Willoke - Bosoletti

Willoke: il mondo in Irpinia attraverso la street art

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Willoke - Bosoletti
Fonte: Willoke (in foto: Maria Elena De Gruttola, Francisco Bosoletti e Massimiliano Grasso)

“Uilloche!” : ad Ariano Irpino è questa l’esclamazione dialettale che si pronuncia quando ci si ritrova, inaspettatamente, dinanzi a qualcosa che desta stupore. Ed è proprio questa la sensazione che si prova quando, casualmente, godendosi una passeggiata tra i vicoletti e le strade del Tricolle e non solo, anche di altri paesini d’Irpinia (Bonito, Villamaina, Lauro, Lioni, Fontanarosa), da qualche anno a questa parte ci si imbatte in opere di arte urbana contemporanea, quella che ormai è a tutti nota come street art. E’ proprio da questa sensazione d’immediatezza e d’impatto che trae origine il nome del Festival di Street Art Willoke, nato nel 2014 ad opera di due giovani professionisti arianesi: Maria Elena De Gruttola e Massimiliano Grasso. Esso nasce da una volontà comune dei due fondatori di fare dell’arte e delle contaminazioni che essa genera uno strumento di innovazione e di rinascita per il territorio irpino.

Ho avuto il piacere di fare un’interessante e curiosa chiacchierata con Maria Elena – di cui adesso vi narrerò – che mi ha parlato del valore della street art nel mondo e nella nostra terra, del lato tecnico e anche umano degli artisti con cui ha avuto la possibilità di lavorare e del lungo lavoro che ha permesso che tutto ciò venisse realizzato. Di seguito, trovate i contenuti dell’intervista a Maria Elena De Gruttola.

Come nasce la street art? Quale la sua necessità e quali i suoi obiettivi?

La street art è un movimento artistico nato come ribellione. I primi interventi di street art fatti negli anni ’70 negli USA e in Messico erano, innanzitutto, illegali. Erano visti come una forma di aggressione allo status quo. Poi, questo aspetto molto aggressivo si è edulcorato, ma comunque rappresenta una manifestazione di forte disaccordo con il mainstream. Tutto ciò che sta nei musei e nelle mostre ufficiali è portato avanti da una forza molto reazionaria, mentre la street art è assolutamente contro questo. Portare qualcosa del genere in luoghi come i nostri è un fortissimo messaggio politico. L’arte è politica, l’arte fa politica. Sono molti gli artisti che non fanno delle loro opere semplice decorazione, ma le rendono portatrici di un forte messaggio politico.

Qual è l’essenza della street art? Cosa la rende unica e differente rispetto alle altre forme di arte?

L’immediatezza della fruizione è, secondo me, la vera essenza dell’opera di street art in quanto non c’è bisogno di sovrastrutture o di particolari conoscenze di cui, invece, potrebbe esserci bisogno per comprendere un’opera d’arte contemporanea. E’ proprio in questo che consiste la democraticità della street art che mi ha sempre affascinato molto. Quando ti ritrovi dinanzi ad un’opera di street art, in qualsiasi modo sia, essa ti arriva. Tra l’altro, per poter godere di essa non c’è bisogno di entrare in un museo, ma se ne può fruire liberamente. Non c’è alcuna barriera fisica che può fare da deterrente. L’opera di street art è alla portata di tutti e tutti possono scegliere se goderne o meno.

La street art è inevitabilmente soggetta alla caducità del tempo. C’è la possibilità che, nonostante ciò, queste opere possano restare eterne?

A questo proposito, c’è un grosso dibattito che vive nella comunità delle muraliste e dei muralisti. In effetti, ci sono due scuole di pensiero. La prima è quella secondo cui la caducità del lavoro di street art sia l’essenza stessa della street art, nel senso che l’opera viene vissuta e vista per il periodo che deve essere dopodiché il tempo, le intemperie, gli agenti atmosferici la rovinano. Dunque, l’opera acquista quasi valore a seguito del tempo che passa. Invece, c’è una nuova scuola di pensiero che, visto il valore di vera e propria opera d’arte – quasi paragonabile a quelle che sono nei musei –  che la street art sta acquisendo, crede ci sia la necessità di restaurarle, mantenendo vivi i colori e preservando la qualità dell’opera. Io non sono molto d’accordo con la seconda visione proprio perché ritengo che l’unicità della street art, come detto precedentemente, stia proprio nell’immediatezza dell’impatto.

