
Cari Amici,
ben ritrovati, come promesso, oggi vi parlerò di un’altra importante tradizione grottese, o per esserci precisi una tradizione della vicina contrada di Carpignano, il “carro meccanico di Carpignano“, costruito in onore della Madonna di Carpignano.
Rispetto ai più importanti gigli e carri irpini (Flumeri, Fontanarosa o Mirabella Eclano) è uno dei più recenti, ma sicuramente, da qualche tempo , è il più tecnologico.
La Madonna di Carpignano
Il Carro di Carpignano è uno dei segni più evidenti della devozione dei Grottesi, e nello specifico dei Carpignanesi, verso la Madonna di Carpignano.
Secondo la tradizione in questa zona nel 1150 venne ritrovato una tavola dipinta raffigurante la Madonna con Bambino, che venne poi sistemata in un piccolo edificio sacro costruito proprio per conservarla.
Nel 1901 questo edificio, ricostruito più volte nel corso dei secoli, venne affidato ai Padri Mercedari, i quali ne hanno fatto uno dei santuari più importanti della Valle dell’Ufita.
Il Giglio
Durante la metà gli anni Trenta del Novecento, nella contrada di Carpignano di Grottaminarda, sulla scia degli altri esempi irpini, s’incominciò a realizzare, in onore della Madonna, un obelisco di paglia, che, basandosi sulla tradizione flumerese, venne chiamato “Giglio”.

Questo obelisco era molto simile alla prima versione del “Giglio di Flumeri”. Era infatti composto da un albero alto più o meno 25 metri, tagliato alla base e ricoperto e rivestito di grano in spiga e paglia intrecciata.
Il promotore principale di questa tradizione era un tal Michele Del Grosso che lo realizzava, con l’aiuto di vari collaboratori, nell’aia dei Cogliani.
Il trasporto del Giglio avveniva il sabato precedente la festa della Madonna di Carpignano, che a quel tempo si svolgeva la domenica successiva il 15 di agosto.
La Caduta
Nel 1938 a causa di una manovra sbagliata o, come si tramanda, per un gesto dovuto all’invidia di alcuni, il carro si sbilanciò troppo e rovinò a terra.
L’accaduto venne visto come male augurale e il Giglio non venne più rifatto.
La ripresa
Nel 2013, dopo 75 anni, si pensò di riprendere la tradizione dell’obelisco di paglia. Tuttavia con alcune varianti.
La più evidente fu nel nome, non fu più chiamato Giglio ma Carro. Inoltre non fu più un’unica famiglia a coordinare l’organizzazione dello stesso ma i giovani e i volontari della Parrocchia di Santa Maria di Carpignano.

Poi, siccome la data della festa della Madonna di Carpignano dalla domenica successiva al 15 di agosto venne spostata alla prima domenica di Settembre, cambiò anche la data del trasporto: dal sabato precedente la festa si passò al venerdì precedente la festa.
Un altro importante cambiamento fu l’altezza. Il nuovo Carro, a causa dei vari cavi elettrici e telefonici che oltrepassano la strada, venne realizzato molto più basso.
Il percorso, invece, è rimasto invariato. Si parte sempre dalla stessa aia dei Cogliani e, percorrendo un tratto di quasi due chilometri, si giunge fino al piazzale del Santuario.
La meccanizzazione
Nel 2017, in occasione della quinta nuova edizione del Carro di Carpignano, si è cercato di porre rimedio al problema dell’altezza.

Il Carro, grazie all’intervento dell’ingegnere Marcello Lanza, venne dotato di un elaborato sistema telescopico, che permetteva ai vari piani del Carro di inserirsi e scorrere l’uno nell’altro.
Poi, per agevolare l’ abbassamento e l’innalzamento del sistema telescopico, il carro è stato dotato di un meccanismo idraulico.

Il carro meccanico di Carpignano ha così raggiunto l’altezza massima di 18 metri e 20 cm, mentre quando si abbassa l’altezza si riduce di due terzi, scendendo fino ai 6 metri d’altezza.
L’introduzione di questo meccanismo telescopico ha condizionato anche l’aspetto del carro che ora ha la forma di una piramide a sei piani con base esagonale.
Ogni piano si compone di 6 pannelli metallici decorati con paglia, spighe e steli di grano.
Ogni pannello poi è caratterizzato da riproduzioni artistiche realizzate a mano dai vari volontari.

Grazie a tutti questi accorgimenti, il carro di Carpignano, non è più di legno ma è di metallo e grazie al meccanismo telescopico è diventato il più tecnologico d’Irpinia.
Cari Amici, dopo averVi parlato di questa particolarità tutta grottese, o carpignanese, Vi Saluto e Vi aspetto al prossimo appuntamento per parlarVi di altre meraviglie grottesi.

Blogger Grottaminarda. La Pro Loco Grottaminarda nasce nel 1980 per favorire la conoscenza, la promozione e la valorizzazione della cultura e l’identità grottese.
Il referente per Grottaminarda e per la Pro Loco Grottaminarda sarà Raffaele Masiello, un appassionato della storia grottese, e irpina in generale, che ha collaborato a vari progetti culturali, sia per il proprio paese, sia per i paesi limitrofi.
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