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Il Principe Carlo Gesualdo

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Carlo Gesualdo - particolare Pala del Perdono

Continua il viaggio alla scoperta della storia del magnifico borgo di Gesualdo. Nell’appuntamento di oggi vi parleremo di uno dei personaggi più emblematici e misteriosi che riuscì a sintetizzare nella sua persona gli aspetti di un’epoca, quella che va dal tardo Rinascimento al primo barocco: Carlo Gesualdo. Ma chi era Carlo Gesualdo? Quali furono gli avvenimenti che segnarono e sconvolsero per sempre la sua vita?

Carlo Gesualdo: “ l’ Uomo e il Principe”

Carlo Gesualdo nacque l’8 marzo del 1566 a Venosa da Fabrizio II Gesualdo e Geronima Borromeo, sorella di Carlo Borromeo, arcivescovo di Milano. Visse i suoi primi anni nel castello di Taurasi, uno dei possedimenti della famiglia Gesualdo, educato amorevolmente dalla mamma che immaginava per lui un futuro in ambito religioso sull’esempio dello zio Carlo Borromeo. Infatti, secondo la legge del casato, il primogenito Luigi, avrebbe dovuto garantire la discendenza mentre Carlo, cadetto, era destinato ad intraprendere la carriera ecclesiastica.

Alla morte prematura della madre a causa di parto prematuro, Carlo, che aveva solo 7 anni, venne affidato, insieme al fratello Luigi, allo zio Alfonso Gesualdo, per essere educato a Roma, nei prestigiosi ambienti vaticani. Dopo qualche anno, i due fratelli tornarono a Napoli per vivere con il padre, il quale grande mecenate, cultore di musica e compositore, aveva radunato intorno a se una schiera di artisti e intellettuali tra i più importanti dell’epoca. È proprio in questo contesto che Carlo si forma sia dal punto di vista artistico sia da quello umanistico e religioso, grazie alla lettura dei numerosi testi presenti nelle biblioteche di famiglia. A rafforzare la sua rigidità morale, influirono sicuramente gli esempi di vita dello zio Alfonso e dello zio Carlo Borromeo. Dal temperamento austero e malinconico, il principe venne educato secondo gli usi e i costumi del tempo, divenendo un abile cacciatore e un provetto cavaliere.

La musica, però, restò la sua più grande passione, alla quale dedicherà tutta la sua esistenza. Una serie di avvenimenti funesti si abbattè sulla famiglia Gesualdo che segnarono per sempre l’animo del giovane principe e il suo destino. Nel 1584 venne a mancare il nonno di Carlo, Luigi IV, al quale era particolarmente legato; a distanza di pochi mesi morì anche lo zio Carlo Borromeo. Ma la scomparsa del fratello Luigi, all’età di 21 anni, per un incidente subito durante una battuta di caccia, segnò inevitabilmente il suo destino. Improvvisamente Carlo, divenuto l’erede di una delle famiglie più potenti di Napoli, fu costretto a garantire la discendenza del suo illustre casato.

Il matrimonio con Maria D’Avalos

Fu lo zio cardinale Alfonso Gesualdo a voler assicurare un futuro al nipote: combinò il matrimonio tra Carlo Gesualdo (20 anni) e sua cugina di primo grado Maria D’Avalos (26 anni), figlia di zia Sveva Gesualdo. All’epoca era consuetudine dell’alta nobiltà il matrimonio tra consanguinei per non disperdere il patrimonio familiare. Avuta la dispensa di Papa Sisto V, i due convolarono a nozze nel 1586 nella chiesa di S. Domenico Maggiore a Napoli. I primi anni di matrimonio si svolsero in un clima di serenità, di stima e di rispetto reciproco e furono subito allietati dalla nascita del figlio Emanuele.

Carlo e Maria, però avevano caratteri e personalità completamente diversi: Maria, vedova già due volte, era una donna dal volto gentile, allegra, elegante e coraggiosa. Dal fascino irresistibile, era dotata di una sensualità prorompente, vulnerabile alle attenzioni maschili. Carlo, al contrario, era un uomo dall’aspetto poco seducente, serio, freddo, eccessivamente riflessivo, chiuso in se stesso, taciturno e incline alla solitudine. I suoi interessi erano rivolti principalmente alla caccia e alla musica, disciplina alla quale dedicava gran parte del suo tempo.

Ritratto Maria D'Avalos Carlo Gesualdo
Ritratto Maria D'Avalos - Museo DOMA (Napoli)

Questo influì, però, negativamente, sul rapporto coniugale che pian piano divenne sempre più freddo e distaccato, privo di quelle attenzioni che una moglie vorrebbe avere. Infatti Maria si sentiva sempre più sola e trascurata e cominciò ad accettare le galanterie di Fabrizio Carafa, duca di Andria e Conte di Ruvo, conosciuto durante una festa da ballo. Fu amore a prima vista.

