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La sagra della Cappelluzza a Grottaminarda

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I cicatielli
La preparazione dei cicatielli - scatto di Annamaria Masiello

Cari amici ben ritrovati,

come promesso oggi vi parlerò della sagra dei “c(i)catiell’ cu ru/lu puliéo”.

Fin dalla metà degli anni Settanta, la prima domenica di luglio  è il giorno della festa dedicata a Sant’Antonio e Santa Rita Piccirilli, così definiti per la loro piccola dimensione. Una festa nota anche come : “Festa della Cappelluzza”.  Come vi avevo anticipato una delle tradizioni più particolari legate a questa manifestazione è la sagra dei “c(i)catiell’ cu ru/lu puliéo”. Un piccolo rito che si ripete fin dal 1995 e proprio per questo voglio donarvi queste note di colore grottese.

In questi giorni avrebbe dovuto esserci la festa della Cappelluzza, della cui storia vi ho parlato la volta scorsa (qui), ma purtroppo per ovvi motivi non ci sarà.

Parlerò della sagra in un modo tutto diverso, attraverso un piccolo racconto, anzi è meglio definirla una piccola nota di colore.

"Lo sposalizio di sapori"

« È  aria di festa alla Cappelluzza, giù Sotto la Porta, nella piccola viuzza, proprio vicino alla chiesetta del rione. 

I “mast’ r’ fest’” e i volontari già stanno lavorando ininterrottamente da alcuni giorni.

Le donne sono all’opera, dirigono i lavori: «Prepara questo! Prendi quello! Compra quell’altro ».

È un momento sacro; la tradizione si sta rinnovando un’altra volta. Tutti l’aspettano.

Non può mancare proprio quest’anno» dicono alcuni, come fanno tutti gli anni. Chi lavora sbuffa.  «Troppo faticoso! Troppo stancante! Questo è l’ultimo anno!», dicono, ma saranno i primi a farsi avanti l’anno seguente.

La sagra della Cappelluzza
La sagra della Cappelluzza. La preparazione (2001) - Fonte: Teresa Panzone

Arriva il giorno. Fin dalle sette del mattino le signore si sono riunite nel piccolo edificio. Nessuno può varcare il sacro confine. Come sacerdotesse combinano ingredienti, spezie e aromi.

State fermi! La tradizione è in atto.

Il “puliéo”, l’erba aromatica essenziale, viene lavato, messo a soffriggere con olio, prezzemolo e aglio.

Come in un rito sacro, una donna dice «Mettiamo un pò di peperoncino?  Gli diamo un po’ di tono». «Ma sì» risponde un’altra donna, ma entrambe sanno bene che senza peperoncino il sugo non verrà bene, non avrà il giusto sapore.

Infine si aggiunge la salsa di pomodoro  e qualche pezzo di pomodoro fresco. Sale quanto basta. 

Il preparato deve cuocere a lungo, lentamente, “sbuffare”, sobbollire finché avrà raggiunto la giusta intensità di sapore. Una bolla per volta, senza fretta, per un piatto della tradizione che esprime pazienza e riflessione.

La sagra della Cappelluzza
La sagra della Cappelluzza

Quando il sugo è pronto, si fa riposare un po’. Nel frattempo, gli uomini hanno già predisposto le immense  pentole con l’acqua già salata. Si accende il fuoco. L’acqua bolle, si buttano dentro i “c’catiell’”.

«Quanto devono cuocere? » chiedono le giovani e inesperte donne. «Non si sa» rispondono sorridendo le canute veterane, ben sapendo in cuor loro quando è il momento giusto.

«Adesso? » chiede una.

«No, ancora un po’ » risponde la più vecchia, ma poco dopo, grida «Ora! Spegnete il fuoco! Prendete le caccavelle!»

Tutti si fermano, tutti osservano, avviene la magia, è lo sposalizio dei “c’catiell’ cu ru puliéo”.

I golosi grottesi aspettano. Si preparano i piatti. Si portano in tavola. La forchetta è già pronta. »

(Giugno 2018)

Vi aspetto al prossimo appuntamento per parlare di altre curiosità grottesi. 

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1 commento su “La sagra della Cappelluzza a Grottaminarda”

  1. Pingback: La "Cappelluzza". Un piccolo edificio dalla storia ultrasecolare

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