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La grande magia del teatro

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Opera da tre soldi - palcoscenico
Foto di Carmine Pasquale

L’ultimo secondo dell’ultima sera di prove prima di uno spettacolo teatrale è un momento diverso dagli altri. In quell’istante vivi un’emozione unica.  Quanto vorrei che si fermassero gli orologi! Sarebbe bello viverlo per sempre: il penultimo atto di una stagione teatrale sempre più bella della precedente e sempre meno entusiasmante della successiva. Sono quasi le due del mattino, i telefoni sono ormai spenti: questa è l’ultima notte prima del momento finale tanto atteso. Fra qualche ora si andrà in scena, non ricorderò mai tutte le battute, ma poco importa, perché tra qualche ora si scriverà un’altra bellissima pagina della storia più bella di Lapio: il teatro.

E sarà proprio questa la storia che a breve inizierò a raccontare, pertanto mettetevi comodi, apritevi una bottiglia di birra e…. si va in scena!

Storia di un connubio indissolubile

Come potrei iniziare a raccontare una storia avvincente? Non ne ho idea, io non faccio lo scrittore, troppo noioso; posso solo dirvi che questa non è la storia che vi aspettate: non ci sono principesse da salvare e nobiluomini con cui duellare. Questa è la storia della mia gente, di qualche povero contadino che amava trasformarsi, per qualche serata, in un grande attore, con il sostegno delle risate e della fratellanza degli amici di una vita. E’ questa la storia del teatro a Lapio!

La storia che vi sto per raccontare è molto antica e ci riporta al XVIII secolo, quando la nobile famiglia baronale dei Filangieri portò nel piccolo borgo irpino l’intrattenimento teatrale tipico dell’èlite borbonica del regno di Napoli. Così nacque il primo intrattenimento delle serate estive a Lapio.

Per godersi uno spettacolo teatrale realizzato completamente dai lapiani bisognerà però aspettare il primo Ottocento, quando verrà fondata la prima compagnia teatrale locale, guidata da Beniamino Anzalone.   

A distanza di un secolo, nei primi anni del Novecento, nel piccolo borgo di Lapio vi furono addirittura due compagnie teatrali. La prima faceva capo al teatro Umberto I di Nola (Na) e l’altra, molto più amatoriale, era composta da  alcuni cittadini lapiani che avevano la speranza di strappare un sorriso ai compaesani durante qualche sera d’estate. Questi però non erano tempi buoni per fare teatro: erano anni duri per l’Irpinia e per tutta l’umanità. In quegli anni infatti molti concittadini iniziarono ad abbandonare le proprie terre per un futuro migliore altrove, e inoltre da lì a poco l’orrore della guerra avrebbe travolto il mondo tutto.

Alla fine della guerra la vita era difficile dappertutto, ma da qualche parte si doveva pur ricominciare  a vivere e a sorridere. Il teatro fu la soluzione. Tra il rumore del vento e la speranza di ricominciare tutto da capo, due attori si fecero impresari formando proprie compagnie con scenografie e attrezzerie annesse. Questi erano Michele Membrino e Angelo Iannino, ognuno consapevole dei meriti dell’altro.

Iniziava così il periodo d’oro dell’arte teatrale lapiana.

Per un brevissimo periodo le due compagnie si unirono, per la scarsa partecipazione dei paesani, ma le strade delle due compagnie erano destinate ad essere divise…

Un nuovo capitolo

Ma si sa: anche le storie più belle non sempre vanno nel migliore dei modi, infatti per qualche anno il sipario di quel palcoscenico da strada non sarà aperto. Il teatro sembrava essere destinato a rimanere soltanto un ricordo nelle menti degli improvvisati attori. La svolta ci fu nel 2008, quando Domenico Soricelli e Virgilio de Matteo, due esponenti del teatro Eidos di San Giorgio del Sannio (Bn), in collaborazione con il maestro Maurizio Iannino e con alcuni ragazzi vogliosi di portare avanti questa lunga tradizione, hanno fondato il Laboratorio teatrale lapiano. Con l’apertura dei battenti, nel novembre di quello stesso anno, iniziava un altro bellissimo capitolo di questa meravigliosa storia secolare.

Spettacolo "L'Istruttoria" - 2009
Laboratorio teatrale lapiano - anno 2009

La valigia dell’attore

Ed eccoci giunti a questo momento. Le luci si spengono, qualcuno inizia ad applaudire, ma lo spettacolo non è ancora finito. Si apre il sipario ed eccoci, questo è l’istante più difficile: adesso dobbiamo salire lentamente su quel palco e parlare apertamente ai nostri spettatori (lettori).

– Oggi a grandi linee abbiamo provato a parlarvi del teatro a Lapio. Dietro queste parole però ci sono storie che non si possono raccontare. Storie fatte di sorrisi, di carezze, di unione, di sentimenti. Parlare del corso di teatro a Lapio non è una cosa semplice, questo gruppo affiatato ci ha fatto maturare giorno per giorno, e ci ha resi in un certo senso migliori. Il teatro non è solo un hobby, è oggetto di unione, che ci accumula tutti e che ci rende parte di una famiglia che è svincolata dai legami di sangue.

Il rapporto che si è instaurato tra noi è stupefacente! E’ bellissimo sapere che grazie a questa passione siano nati rapporti così unici e così forti al contempo. Oggi abbiamo provato a raccontarvi una storia bellissima. Speriamo di essere riusciti a trasmettervi quelle emozioni che normalmente solo mettendo piede su un palcoscenico si riescono a vivere.

Blogger: Colella Francesco e Vozella Carmine

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