Orfanotrofio Loffredo di Monteforte Irpino

Monteforte e i suoi quartieri: Loffredo e l’Orfanotrofio ricco di miseria e nobiltà

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Orfanotrofio Loffredo di Monteforte Irpino
Foto di Valentina Manna

Un fine settimana tra gli scatoloni

E’ una uggiosa domenica di un uggioso fine settimana. Tra uno scatolone per il trasloco che mi accingo a fare e la voglia di sedermi sul divano e godermi una tazza di thè caldo,mi ritrovo ben presto immersa in una nuvola di pensieri che mi agitano la testa. Come sono arrivata fin qui e con “fin qui” non intendo un luogo fisico, bensì un esatto punto della mia vita. Devo considerarmi soddisfatta? Ho fatto tutto quello che potevo per essere la migliore versione di me? Non è mai scontato o facile darsi queste risposte: si rischia di essere troppo severi o, al contrario, troppo indulgenti con sé stessi. Il vento ulula e si insinua tra le stecche degli infissi: sembra quasi che voglia aggiungersi al rumore dei miei pensieri. Tuttavia questa introspezione mi dà lo spunto per parlare di qualcosa che possa interessare più da vicino tutti gli amici montefortesi o comunque coloro che hanno intenzione di leggere questo piccolo articolo.

L'importanza di avere un'educazione

Esistono persone la cui esistenza non permette loro di porsi certe domande…e non per mancanza di capacità, semplicemente perchè non hanno una “voce”. Chi vive ai margini della società non ha tempo per l’introspezione, accrescersi o per sviluppare i propri talenti. Certe persone, insomma, sono molto impegnate a “sopravvivere” per poter occuparsi anche solo di riflettere su ciò che accade a loro ed intorno a loro. A Monteforte c’era un posto, dove oggi sorge la Casa Comunale, che cercava in qualche modo di dare degli strumenti a chi partiva già svantaggiato nel percorso della vita. Sto parlando dell’orfanotrofio Loffredo.

entrata orfanotrofio loffredo
foto di Valentina Manna

L'orfanotrofio e il nobile Wenceslao Loffredo

Ma partiamo dal principio. E’ il 1528: Enrico Orsini, conte di Nola e Signore di Monteforte perde titoli e proprietà per aver osato ribellarsi all’imperatore Carlo V. L’anno successivo Sigismondo Loffredo, consigliere e reggente della Regia Cancelleria, acquista il feudo e ne diventa Signore e feudatario nel 1533, dando inizio alla dinastia dei Loffredo a Monteforte. Tale dominio rimarrà radicato nel territorio per circa 3 secoli. Giungiamo così all’ultimo discendente della casata, quello che più di tutti ha dato lasciato un’impronta sul territorio: Ludovico Wenceslao Loffredo. Principe di Cardito e marchese di Monteforte, Wenceslao ebbe la sfortuna di non avere una propria discendenza.

stemma della famiglia loffredo
Foto di nobili-napoletani.it

La travagliata nascita dell'Orfanotrofio Loffredo

Tuttavia, a metà del 1800 circa – come riporta Carmine Santulli nel suo “Storia del territorio” – chiese al Re Ferdinando I di Borbone di avere la possibilità di lasciare in eredità i suoi beni agli eventuali figli maschi di una sua vicina parente. Ciò però in cambio della creazione di un convento a Pozzuoli o di due orfanotrofi a Monteforte e Cardito. La vicenda, non essendoci dei precedenti legali, diede luogo ad una disputa che durò parecchi anni e al cui risultato Wenceslao non potette assistere. Noi posteri però sappiamo come è andata a finire. Il 6 dicembre del 1842, l’orfanotrofio Loffredo vide la luce assieme al “gemello” di Cardito, che precedentemente era stato concesso dal nobile come rifugio per donne sole e abbandonate.

