Castello di Monteforte Irpino

Monteforte e i suoi quartieri: il Tuoro e i suoi operosi Bottai

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Castello di Monteforte Irpino
foto di www.pucmonteforteirpino.it

Natale e il Tuoro: cosa li unisce?

Oggi è Natale, la festa che per antonomasia ci racconta degli ultimi, di un figlio di falegname che viene al mondo per insegnare anche ai Grandi Re. Nonostante questo sia un Natale un po’ più triste degli altri – molti a causa della pandemia non potranno viverlo con i propri cari – provo a tirarvi su il morale raccontandovi proprio di uno dei quartieri più popolare e popoloso di Monteforte. 

Il tratto comune che trovo con la classica festa cristiana è proprio questo: Il Tuoro ospitava la una buona fetta dei contadini e degli artigiani montefortesi. Queste categorie erano solitamente considerate tra le ultime nella scala sociale. Tuttavia, il loro instancabile lavoro, la loro arte ci ha lasciato un’eredità difficile da replicare. Proprio come gli insegnamenti Cristiani.

Artigiano montefortese
foto di territori.coop

la Contrada Bottai

Grossomodo possiamo collocare il Tuoro – citando Carmine Santulli nella sua “Storia del territorio” – in “quel rialzo che triangolava la piazza, il Convento e Santa Maria”. Proprio grazie all’operosità dei suoi abitanti, in particolar modo i Bottai, possiamo identificare questo quartiere con la sesta contrada del nostro ormai conosciuto Palio di San Martino. Se vuoi approfondire clicca qui.

La principale abilità dei nostri artigiani era non solo quella di costruire botti delle dimensioni più svariate – alcune delle quali avevano una capacità di cinquanta quintali – ma di essere specializzati nella forgia di enormi viti di legno che permettevano il funzionamento dei torchi. 

Quindi ad abitare le casupole del quartiere, oltre loro, vi erano grandi maestri d’ascia, segantini, asinari, tarallari ma soprattutto “fascinari”. 

Dico “soprattutto” perché nella maggior parte dei casi a svolgere questa professione erano le donne, le quali si alzavano alle 3 di notte – come molti degli altri professionisti che ho indicato poc’anzi – e si recavano in montagna a raccogliere le fascine di legno utili anche per riscaldare le proprie abitazioni. Forse quando è stato coniato il termine “angelo del focolare” ci si riferiva a questo: chissà!

stemma contrada bottai monteforte irpino
foto gentilmente concessa da Antonello Capone

Monteforte e il suo “Hospitale”

Io lo soprannominerei “il borgo che non dormiva mai”. Questo perché il Tuoro, in qualche modo era il cuore pulsante del paese: le sue fervide attività iniziavano già di notte. Esso fece guadagnare all’intero paese l’appellativo di “Paese dei carrabbari”. Per “carrabbari” penso si intenda “venditori di vasellame”, ma su questo non ho molte certezze. 

Una delle principali caratteristiche di cui non abbiamo ancora parlato però è che il Tuoro, già nel 1200 era attraversato dalla strada Regia – se vuoi sapere qualcosa in più clicca qui – che conduceva in Puglia e addirittura in Terrasanta. 

Così i pellegrini di passaggio saranno stati parecchi, tanto che in quel periodo sorse un “Hospitale”, che aveva proprio la funzione di accogliere ed assistere i viaggiatori e i crociati. Il Convento dei domenicani, poi Orfanotrofio, oggi Municipio – se vuoi saperne di più clicca qui – nacque successivamente, tra il 1600 e il 1842, e contribuì a definire in maniera molto precisa il quartiere

strada regia delle puglie
foto di wikipedia.org

Il potere del popolo, il potere del Tuoro

Diceva Che Guevara che “le rivoluzioni non si esportano ma nascono in seno ai popoli”: nulla di più vero per me. La Storia con la S maiuscola ci insegna che i più grandi sconvolgimenti sono stati dettati da grandi condottieri, politici, da persone importanti. 

Non credo sia esattamente così: le più piccole ma significative rivoluzioni di costume, di diritti, politiche addirittura, provengono dalle persone comuni, che come quelle che abitavano il Tuoro, ogni giorno combattevano con passione e con competenza la loro battaglia per “tirare a campare”. Ciò perché l’ingegno, la praticità e la necessità suggeriscono le soluzioni, portano le novità, aprono le porte al futuro. 

Anche oggi, durante una terribile e sconvolgente pandemia, siamo chiamati a trovare nuove soluzioni, nuovi modi di vivere. Non possiamo essere vicini fisicamente, ma possiamo esserlo col pensiero. Il mio augurio a tutti i lettori di Irpinia world è che il 2021 sia un anno di rinascita e ricostruzione, dove il popolo possa riacquistare la sua consapevolezza e rimboccarsi le maniche per riagguantare il suo futuro.

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