emigrazione zungolesi

Lettere di condannati a vita all’emigrazione

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emigrazione zungolesi
Foto dal libro "Zungoli nel '900: i fili della storia"

Emigrati per noi, immigrati per gli altri

Parlare di emigrazione, oggi, sul piano nazionale e internazionale ci sembra ridondante, nauseante. Ultimamente siamo più abituati a cambiare il prefisso, a sostituire l’ordine, sillabico quanto concettuale, delle parole e a invertire il senso di uscita con quello di entrata, l’emigrare con l’immigrare. Molti di noi hanno addirittura paura, dei prefissi, delle parole come di chi le sostanzia:  “tornate da dove siete venuti!”, “andate a casa vostra!”. E quando erano i nostri nonni, bisnonni, zii, prozii, ad essere contenuti in quella danza convulsa di suffissi, a emigrare e immigrare, a salutare un ‘dentro’ e a catapultarsi in un ‘fuori’ faticoso, doloroso?

Quando i nostri antenati, compaesani, conterranei, erano i diversi e gli stranieri? Agli inizi del ‘900 Zungoli, come molti comuni dell’entroterra irpino e come molte realtà territoriali dell’ intero Sud Italia, assistette a un’ondata migratoria massiccia, un’ondata che, per quel gioco – che gioco non fu e non è – di suffissi e sillabe differenti rappresentò l’altra faccia della medaglia rispetto a quella che ora, – vantando il privilegio di un’autoctonia che non è certamente un motivo di sopruso su e contro gli altri- noi italiani, noi europei, noi cacciatori di appartenenze a volte prepotenti e discriminanti, viviamo, illegittimamente, come “invasioni”. 

 

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Dal libro "Zungoli nel '900: i fili della storia"

Era forse un invasore nostro nonno, e l’amica dell’amica di nostra zia, e la nostra bisnonna e quel nostro paesano “del Canadà” che, negli anni ’20,’ 30, ’40,’ 50 di un ‘900 caotico e, spesso, ostile partì, macinando chilometri, sorvolando mari, oceani, attraversando pianure, montagne, dogane, frontiere e barriere per costruirsi e costruire un presente e un futuro migliori? Quando sentiamo qualcuno come diverso, come straniero, come ‘invasore’, ricordiamo sempre che la storia dell’umanità è ciclica, circolare, a volte vorticosa come un uragano, tanto può mutare e mutarci dall’oggi al domani. 

Ricordiamo che i suffissi, le sillabe, le parole che appoggiamo sugli altri, come macigni e zavorre da scaricare, un tempo sono state il peso, il carico  portato addosso da un nostro vicino, da un nostro avo, dal sangue del nostro sangue. Noi Zungolesi, noi Irpini, conserviamo alle spalle una dura e lunga storia di migrazione, di e-migrazione per la nostra terra e di im-migrazione per le terre che hanno accolto, a volte calorosamente, altre volte osticamente, i nostri concittadini. Siamo tutti gli stranieri, i diversi, gli ultimi, gli immigrati di qualcuno: la meraviglia sta nel poter fare di una partenza una nuova geografia, di una lontananza (fisica, culturale, sociale) una nuova, preziosissima limitrofia. 

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