Adesso, passiamo a ciò che si nasconde dietro la realizzazione del progetto Willoke. Come avviene la scelta degli artisti?

Innanzitutto, io mi occupo dello studio e della ricerca degli artisti, mentre Massimiliano si occupa della parte più pratica del lavoro. Io passo la maggior parte del tempo a cercare artisti che mi piacciono, a studiare la loro tecnica, il loro percorso formativo-artistico, a cercare di capire se hanno qualche elemento che può essere interessante per la comunità in cui poi si va a realizzare il progetto. Io li contatto, gli presento il progetto e cominciamo a capire insieme in che modo si può sviluppare. Quindi, gli interventi che vengono fatti non sono mai estemporanei, ma sono sempre frutto di un lungo percorso. Ad esempio, la realizzazione dell’opera dell’artista francese Seth “La finestra” è avvenuta un anno e mezzo dopo averlo contattato. Inoltre, dietro tutti gli interventi fatti con Willoke la scelta degli artisti è sempre frutto di un lavoro enorme non soltanto di ricerca e di studio, ma anche di contestualizzazione, in quanto le opere non vengono mai messe in un posto casuale, ma viene scelto un posto che abbia una particolare visibilità. Inoltre, la scelta di alcun artista è stata improvvisata o utilitaristica o estetica. Tutti gli artisti che sono venuti sono stati scelti in base alle loro caratteristiche peculiari.

Quali tecniche hanno utilizzato gli artisti che avete ospitato?

Di solito, i murales vengono realizzati o con pitture al quarzo per esterni (hanno più presa sui muri) o con le bombolette spray. Ad esempio, l’artista Jorit le utilizza entrambe. A proposito della tecnica, mi viene in mente Hyuro, street artist di origini argentine – da pochissimo venuta a mancare – che ha realizzato il suo intervento “Lu ribell” a Monteleone di Puglia. La peculiarità della sua tecnica pittorica consisteva nel fatto che ella riportasse la tecnica degli acquerelli su muro, cosa che prima di lei non aveva fatto nessuno. Lei diluiva il colore della tempera con molta acqua, ragion per cui i colori delle sue opere sono tenui, mai aggressivi e quasi sempre sfumati. La particolarità dei suoi lavori sta nel fatto che la delicatezza dei colori contrasta con il messaggio che, invece, è sempre molto forte. Lei parlava di donne, mettendole in relazione a tematiche come quelle della violenza, della lotta, della resistenza.

A proposito di Hyuro, qual è il ruolo della donna nel suo intervento realizzato per Willoke e più in generale, nella street art?

Hyuro era una delle pochissime street artist al mondo, in quanto gli artisti che fanno arte urbana contemporanea sono per la maggior parte uomini. Ci sono pochissime donne sia tra gli artisti che tra i curatori di street art. Il suo intervento a Monteleone (2016) rappresenta un evento avvenuto nella stessa piazza di realizzazione del murale nell’estate del 1942, ovvero la prima rivolta popolare contro il regime fascista. Centinaia di donne protestarono contro le restrizioni alimentari e furono arrestate dalle autorità fasciste. Poi, grazie all’intervento di un avvocato, furono liberate dopo un po’ di tempo. Noi le proponemmo questa storia e lei accettò di aderire al progetto proprio perché interessata al tema in quanto, in caso contrario, non accettava lavori. A lei questa storia piacque moltissimo non soltanto per l’evento in sé, ma perché rappresentava le donne che, in genere, si ribellano alle dittature; le donne che, nonostante fossero in casa, avevano la forza di affrontare un nemico così grande con i mezzi che avevano, ovvero con il rifiuto di cedere alle imposizioni che ritenevano ingiuste. Inoltre, un’altra caratteristica tipica delle opere di Hyuro consiste nel rappresentare donne senza volto per trasmettere universalità e per far sì che nell’opera possa ritrovarsi qualsiasi tipo di donna. 