Il tradimento e l’uxoricidio

Con la complicità di amici e servi gli amanti cominciarono ad incontrarsi, dapprima, nel giardino di Don Garcia di Toledo nel rione Chiaia, e successivamente, nella dimora stessa del Principe tra le lenzuola del suo letto coniugale. A scoprire la tresca fu lo zio, Giulio Gesualdo, il quale invaghitosi perdutamente della nipote, dopo essere stato da lei respinto, raccontò tutto al principe. Del loro intrigo amoroso cominciò a spettegolare tutta Napoli. Più che il tradimento in sé, il principe non sopportò la sprezzante derisione, i pettegolezzi, lo scherno dell’ambiente che lo circondava. La sua vendetta non tardò ad arrivare; egli mise in atto un piano diabolico. Nella notte tra il 16 e il 17 ottobre del 1590 Carlo fece credere alla moglie che sarebbe partito per qualche giorno, con il suo seguito, per una battuta di caccia nel bosco degli Astroni. In realtà egli rimase nascosto nei paraggi certo che Maria avrebbe approfittato della sua assenza per trascorrere la notte con il suo Fabrizio. Il duca di Andria, infatti, arrivò a palazzo e successivamente Carlo, con un gruppo di sicari si diresse in camera da letto dove sorprese gli amanti l’uno nelle braccia dell’altro.

Accecato dalla gelosia e in preda alla disperazione ordinò ai sicari la loro uccisione. All’epoca il delitto d’onore era contemplato e giustificato, quindi Carlo Gesualdo fu considerato innocente perché costretto a lavare col sangue l’offesa arrecata al suo onore e al buon nome del casato. Allontanatosi da Napoli non tanto per la possibile vendetta da parte dei familiari delle vittime ma per trovare un po’ di pace ai sensi di colpa che lo perseguitavano, Carlo Gesualdo decise di rifugiarsi nell’inaccessibile maniero di Gesualdo. Trasformò completamente il suo Castello che da roccaforte militare divenne una vera e propria dimora principesca, un cenacolo di musicisti e letterati più importanti del tempo. Trasformò il suo paese facendo costruire chiese, monumenti e conventi. Ma la disperazione e il tormento per l’eccidio commesso lo assalivano; si chiudeva completamente in sé, si pentiva, si autoflagellava e pregava incessantemente.

Le nozze con Eleonora d’Este

Nel 1594 Carlo Gesualdo si risposò in seconde nozze con Eleonora d’Este che aveva già 40 anni mentre il Principe solo 28. Purtroppo anche questo nuovo matrimonio era basato su questioni di interesse e non sull’amore: serviva ad assecondare un disegno politico delle famiglie. Eleonora d’Este, figlia di Don Alfonso marchese di Montecchio e sorella di Cesare d’Este, diede alla luce un secondogenito Alfonsino Gesualdo che morì all’età di 5 anni in seguito ad una malattia. Il matrimonio tra Carlo ed Eleonora fu caratterizzato da maltrattamenti e infedeltà; la violenza verbale, psicologica e fisica sembrava il solo linguaggio con cui Carlo riusciva a rapportarsi con lei. Egli tradiva continuamente la moglie con giovani fanciulle, in particolar modo, aveva intessuto una relazione amorosa con Aurelia D’Errico, donna di servizio e di compagnia di Eleonora.

La D’Errico allietò i soggiorni gesualdini del Principe fino a quando la sua seconda moglie lo costrinse a troncare il rapporto. Oltre ad essere un uomo violento Carlo era anche molto avaro al punto da costringere la povera Eleonora a continue ristrettezze economiche nonostante le sue enormi ricchezze.

Gesualdo - D'Este
Stemma Gesualdo-D'Este - Convento Padri Cappuccini di Gesualdo

La morte del Principe

In questi anni le sofferenze fisiche accusate sin da quando era bambino peggiorarono; egli soffriva di tosse cupa e di asma, il “mal del castrone”, di cefalea e di insonnia. Ad aggravare il suo stato fisico e mentale fu la notizia della morte del figlio Emanuele, caduto da cavallo, nell’agosto del 1613 all’età di 26 anni. Appresa la triste notizia Carlo Gesualdo si ritirò nella camera dello Zembalo del Castello di Gesualdo, quella in cui amava comporre e suonare e non volle più uscirne. La morte del figlio significava la fine di ogni sua speranza, il crollo di tutto il suo mondo. Sentì improvvisamente di essere precipitato in un vuoto spaventoso, avendo perso tutto quello in cui aveva creduto: l’amore, l’onore, gli affetti familiari. Sopraffatto da questo destino crudele si lasciò morire l’8 settembre del 1613 rifiutando qualsiasi aiuto all’età di 47 anni.

La morte di Carlo Gesualdo mise fine ad una vita caratterizzata dal dolore, dalla sofferenza, dall’inquietudine e dal tormento interiore ma non spense l’eco della sua musica, fonte di ispirazione per numerosi musicisti. Di Carlo Gesualdo musicista e compositore parleremo nel prossimo appuntamento.

Stemma Gesualdo
Lapide Carlo Gesualdo - Foto di Rocco Savino

Fonti: Il Gigante e la Collina di A. Cuoppolo, Gesualdo&Gesualdo di F. Caloia, Carlo Gesualdo da Venosa per una biografia di A. Cogliano

Autrici Dora Nocera e Fiorella Nocera

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