street art lioni biennale garofalo

Lioni su Tela, Olio su Mattoni: la Streetart.

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street art lioni biennale garofalo
Crollo, D. Eime (2016) Foto di Andrea Drago

Da piccoli si hanno quelle strane manie, io le avevo e a dirla tutta le ho ancora.  Via Trento negli anni è cambiata, qualche fiore nuovo, qualche bimbo in più, qualche casa che è risorta, la piazzetta, le scale e le ringhiere. Cambiano i sapori, gli umori e i rapporti. L’odore del gelsomino è sempre lì, ho avuto modo di sentirlo e i sampietrini anche.  Sono bianchi e grigio antracite, ma non basta. Lungo quasi tutta la strada i bianchi danzano in un motivo geometrico, tanti archi a tutto sesto che si rincorrono formati da due file di cubetti, poi circa un metro  di pietre scure e poi ancora le onde bianche, come piaceva chiamarle a me, che a quell’epoca avevo poco più di due estati.

Pensavo che le strisce bianche fossero lì per le persone giovani, bambini più che altro, e allora saltellavo tenendo la mano già anziana di mia nonna, mentre lei continuava a camminare col suo abituale passo svelto, evitando attentamente le pietre bianche sotto mia espressa richiesta. Trattasi di regola empirica.

Un giorno, credo fosse estate, ma non ne sono certissima, qualcosa attirò la mia attenzione, tanto  da lasciare la mia candida strada per quella degli adulti, sacrilegio! All’incrocio tra via Trento e Vico II Annunziata, lì dove ora c’è un maestoso e rigoglioso acero, c’era un’impalcatura, più persone, nessuno che rispettasse la mia regola, ma tutti col naso all’insù a guardare un ragazzo dipingere. Lui poteva fare ciò che non mi era concesso, poteva colorare sui muri e poteva farlo con il plauso dei piu’. Ero ribelle e mi appassionai. Non sapevo chi fossero i faraoni e non lo seppi ancora per un po’, ma quello era un disegno sul muro e io non potevo non  amarlo.

Lo guardo oggi, nascosto tra le foglie palmate, è lì sbiadito, ma non troppo, di certo porta i suoi anni meglio degli altri vicini. Era il ’98 e nessuno immaginava che quella potenza comunicativa sarebbe stata la rivoluzione dell’arte lionese.  Quell’anno la Pro Loco bandì un concorso per  giovani artisti, chiamati a dipingere su tele di mattoni e cemento armato. Il tema: il “cinema”. 

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Storia del Cinema, A. Sena - C. Caranese (1998) Fonte Pro Loco Lioni

In via Alessandro Manzoni  una delle testimonianze più vivaci, si ribella all’ingrigire dei ricordi e continua a catturare attenzioni: la storia del cinema partendo dall’80 passando per l’intera  decade fino  a quando i pennelli  hanno deciso di interrompere le danze,donando eternità con un grande punto interrogativo, aprendo una porta sul futuro di allora e il presente di domani. Quegli artisti erano Antonio Sena e Carlo Caranese.

Molti di quei murales ci hanno osservati per anni, hanno ascoltato le voci diventare più afone, ne hanno sentite nascere di squillanti, ne hanno viste altre spezzarsi, finché anche loro hanno lasciato il passo al tempo che inesorabile scorre come sempre e per tutti.

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Foto di Antonio Sena

Il 2014 è l’anno della svolta, della resurrezione. L’anno in cui le idee, quelle buone, non si sa perché, non si sa per come, forse per nostalgia, forse per i ritorni, sgomitano fino a farsi spazio, come il sole pallido in un cielo velato d’inverno.

Per raccontarvi questa storia citerò una persona, un cittadino lionese che merita più di una semplice menzione e su cui tornerò nei prossimi articoli: Angelo Garofalo. Un artista pluripremiato, riconosciuto all’interno e all’esterno dei confini nazionali. Un uomo che è nato artista per citare Dario, il figlio di Angelo, che insieme alla sua famiglia si occupa della divulgazione del prezioso patrimonio artistico.

Dopo sedici anni, la biennale Angelo Garofalo e la Pro Loco riprendono un progetto che ancora non aveva una strada segnata e che sarebbe stato un punto dal quale ripartire per ricordare e rimodernare sotto il segno dell’arte, come unico grande anello di congiunzione fra mondi. Artisti locali iniziarono così a dipingere con l’intento di trasformare Lioni in un museo. Laddove i muri non possono più contenere l’arte è bene che si inizi a servirsi di loro come luoghi su cui esporre.

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Fontana de Lo Ruospo - A. Sena (2014) Foto di Antonio Sena

Antonio Sena dipinse così la “Fontana de lo Ruospo” a “le Caselle” uno dei quartieri più antichi di Lioni. Marco Di Filippo e Carlo Caranese si lanciarono nella realizzazione del murale al corso, di fronte al Never Back. Un murale sociale, ogni passante poteva spennellare e contribuire inconsapevole a costruire la cornice delle serate lionesi da quel giorno fino a domani e domani ancora. Il 2014 è l’anno dei quadri disseminati nelle strade di Lioni. Tutto sembra prender vita compresa la “Fontana Vecchia”. Lì il simbolo del cambiamento tangibile,  Millo e i suoi quadri a più piani, “L’Infinito Negli Occhi”. Probabilmente Lioni è stata un talismano per la carriera artistica di Francesco Camillo Giorgino che tra le nostre strade seppe di essere il vincitore del concorso “B.Art”. La città di Torino gli apriva le porte e avrebbe accolto 13 dei suoi murales.