Per approfondire la storia di Hyuro e del suo lavoro per Willoke:

Passando, invece, ad alcune delle opere realizzate ad Ariano Irpino, cosa puoi raccontarci dell’opera “Cadente” dell’artista portoghese Daniel Eime?

Quell’opera è particolare perché è uno stencil. Quindi, non è realizzata né con quarzi da esterni, né con spray. Lui ha realizzato al computer 70 riquadri di stencil, li ha stampati e li ha spediti qui in modo tale che noi potessimo fornirglieli quando sarebbe arrivato. Poi, ha posizionato ogni stencil sul muro e li ha ripassati. Eime riporta su muro quello che può essere un ritratto attraverso una tecnica particolare. Ricordo che era di una precisione maniacale. Quell’opera, nello specifico, ha un messaggio molto profondo. Rappresenta l’ultimo tratto della vita di una persona. Quella rappresentata è una persona anziana che sta finendo i suoi giorni. Infatti, la descrizione dell’opera data da lui in portoghese, in traduzione italiana, fa riferimento a ‘qualcosa che sta scivolando via’. Tra l’altro, lui ha utilizzato delle foto di persone arianesi esistenti, li ha poi miscelate e ha realizzato quel disegno lì.

[A questo proposito vi riporto la dichiarazione di Eime quando gli ho chiesto se ricordasse la città di Ariano Irpino e cosa poteva dirci in merito al suo lavoro qui:

“Yes, of course I remember Ariano Irpino, even the regular summer rain at 6 pm (or something like that), the time spent there was really nice. I was very welcomed by everyone and the place on the top of a mountain it’s very particular. My painting was a challenge because of the stairs and the straight lift position (up and down) but it was possible to get what I wanted. I believe in urban art everywhere, even in small places with no references. We are talking about free culture and free speech on the streets. Who wants better?” ]

Un’altra opera che ha avuto una particolare risonanza ad Ariano, soprattutto per il caratteristico luogo su cui è stata realizzata, è certamente lo “Scazzamariello” dell’artista milanese Cristian Sonda. Cosa puoi dirci di essa?

La realizzazione dell’opera del Conservatorio è stata frutto del lavoro di Massimiliano. E’ stato lui a dialogare e confrontarsi con l’allora madre superiora Suor Emilia (il lavoro è stato realizzato sulla facciata di un convento). E’ stato un suo progetto ed ha individuato proprio lui l’artista che avrebbe realizzato l’opera.

Cristian Sonda - Scazzamariello
Fonte: www.cristiansonda.com

[Anche l’artista Cristian Sonda è riuscito a lasciarmi una sua dichiarazione in merito al murale da lui realizzato ad Ariano Irpino. La trovate qui, di seguito:

“Sono stato uno dei primi invitati al festival, era tutto nuovo, ancora la cittadinanza doveva metabolizzare il concetto di murale contemporaneo: grande, spesso invasivo, da concetti non sempre accomodanti. La maggior parte del lavoro di svolta culturale, fu fatto da Maria Elena De Gruttola e Massimiliano Alberico Grasso che con grande determinazione assemblarono uno dietro l’altro i pezzi del puzzle, fino a creare “Willoke”.

Mi proposero di realizzare la mia opera pubblica sul muro del Convento, mi piacque da subito, sia per la posizione, sia perché avrei potuto creare una delle mie visioni che mischiano il romantico al sarcastico.