L'orfanotrofio Loffredo e il Convento

La struttura è veramente imponente e di stile neogotico. Sorge proprio nel vecchio Convento dei padri Domenicani, che vi gestivano la cappella di Maria Santissima del Rosario. Essa a sua volta ospitava al suo interno un bellissimo organo. L’edificio, più volte oggetto di restauro, soprattutto in occasione del terremoto del 1980, di cui ricorre in questi giorni il 40 anniversario. Al suo esterno è ancora ben evidente la scritta a caratteri cubitali e neri, che ne definiva la sua destinazione d’uso. Possiede anche una piccola struttura sommitale su cui si trovano un orologio a numeri romani e delle campane, che immagino scandissero le ore della giornate degli orfanelli e di tutti coloro che abitavano nelle vicinanze. Qui potete trovare altre notizie interessanti.

immagine di un orfanotrofio
foto di Youreduaction.it

Perchè il quartiere “Loffredo” è annoverato nel Palio?

I Loffredo, come avete potuto notare,si sono insediati a Monteforte in una data di gran lunga successiva a quella in cui si pensa possa aver avuto inizio il Palio di San Martino. Perchè allora nominare un borgo partecipante con il nome di una dinastia che all’epoca non esisteva ancora sul territorio? Questa discrasia temporale conferma, a mio avviso, quanto sostiene il Prof. Armando Montefusco nel suo saggio “Contributi per la Storia dell’Irpinia” e che, potete trovare, riassunto brevemente da me, cliccando qui.

stemma loffredo palio monteforte irpino
Foto gentilmente concessa da Antonello Capone

L'orfanotrofio Loffredo durante il ventennio fascista

Un luogo dove probabilmente la vita, per chi come noi è cresciuto nell’agio, era molto dura ma donava una flebile speranza, viene però macchiato da una pagina infame della storia italiana. Come riportato da un articolo di “La Repubblica” del 2008 – se ti interessa clicca qui– il nostro bell’ Orfanotrofio è stato uno dei tre luoghi simbolo della detenzione nazifascista in Italia. Il 7 giugno del 1940 furono ufficialmente aperti 4 campi di internamento in Campania, 3 dei quali in Irpinia: uno a Solofra, destinato alle detenute di sesso femminile, uno ad Ariano Irpino, che ospitava prevalentemente prigionieri dell’est Europa ed uno a Monteforte, nel Loffredo, dove sono stati imprigionati per 3 anni circa, in condizioni di vita molto dure, un centinaio circa di “sovversivi politici” e di profughi dalmati ed istriani. Una parentesi molto triste – considerando soprattutto che questi campi di internamento erano solo un assaggio di quello che i prigionieri avrebbero patito una volta trasferiti negli omologhi del Nord Italia o addirittura nei lager nazisti – ma che andrebbe raccontata con più coraggio.

La vita nell'orfanotrofio

Non possiedo molte notizie certe su come fosse la vita all’interno dell’orfanotrofio. Uno dei miei zii,da Beato di Quindici, vi ha trascorso alcuni anni da piccolo per poter coltivare il suo sogno di musicista: lì vi era la possibilità di poter studiare per suonare nella banda e per entrarvi occorreva una sorta di “raccomandazione” speciale. Purtroppo non è più con noi per raccontarlo ma, a quanto pare, agli occhi dei bambini cresciuti nel secondo dopoguerra, sembrava un posto confortevole, dove poter mangiare ed essere un po’ viziati dalle suore che lo gestivano. Questo piccolo articolo spero sia un modo per omaggiare anche il suo ricordo.

bambini scugnizzi in strada
Foto di Fanpage.it

Chi saremmo senza la nostra formazione?

Non so se il nobile Wenceslao abbia mai pensato di voler donare tutta la cura e l’istruzione che non aveva potuto elargire alla sua discendenza a tutti coloro che non ne avevano possibilità. Tuttavia il suo gesto ha rivoluzionato il corso della Storia, non certo quella dei Libri, ma quella della vita quotidiana di tutti noi. Ogni piccolo orfano abbia varcato quella soglia, ha recato con sé le sue sofferenze,la fame ma, in molti casi, ha ricevuto la spinta per poter affermarsi nella vita. Nella peggiore delle ipotesi, un pasto caldo e un tetto sotto cui ripararsi. Purtroppo la vita non è generosa con tutti, però ci sono quei piccoli miracoli – che non sono zuccherosi e colorati bensì amari e grigi- che però aiutano a riequilibrare questo mondo sgangherato. Chi saremmo senza le nostre esperienze e senza la nostra istruzione? Chi e dove saremmo se non avessimo mai ricevuto una chance? Persone diverse sotto lo stesso cielo, però magari con qualche sogno in meno.

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