pop; l’ultimo dedicato ai fuochi pirotecnici. Ma gli eventi organizzati duranti i vari giorni sono molteplici e vari.

La processione del Festone
Il festone: la processione 2019 - Fonte: Antonio Cappelluzzo

Le caratteristiche del festone

Cinque, come le dita di una mano, sono le caratteristiche principali e irrinunciabili della festa: i riti religiosi, con la vestizione dei santi e le processioni, le luminarie, il concerto bandistico, il cantante e i fuochi pirotecnici. Un buon Festone non può dirsi tale senza queste cose, che fanno ormai parte della struttura portante della festa.

I riti religiosi

Le due processioni, con il culto tributato verso i Santi protettori, sono il perno centrale attorno a cui gira tutta la festa. Il loro ritmo è scandito, prima, dalla vestizione dei Santi con i manti d’oro che venne ufficialmente normalizzato con un decreto del vescovo di Avellino Gioacchino Pedicini nel 1953, poi dalla celebrazione eucaristica e infine dalla processione stessa.

La vestizione dei Santi
La vestizione dei Santi - 2019 - Fonte: Antonio Cappelluzzo

Non si sa se prima degli anni Trenta del Novecento si svolgessero già due processioni, ma è certo che dal 1936 in poi le processioni sono state di norma sempre due, una il sabato e una la domenica (salvo alcuni anni in cui erano tre). La più importante è sempre stata quella della domenica che richiama ancora oggi una partecipazione maggiore di fedeli.

Le luminarie e il concerto bandistico

Le luminarie e il concerto bandistico erano in origine le due cose che più attiravano l’attenzione del circondario nelle serate estive. 

Foto ricordo del festone
Foto ricordo del festone

Non sono noti i nomi dei primi “apparatori”, ma all’inizio del Novecento e fino alla nota grandinata del 1948 che distrusse tutte le attrezzature, prese piede l’arte di Giovanni Donnarumma. 

Il quale,  grazie alle lampade ad acetilene (o a carburo) e alle grandi strutture metalliche, che funzionavano da conduttrici di gas, si distinse per i disegni e le scenografie molto spettacolari.

Il concerto bandistico è sempre stato una delle più grandi passioni dei grottesi, fin dalla creazione della banda municipale nel 1872.

Grottaminarda era il regno del “clarinetto piccolo in la bemolle” ed essendo una delle piazze più esigenti della provincia di Avellino ha sempre richiesto solo il meglio.

La banda di Grottaminarda
La banda di Grottaminarda

I fuochi d'artificio

I fuochi d’artificio sono un’altra passione dei grottesi. Nei documenti antichi, conservati presso i vari archivi, non sono pochi i riferimenti ai fuochi “artificiati”, come venivano chiamati nell’Ottocento.  Vari sono stati i fuochisti grottesi che hanno fatto brillare le notti del Festone, come i Barrasso o i Flammia.

gara pirotecnica
La gara pirotecnica - Fonte: Archivio Masiello

Un elemento caratteristico degli ultimi cinquant’anni è stata la gara pirotecnica, negli passati intitolata e dedicata a Tommaso Barrasso,  che metteva contro svariate ditte di fuochi pirotecnici e che creava uno straordinario spettacolo di colori.

La musica leggera

L’ultimo elemento del nostro elenco, ultimo non per importanza ma per periodo di nascita, è la tradizione del cantante. Grottaminarda, a partire degli anni Settanta, è stata una delle piazze più frequentate dai comuni del circondario per i grandi nomi chiamati. La sua fortuna nacque negli anni Sessanta-Settanta inizialmente con le serate del Cantagiro che vedeva la partecipazione dei migliori artisti dell’epoca.

Le altre tradizioni

Accanto a questi elementi ci sono state, e ci sono, altre tradizioni che, in un certo verso, sono collegate alla festa. Si parte dalle note partite di calcio che spesso si giocavano nei giorni di festa, ma anche e soprattutto a quelle legate all’arte culinaria, come i torroni dell’antica tradizione grottese, gli spumoni e le granite, che, soprattutto negli anni passati, erano, in un certo senso, quasi un simbolo stesso dell’aria e del profumo di festa.

Cari Amici, anche oggi mi sono dilungato molto e per questo vi chiedo perdono. Se avrete ancora la pazienza di aspettare e di leggermi, al prossimo appuntamento Vi parlerò di un’altra tradizione particolare: il “Carro di Carpignano“.  

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