Ne venne fuori un bimbo in punizione, con il cappello d’asino appoggiato sul muro, come emarginato in un angolo di un’aula qualsiasi. Dipinto su un muro di un convento, dava un significato concettuale più profondo all’interlocutore.” ]

A volte ci si dimentica che dietro le opere d’arte ci siano non solo artisti, ma persone. Cosa vi ha trasmesso la loro conoscenza?

Penso che la parte umana sia il regalo più grande che mi ha fatto questo lavoro. Gli artisti che si sono succeduti negli anni sono stati una scoperta e una risorsa enorme. Sono quasi sempre persone molto autonome, indipendenti, libere perché devono comunque avere la forza e l’energia di girare da sole per il mondo e cercare di non avere legami molto forti con un posto o con un altro perché, altrimenti, non potrebbero fare questa vita. Tutti mi hanno insegnato che quando c’è un bel lavoro vuol dire che c’è una bella persona dietro, sempre. Tutta l’energia e la bellezza che viene espressa nel lavoro è una bellezza e un’armonia che è dentro la persona. Soprattutto, la cosa bellissima era scoprire nei momenti di pausa nei quali ci ritrovavamo, soprattutto in merito agli artisti più famosi come l’artista francese Seth (quando venne qui era all’apice della sua carriera), che era di una semplicità e di una fragilità estrema.

Seth e Willoke
Fonte: Willoke (in foto: Massimiliano Grasso, Seth, Maria Elena De Gruttola)

Qual è stato il loro impatto con l’Irpinia?

Erano tutti molto affascinati dai luoghi e dalla voglia di entrare in contatto con loro. Ad esempio, ricordo l’artista australiano Fintan Magee che veniva in Italia per la prima volta. Egli è rimasto ammaliato dai paesaggi. Mi diceva: “Mi sembra di essere in Nuova Zelanda”. Lui era molto affascinato anche dai tratti somatici delle persone. Diceva di poter rimanere lì a fare ritratti per tutta la vita.

Qual è il valore che la street art assume nelle aree interne?

Portare la street art nelle aree interne significa portare una cosa tipicamente metropolitana in delle aree rurali. Io penso che questo sia davvero un valore aggiunto che ha un’enorme potenzialità e può davvero assumere un ruolo di catalizzatore, anche per un’attenzione diversa che non c’è adesso in questi posti. Oltre ai tipici attrattori delle aree interne, che sono quelli che già conosciamo, questo è veramente innovativo e può anche raggiungere persone che non avrebbero alcun interesse o intenzione di venire qui.

Inoltre, un altro dei nostri obiettivi era quello di portare il mondo in Irpinia nel senso che gli artisti che abbiamo invitato non erano quasi mai italiani, ma erano per lo più stranieri. Quindi, abbiamo voluto invertire il trend. Si va sempre fuori per vedere e conoscere l’altro, invece noi abbiamo voluto portare l’ “altro” qui. La cosa bellissima è stato lo scambio culturale, che è avvenuto naturalmente tra le persone del posto e gli artisti perché, anche non riuscendo a comunicare nella stessa lingua, si trovava sempre un modo. Io ho trovato signore anziane che comunicavano con l’artista francese Seth senza capire una parola, ma cercando comunque un confronto e cercando di capire cosa egli stesse facendo. Io penso che questo sia emblematico del potere dell’arte che è un enorme mezzo di comunicazione, forse sottovalutato.

Per concludere: qual è stato il riscontro della gente?

Il feedback che è venuto dalla gente è stato veramente molto importante. Le persone hanno capito l’importanza dell’opera prima ancora che potessero farlo le istituzioni. Le persone sono state molto più lungimiranti e intelligenti delle istituzioni.

Grazie infinite a Maria Elena De Gruttola per l’intervista e agli artisti Eime e Sonda per avermi concesso delle loro dichiarazioni personali in merito al loro lavoro per Willoke.

Inoltre, ci tengo a dedicare quest’articolo a Hyuro, street artist di origini argentine venuta a mancare lo scorso 19 novembre in Spagna, a Valencia, all’età di 46 anni, al termine di una malattia oncologica.

Per approfondire il progetto Willoke:

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