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L'Infinito negli Occhi, Millo (2014) Foto di Antonio Sena

Due anni corrono in fretta, le pagine di un libro non hanno il tempo di ingiallire così come gli intenti non riescono ad affievolirsi.

Il 2016 l’anno del boom. La biennale e la Pro Loco hanno un nuovo direttore artistico: Antonio Sena. Leggenda vuole che fu inseguito per mare e per terra dai lionesi con lo scopo di accaparrarsi un dipinto sulle pareti della propria casa, per abbellirla certo, ma anche per sentirsi parte di qualcosa che aggiungeva a colpi di pennello un di più alla nostra storia. Irrompe l’acronimo “Bag Out” in termini spiccioli “Biennale Angelo Garofalo Fuori” come per assodare il fine del lavoro compiuto e da compiere.

Fu l’anno di Velasco, Mesa, Hyuro, Milu Correch, Eime e Moneyless. Ognuno di loro, chiamato a dipingere sul tema ampio delle tradizioni, si lasciò travolgere: chi dalle persone, chi dal terremoto, dalla ricostruzione o semplicemente dalle emozioni del dramma. Gli occhi della vecchietta di Eime immobilizzano la paura e la mostrano cruda, le rughe raccontano sorrisi ormai spenti e lacrime mai versate. Hyuro racconta la forza silenziosa di due braccia forti, ma non così tanto, a sorreggere una casa non caduta. Mesa e Velasco raccontano gli uomini e il loro lavoro, le loro passioni, il loro essere immobili e mutevoli al tempo stesso.

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2974, Luis Gomez (2016) Foto di Antonio Sena

Le idee corrono veloci. Quando si espandono è difficile chiuderle in un recinto seppur di 46,51 kmq e allora si lasciano andare, si condividono. E’ l’anno di Sant’Andrea di Conza. Un murale anche lì, come prima pietra per costruire un museo fatto di case e palazzi, con la speranza che il moto di collaborazione tra persone, la partecipazione attiva si sentisse forte così come da noi.

 

 Nel 2018 un tema: “I passanti”. La forza era inaudita. Un unico comune denominatore tra generazioni. C’era chi partiva e chi arrivava. Chi emigrava e chi immigrava. Ognuno col suo bagaglio, col suo fardello, ognuno con qualcosa da regalare.

La biennale Angelo Garofalo una certezza ormai a disegnare il progetto, ma subentra un nuovo partner: La Prediletta, a dare ancora un po’ di colore a una tela che sembra realizzarsi sempre più brillante.

È la volta di Dale H Grimshaw, CaseMaclaim, Mohamed L’Ghacham, Francisco Bosoletti, ma anche dei lionesi Sena e Di Filippo ormai artisti assodati e di Giovanni Perna, new entry nella rosa degli artisti

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Dale Grimshaw (2018) Foto di Antonio Sena

Caposele il comune prescelto, ben due murales: “Il Cesto di Fichi” di Palmadessa e “Sii Fedele” di Mohamed L’Ghacham. Anche questa volta “Bag Out in Tour” con le stesse speranze: la volontà di unire, di tracciare linee, di essere un unico grande cuore.

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Supersantos, Marco Di Filippo (2018)
Foto di Antonio Sena

2020. Alle volte il destino è beffardo. 40 anni dal terremoto, 10 mesi di Covid. Le paure che si mescolano, i ricordi che si gonfiano togliendo spazio alla serenità. Una delle strade più abitate di Lioni si chiama non a caso Viale delle Città Gemellate, una zona che per le persone che vivono qui è meglio detta “Campo Bergamo”. Il motivo? Quella schiera di case che da 40 anni sono rifugio di famiglie a cui violentemente era stato strappato via tutto, donate proprio dalla città di Bergamo, la stessa città che oggi ricordiamo per quella schiera di bare, simbolo dell’anno che stiamo vivendo. Questa volta si lavora su più piani. La Prediletta grazie al progetto “Irpinia 1980-2020, prospettive d’autore” realizza: sui muri delle palazzine bergamasche a Lioni “Folle”, murale che porta le firme di Collettivo Fx e NemO’S ” e sulla facciata del vecchio edificio della Stazione Ferroviaria “Legami” che porta, invece, la firma di Sena. La Biennale bloccata dal Covid non rinuncia al sogno di portare un murale a Bergamo, come simbolo di gratitudine e vicinanza, mentre continua a pensare alla realizzazione di nuovi murales volti alla riscoperta di luoghi dimenticati.

Se dovessi passeggiare oggi, come facevo da piccola, con l’orologio alla mano, non mi basterebbero tre ore per soffermarmi a guardare tutti i murales. Il percorso è ricco e variegato. Quel sentiero sterrato iniziato nel ’98 è ormai un’extraurbana secondaria, un percorso che collega l’irpinia passando per Lioni come centro nevralgico di una nuova tradizione, di un nuovo punto di vista audace e ribelle, esattamente come me, come il mio sguardo di 23 estati fa.

Scritto da Chiara Ciotta

Editor: Gian Salvo Nappa

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