Municipio di Monteforte irpino

Monteforte e i suoi quartieri: Taberna e i suoi commerci lungo la via Regia

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Municipio di Monteforte irpino

Monteforte: un luogo di passaggio

Molte volte la vita sembra non regalarci quello che desideriamo: preoccupazioni, problemi ma soprattutto limiti. Quegli stessi limiti che sembrano montagne insormontabili ma, che a ben vedere, sono composte solo di incertezze che ci distolgono dal raggiungere quel che conta davvero.

“Quando la vita di dà limoni, tu fai la limonata”- disse il saggio. Questo immagino abbiano pensato tra sé e sé molti montefortesi dei tempi andati. Un territorio molto adatto alla macchia, ai combattimenti e alle resistenze, aspro e pieno di bellezze nascoste, ma sostanzialmente posto su una via commerciale. Questa limitazione, non ne hai mai fatto un luogo visitabile, un luogo che cattura gli sguardi.

strada regia delle puglie
foto di wikipedia.org

Monteforte lungo le “vie” del commercio

Quando gli Angioini concentrarono la loro influenza su Napoli, la via Regia divenne l’asse di transito principale delle merci del Regno delle Sicilie. Quale occasione migliore per poter procacciarsi da vivere se non aprendo una attività commerciale lungo una via densamente trafficata? Secondo Carmine Santulli, nel suo “Storia del Territorio”, nel 1809, nella zona tra Alvanella e Ponte di Basso si registrava la presenza di quasi 10 taverne. È errato anche pensare che tale tipo di attività commerciale si concentrasse esclusivamente in quella zona del Paese che possiamo identificare più o meno con l’attuale toponimo di Taverna Campanile. Alcune infatti erano collocate nei pressi di Campi e Gaudi e – non è di certo un caso – ancora oggi ospitano alcuni tra i ristoranti più famosi della zona. Probabilmente in onore di un’attività così fiorente, gli organizzatori del Palio hanno creato la contrada di “Taberna”. Se vuoi saperne di più clicca qui.

stemma contrada taberna
Foto gentilmente concessa da Antonello Capone

Taberna e Palazzo Campanile

Quelle però che maggiormente attirano la mia attenzione sono proprio quelle di traversa Campanile, perché mi offrono l’occasione per raccontare qualche altro aspetto della nostra storia locale.  Sempre il Santulli ci dice che nel 1800, 4 delle taverne di cui prima abbiamo accennato, sorgevano su un fondo che apparteneva proprio alla famiglia Campanile. Una di queste è stata riadattata ad abitazione gentilizia. Ma chi erano i Campanile?

stemma famiglia campanile
foto nobilinapoletani.it

La famiglia Campanile si espande

Indubbiamente si trattava di una famiglia della nobiltà napoletana molto antica – se vuoi saperne di più clicca qui – le cui origini risalgono almeno al 1130 e che vedono la loro nascita precisamente a Tramonti, in costiera amalfitana. Il loro albero genealogico, nei secoli, si è ben impiantato nella società nobiliare italiana, tanto da espandersi anche in Calabria e in altre regioni. Come sia arrivata precisamente a Monteforte non mi è ancora molto chiaro. Probabilmente attraverso un ceppo della famiglia che si stabilì a Baronissi all’incirca nel 1699, raggiungendo anche Baiano e Cimitile. Oppure attraverso Giovanni Geronimo Campanile, che fu nominato vescovo di Lacedonia nel 1608.

antica taverna montefortese
foto di historiaregni.it

La vita nelle Taverne

Ritornando però alle nostre taverne, mi piace immaginarle come gli antenati dei nostri pub. Ci si siede, si chiacchiera e si mangia qualcosa in compagnia. Oggi come allora il cibo e il vino hanno questo magico potere aggregante. Questo a Monteforte lo sapevano molto bene: la tradizione della pasta fatta a mano per molti anni è stato un altro pilastro portante dell’economia Montefortese. Una tradizione che non vanta più un assetto “industriale” ormai da decenni, ma che sopravvive tenace nelle case delle donne di Monteforte, che ancora oggi producono fusilli e coccetelle, il cui gusto deciso difficilmente troverete in un moderno supermercato. Complici le ghiacciaie per la conservazione di cibo e bevande di cui il paese poteva dotarsi per via delle numerose neviere presenti sul territorio – se vuoi saperne di più clicca qui – l’abbondanza di cibo e l’ospitalità degli osti, rendevano questi posti dei luoghi in cui fermarsi ogni qualvolta fosse possibile.

Collina San Martino Monteforte
Foto di Valentina Manna

Arrangiarsi o no?

In molti si lamentano dell’arte tipicamente italiana dell’arrangiarsi. Io invece la trovo una dote favolosa: perché non trarre il meglio da ogni situazione che si presenta, anche se non rispecchia esattamente l’idea che avevamo in mente? Le taverne montefortesi mi ricordano proprio questo: il dono della flessibilità. La capacità di creare lavoro e soprattutto opportunità sfruttando le caratteristiche, i sapori e le bellezze nascoste del territorio. Forse il termine “arrangiarsi” porta con sé un’accezione negativa ma preferisco vederla da un altro punto di vista: l’abilità del popolo montefortese si è vista proprio nel suo saper creare nuove occasioni? Che sia utile anche in tempi di pandemia?

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